IO NON TI DARO' L'EREDITA' DEI MIEI PADRI - 1 RE 21:4
La valenza profetica della vicenda che ruota attorno alla vigna di Nabot è enorme. La nostra è l'era della globalizzazione, del mercato unico internazionale, in cui la regola d'oro è "fare profitti", e, per poterli fare, bisogna VENDERE e COMPRARE. Il potere d'acquisto di Acab, il re d'Israele, è grande, ma Nabot gli sbatte in faccia un secco NO, e lo fa con una determinazione e risolutezza di cuore che ci lascia senza parole; ma, soprattutto, lascia sgomento il sovrano che, probabilmente, non si aspettava una simile reazione con quel diniego così perentorio. La bellezza struggente di questa storia sta nel fatto che ci sono cose nella vita che non si non si possono né comprare né vendere. Il centro del racconto non è il valore materiale della vigna, bensì quello che rappresenta. La posta in gioco è l'eredità dei Padri; sono le promesse di Dio, è il sentimento di Dio, è l'origine della Fede; in gioco ci sono quei tesori di Sapienza nascosti nella Persona di Cristo e che mai e poi mai dobbiamo (s)vendere, anche a costo della vita. Lo scontro tra Acab e Nabot è all'ultimo sangue. E' uno scontro tra due mentalità opposte, tra due concezioni della vita, tra due visioni del mondo. Acab è malvagio, prepotente, pusillanime, idolatra e mercante; è un re privo di dignità regale, è capriccioso. Nabot, dal canto suo, non vuole ripetere l'errore (peccato) fatale di Esaù; il quale, per un piatto di lenticchie vendette la sua primogenitura (eredità). Gen. 25:31. Vi è un parallelismo eccezionale tra questa vicenda con ciò che accadde a Stefano in Atti 6 e 7. Entrambi accusati falsamente di blasfemia, entrambi lapidati, entrambi ci lasciarono la pelle perché capirono che certe cose non si possono vendere. Nella vigna di Stefano non c'era l'uva con i suoi bei grappoli; ma c'era I'Iddio della Gloria che apparve ad Abramo (7:2), c'era la sua vocazione con le sue promesse; c'era Giuseppe venduto dai suoi fratelli; c'era il Patto e la Fedeltà di Dio; c'era Mosè e Davide e finalmente c'era la venuta del Giusto, del quale i religiosi che lo interrogavano erano divenuti i traditori e uccisori. Ora, dicevano a Stefano, "vendici la tua vigna". Ma lui- NO, la vigna dei miei Padri non è in vendita. Vendervela equivarrebbe a vendervi la mia anima e la mia anima, al pari della storia d'Israele, appartiene al Signore. Nei cap. 17 e 18 dell'Apocalisse, Giovanni vede la caduta di Babilonia, la grande prostituta. Una visione modernissima dei nostri tempi, nei quali il mondo è un grande mercato di compra-vendita di mercanzie e persino di corpi e di anime d'uomini. (Apoc. 18:13). La vera tragedia accade quando nella Chiesa riesce a infiltrarsi uno spirito estraneo a quello di Cristo: allora succede l'impensabile: quella che dovrebbe essere "la Casa di preghiera per tutte le Genti", diventa un mercato, una spelonca di ladroni, dove si svende l'eredità dei Padri (Marco 11:15). Oh, che Gesù venga nella indignazione e autorità del Padre e con la verga della sua bocca getti fuori i mercanti dal Tempio e così ristabilire la Santità al Signore e la preziosità della sua Vigna. Egli non ha venduto l'eredità del Padre; Lo lapidarono e alla fine lo crocifissero. Ma la Vigna era salva; alla violenza contrappose la mansuetudine; al mondo contrappose il cielo; alla falsità la verità; all'odio l'amore. Alla richiesta maligna del diavolo di cedere la vigna, contrappose un risoluto e determinato - "Mi guardi il Signore dal farlo"; e depose la sua vita. E non è a questo che Dio ci sta chiamando? La nostra società somiglia sempre più ad un grosso centro commerciale (che non sia così della Chiesa!) che per forza di cose dovrà essere sempre più iper, mega, e super e con una parola chiave al centro della sua esistenza: INTRATTENIMENTO. Un luogo di svago, dove non ti annoi mai, dove si occupano dei tuoi bambini, dove, se fuori c'è caldo, dentro starai al fresco, e se fuori fa freddo, dentro te ne starai al calduccio. È il posto giusto per te e la tua famiglia, qui tutto gira intorno a te, al tuo benessere, alla tua felicità. Rimane pur sempre un mercato, ma è importante che non sembri tale! La vigna (Chiesa) del Signore è di inestimabile valore e non potrà mai essere un luogo di intrattenimento; in essa le virtù di nostro Signore sono proclamate ed esaltate: in essa la santità e il timore di Dio si respirano come aria pulita; alla sua entrata campeggia un'insegna con su scritto: NON IN VENDITA. Il nome Nabot significa parole, profezie. Nabot è un profeta e ancor oggi ci annunzia una parola inequivocabile e colma di implicazioni eterne: "Mi guardi il Signore dal darti (venderti) l'eredità dei miei padri". Preghiera: Padre, ti supplico, fa di noi una chiesa Nabot. Dacci la forza e il coraggio per affrontare gli Acab e le Iezebel del nostro tempo con la stessa determinazione e mansuetudine di quel tuo servo. Che il tuo Santo Spirito ci assista nel farci conoscere le cose che ci sono state donate da Te e che sono la nostra eredità. Grazie per averci comprato, non con argento o con oro, ma col prezioso sangue di Gesù. Egli è il nostro patrimonio da tesoreggiare per sempre e al di sopra di tutto e di tutti. Grazie, perché non meritiamo nulla, eppure, in Lui, ci hai dato tutto. Grazie nel suo nome meraviglioso. Amen.
Aldo Gangi
VEDENDO LA CITTA', PIANSE SU DI ESSA - LUCA 19:41
Gesù piangente su Gerusalemme ti devasta il cuore e te lo riduce in frantumi. Gesù, Profeta, ama la santa Città (Luca 13:33) e il Suo lamento su di essa mette in luce il dolore indicibile del Suo Spirito: "Gerusalemme, Gerusalemme che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!" (Luca 13:34-35)
Dio visita il Suo popolo, ma il popolo disconosce il tempo nel quale è stato visitato (Luca 19:44); e questo è dolore e tristezza allo stato puro.
Tutti noi siamo ben disposti a ricevere la gioia del Signore, la gioia della Salvezza, la gioia delle Sue Benedizioni. Ma, poter piangere i pianti di Dio è cosa riservata ai Suoi profeti. Neemia era un uomo il cui cuore batteva forte per Gerusalemme, e, all'udire dello stato miserevole in cui si trovava la Città, "pianse, e per molti giorni fu in grande tristezza" (Neemia 1:4)
Al tempo del profeta Geremia, Gerusalemme viene così descritta: "Dalla figlia di Sion se n'è andato tutto il suo splendore"; "Essa ha visto i pagani entrare nel suo Santuario"; "La sua sozzura era nelle pieghe della sua veste". (Lamentazioni cap. 1)
E il profeta vedendo la Città, piange su di essa: "I miei occhi si consumano in lacrime...... per il disastro". (Lamentazioni 2:11)
Dio sta guardando attentamente la Chiesa italiana e piange su di essa. I profeti dell'ultima ora le profetizzano visitazioni carismatiche fantasmagoriche, abbondanza di conversioni che sfoceranno in mega-chiese super- affollate (l'America colpisce ancora!) all'inverosimile e benedizioni materiali che, finalmente, ci daranno un po' di felicità in mezzo a questo mondo disgraziato e maledetto.
Ma io ho un appello da fare e che rivolgo a quei Profeti che non sono interessati a essere chiamati profeti, ma che sono portavoce del Cuore di Dio; che rivolgo a quegli Apostoli che non sono considerati tali, ma si accontentano di essere ministri mandati dall'Iddio vivente e vero; che rivolgo ai Pastori di pecore e che sono pecore loro stessi; che rivolgo agli Evangelisti che passano notti insonni per la sorte dei perduti; che rivolgo ai Dottori delle Scritture che non fanno caso al Dott. che precede i loro cognomi, ma che fanno caso alla rivelazione dello Spirito Ispiratore delle Scritture; che rivolgo a ogni Membro del martoriato e martirizzato Corpo di Cristo in Italia: PIANGETE nel segreto del vostro luogo segreto e "SPANDETE come acqua il vostro cuore davanti alla faccia del Signore" (Lament. 2:19). "INVOCATE il Suo Nome, dal fondo della fossa" (Lament. 3:55). "SPERATE, perché è una grazia del Signore che non siamo stati completamente distrutti" (Lament. 3:22).
E' proprio l'ora e non c'è più tempo da perdere; prendiamoci per mano, e, insieme, andiamo da Gesù, buttandoci ai Suoi Piedi; rigandoglieli di lacrime, baciandoglieli con fervore e cospargendoglieli con profumo di olio odorifero (Luca 7:36-50).
UMILIAMOCI alla Sua Presenza e restiamo zittiti davanti alla SANTITA' della SUA PERSONA. E mentre il Signore riempie della Gloria il Suo Tempio ( la Chiesa) dopo averne scacciato i mercanti travestiti da credenti, siamo TRASFORMATI (davvero cambiati) alla Sua Immagine. Perché, in verità in verità, ogni autentica Visitazione ci condurrà li, dove DIO E' SANTO, e noi lo siamo (lo diventiamo) pure.
Allora il pianto del Signore su Gerusalemme troverà risposta e la Sua Gioia echeggerà ovunque nella Sua Chiesa. Quella stessa Chiesa che anticamente era perseguitata dal di fuori e che oggi viene maltrattata dal di dentro, esponendosi ad un marchio d'infamia terribile: LA SUPERFICIALITA'. Io mi sento come quel cieco che gridava a Gesù di avere pietà di lui; cercavano di metterlo a tacere, ma lui gridava più forte: Gesù abbi pietà di me. (Marco 10:47)
C'è un grido che risiede nel profondo del mio spirito e, che, sembra non volersene andare più; un grido straziante che s'incarna in preghiere-suppliche persistenti dinanzi al Trono del mio Dio: DISCERNIMENTO, OH SIGNORE! Dai il dono di discernimento alla tua Chiesa! Che l'amore per la Verità che è in Gesù sia supremo tra coloro che ti amano e che sono gelosi del tuo Nome. Smaschera la falsità travestita di "benedizioni dall'alto" e personificata in falsi apostoli e profeti che hanno introdotto lo spirito del mondo nel tuo Santuario. Spandi lo Spirito di Grazia e di Supplicazione affinché possiamo pregare le Preghiere di Dio ed essere introdotti nella Tua Vita. Intenerisci i nostri cuori, rendici mansueti davanti a Te, non piegarti ai nostri desideri carnali di auto-appagamento, camuffati da aspirazioni spirituali; piegaci a Te oh Re, apri i nostri occhi, spalancandoli, per poter vedere che la via della gloria ha pur sempre nel Tuo cuore un passaggio obbligato: la CROCE di CRISTO. Grazie oh Re maestoso e santo, per aver condiviso con noi il Tuo pianto su Gerusalemme; ti ringraziamo in anticipo per i sorrisi che verranno in appresso, i Tuoi sorrisi per un popolo che ritorna a Te con cuore rotto e, sempre per la tua grazia, quei tuoi sorrisi saranno ancora nostri.
“Quando il Signore fece tornare i reduci di Dio, ci sembrava di sognare. Allora spuntarono sorrisi sulle nostre labbra e canti di gioia sulle nostre lingue. Allora si diceva tra le nazioni : il Signore ha fatto cose grandi per noi e noi siamo nella gioia. Signore, fa ritornare i nostri deportati, come torrenti nel deserto di Neghev. Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia. Se va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni”. (Salmo 126)
Aldo Gangi
SIGNORE FA RISPLENDERE IL TUO VOLTO SUL TUO SANTUARIO
Daniele, Anania, Misael e Azaria. Quattro tra i figli di Giuda deportati a Babilonia; erano di bell'aspetto, senza difetti fisici, dotati di ogni saggezza, istruiti e intelligenti e capaci. Daniele aveva il dono di interpretare ogni specie di visioni e di sogni; in lui si trovava una luce, un'intelligenza e una saggezza senza pari sulla terra. Inoltre aveva la facoltà di spiegare enigmi e di risolvere questioni difficili. Ma non erano bravi da sé stessi, i loro talenti non erano stati forgiati in qualche speciale "Istituto d'eccellenza per menti superiori"; niente affatto. Questi quattro compagni di fede e di destino erano semplicemente uomini ordinari con uno Spirito Straordinario (Dan. 5:12 e 6:3).
Essi rappresentano un prototipo meraviglioso della prima chiesa, cioè, della chiesa martire che fu chiamata a dare la Testimonianza di Gesù in un contesto di ostilità, di persecuzione e di enorme idolatria che imperversavano alla grande ai tempi della sua genesi. Che la mente dominante si chiami Roma o Babilonia o potere democratico poco importa; sta di fatto che il tentativo, da parte delle Autorità preposte (anche religiose), di assimilazione e omologazione alla società (leggi: mondo) nei confronti della chiesa martire, è davvero potente. A Daniele e ai suoi amici furono dati dei nuovi nomi, nomi di divinità pagane; fu loro ordinato che apprendessero la scrittura e la lingua dei Caldei e gli furono assegnati una razione giornaliera dei cibi e dei vini del re (a questo punto noi avremmo ringraziato Dio per la sua provvidenza).
Il nome Daniele vuol dire "Dio è Giudice", e ogni qualvolta la nostra testimonianza di Dio è veritiera e conforme alla Sua Natura, cioè, è una testimonianza a Suo favore; sarà inevitabilmente, per il mondo e per lo spirito del mondo, un giudizio, una condanna, perché il mondo è nemico di Dio e acerrimo avversario della Croce di Cristo.
Di questo fu divinamente avvertito Noè che, con la sua fede, condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede ( Ebrei 11:7). Capiremo mai abbastanza che la Croce di nostro Signore fu l'atto supremo e insuperabile dell'Amore-Agape di Dio verso il mondo e che contemporaneamente ne è stato un
Giudizio incommensurabile della Sua giusta Ira?
La gente pensa di poter fare tutto ciò che gli pare e piace, anche nell'ombra, nell'oscurità; ma c'è un Dio nel cielo che rivela i segreti e li svela ai Suoi profeti affinché possiamo conoscere i pensieri del nostro cuore (Dan. 2:28-30). E quando i pensieri della chiesa non sono più i pensieri di Dio e non sono più i pensieri della chiesa martire di Gesù Cristo, né tantomeno lo sono gli obiettivi e le motivazioni delle sue azioni e neppure la santità e la carità del suo essere e vivere, e quando la chiesa si è allontanata (non dottrinalmente o formalmente) dalla VERITA' che è in Gesù; allora non rimane che una parola di giudizio, perché Dio ama gelosamente la Sua Sposa e l'ama a tal punto che con la Sua Parola * ne giudica i sentimenti e i pensieri del cuore (Ebrei 4:12). "Infatti è giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio* (1 Pietro 4:17).
Il giudizio di Dio verso la Chiesa (le chiese) causa tristezza, la tristezza conduce al ravvedimento e l'autentico pentimento ci porta dritti dritti tra le braccia del Signore " finché Cristo sia formato nuovamente in voi (Galati 4:19). Allora si, la chiesa martire si ergerà ancora una volta in qualità di testimone di Gesù e lo potrà fare nella potenza della Resurrezione e con uno Spirito (Santo) straordinario. Forse ci manderanno nella fornace ardente o ci butteranno nella fossa dei leoni, ma Dio ci libererà e, "anche se questo non accadesse" (Dan. 3:18) continueremo a essere testimoni, come lo furono i nostri fratelli della chiesa primitiva che " furono torturati, messi alla prova con scherni, frustati, incatenati, imprigionati, lapidati, segati, uccisi di spada, mandati a vagabondare, bisognosi, amitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra (Ebrei 11: 35-38).
Oh che chiesa gloriosa ed è per questa chiesa che Daniele pregava ardentemente, perché pur rimanendo un uomo ordinario aveva una vita di preghiera straordinaria, e così pregava che "il Signore facesse risplendere il Suo Volto sul Suo Santuario che era desolato" (Dan. 9:17). E veramente desolante vedere le chiese che bramano i fuochi d'artificio, che giustificano le apparenze, che hanno permesso che lo spirito del mondo si intrufolasse al loro interno, che vogliono tutti i segni e non vogliono "il segno di Giona", che cantano "non c'è un altro che sa capire il mio cuore" mentre si ostinano a non voler capire il cuore del Padre. On Signore fa risplendere Il Tuo Volto sul Tuo Santuario, come risplende sul viso di Stefano (Atti 6:15) che mentre ti rendeva testimonianza a costo della propria vita, versava il suo sangue e stabiliva un fondamento di fede su cui ancor oggi la tua chiesa è chiamata a poggiare la propria esistenza. Prima che esalasse l'ultimo respiro "vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla Sua destra e disse. Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio". Lo lapidarono. Dio si identifico con lui come se quelle pietre fossero dirette a Lui. Che uomo! Che chiesa! Che Dio!
Questa è la chiesa di Gesù Cristo, il Santuario su cui risplende il Suo Volto. I dominatori di questo mondo di tenebre, i principati, le potestà e le forze spirituali della malvagità ce la metteranno tutta per non farci realizzare sperimentalmente lo splendore della gloria di una tale chiesa. Tutto tramerà contro la chiesa martire; proprio per questo il Signore è alla ricerca dei Suoi intercessori, uomini e donne normalissimi, ma ripieni di Spirito Santo; che al pari di Daniele " volgono la loro faccia verso Dio, il Signore, per disporsi alla preghiera e alle suppliche, con digiuno, con sacco e cenere (Dan. 9:3). Uomini e donne che hanno riconosciuto che il non aver dato "ascolto ai profeti, servi del Signore, che hanno parlato nel Suo Nome" (Dan.9:6) è una tragedia immane anche per la chiesa dei nostri giorni.
Aldo Gangi
"DIO INFATTI NON DA' LO SPIRITO CON MISURA" GIOV. 3:34
È proprio un'affermazione esagerata, da un profeta esageratamente autentico, fatta nei confronti di Dio, che dell'esagerazione ha fatto l'emblema del Suo operato. Perché,mi chiedo, quando considero Giovanni il Battista ho sempre la netta sensazione di trovarmi di fronte ad una persona le cui qualità sono davvero rare e difficili da riconoscere in molti ministri del Vangelo dei nostri giomi? Che questa parola di verità sprofondi nei nostri cuori:
"Dio non dà lo Spirito con misura". Non è soltanto una questione di grande generosità da parte di Dio; per noi è una necessità.
Siamo "obbligati" a ricevere lo Spirito smisuratamente per poter entrare e vedere il Regno di Dio (Giov. 3:3-5).
Ricevere è una parola chiave capace di aprire porte che altrimenti rimarrebbero ben serrate; porte che ci introducono nella Grazia abbondante di Gesù Cristo, Che il Vangelo definisce "Grazia su Grazia", "Infatti, della Sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazía su grazia" (Giov. 1:16). Dio dà e noi riceviamo ciò che Egli dà. Oso poter dire: hai ricevuto la chiamata ad essere apostolo del Signore? Hai ricevuto la vocazione profetica. pastorale, d'insegnante o di evangelista? Si? Allora non correre dietro ai riconoscimenti e al celeberrimo quanto fantomatico "lei non sa chi sono io".
Chi ragiona così è stato battezzato con lo spirito del mondo e lo spirito del mondo proviene dall'abisso.
Ascoltiamo Giovanni: "L'uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal Cielo" (Giov.3:27). I ministeri non si costruiscono, non si inventano né si guadagnano; si ricevono immeritatamente in accordo alla sovranità di Dio.
"E' Lui che ha dato" (Efes.4:11). Paolo, considerato il più grande apostolo di tutti i tempi, dà una definizione a dir poco sorprendente di cosa è un apostolo. Credo che esprima il punto di vista di Dio e questo è ciò che conta (davvero!!). "Cos'è Apollo? Cos'è Paolo? Sono servitori" E nell'originale il termine è "diaconi". Sono diaconi. Ma quell'esagerato di Paolo mette il dito nella piaga e aggiunge: "Non sono nulla" (1Cor.3:5-7).
Boom! L'ha sparata proprio grossa. No, Paolo esprime il cuore di Dio e mette in evidenza che il Battesimo nello Spirito che ha ricevuto è pure un battesimo di umiltà, di mansuetudine, di riconoscenza e di sobrietà. Lo Spirito che Dio dà smisuratamente, non lo dà per mostrare quanto sia grandemente smisurato il nostro ministero, ma per manifestare quanto infinitamente grandiosa è la Sua Persona e incommensurabilmente ricca la Sua Grazia.
Certo, Dio ci chiamati e scelti, ma "guardiamo la nostra vocazione: Egli ha scelto le cose pazze del mondo; ha scelto le cose deboli; ha scelto le cose ignobili e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono" (1Cor.1:26-30).
Fratelli, questi non sono insulti o frasi ingiuriose nel tentativo di sminuirci o umiliarci e non farci valere niente. Ma è la gloria della Croce di Cristo applicata ai nostri cuori in modo che qualsiasi cosa siamo o facciamo, lo siamo e lo facciamo veramente per il Signore. Infatti, quando predichiamo, quando c'incontriamo in preghiera, quando cantiamo o lodiamo, quando 'intratteniamo nella comunione fraterna, quando espletiamo i servizi più umili o quando esercitiamo i doni dello Spirito, "ci proponiamo di non sapere altro fra noi, fuorché Gesù Cristo e Lui
crocifisso" (1Cor.2:1-3).
E diciamolo chiaramente e con franchezza: tutto questo rimarrebbe nel mondo dei desideri se Dio non ci avesse dato lo Spirito senza misura. La dimensione in cui vive Dio è l'Eternità e questa non la si può misurare. Mi si stringe il cuore guardando ai goffi tentativi che molti fanno per poter aiutare Dio nella Sua opera. Così facendo s'inventano chíamate e vocazioni inesistenti; si spacciano per miracoli segni che di miracoloso non hanno nulla; si grida alla potenza di Dio e si ha invece molto (ma molto) rumore; il discernimento ha fatto posto all'indovinare cosa stia succedendo e la Croce è relegata a mero principio religioso anziché a Sapienza e Potenza di Dio su cui la fede di noi tutti deve essere fondata (1Cor.2:5).
Abbiamo un grosso problema: guardiamo agli apostoli, ai profeti, alla Chiesa martire, a uomini e donne di Dio che hanno vissuto nella pienezza dello Spinto e diciamo - oh, mi basterebbe il 5 per cento, il 10 per cento di quello che avevano loro. Ricordiamoci di Elisea, che chiese una cosa difficile: una doppia porzione dello Spirito d'Elia (2Re 2:9). Altro che una minima percentuale o la meta. Chiese e ottenne il doppio! La rivelazione straordinaria è questa: Dio "da" lo Spirito senza misura. Noi "riceviamo" lo Spirito senza misura. E un'esagerazione? Può darsi che lo sia; ma è la sacrosanta Verità. Una Verità da amare e da vivere.
"UNA CHIESA ACQUISTATA COL SANGUE DI DIO"
Amo molto l'apostolo Paolo e amo molto l'opera di Dio nella sua vita. Di lui si può dire quello che veniva detto nel 1° libro di Samuele a riguardo della Parola del Signore: "era rara a quei tempi" (1 Sam. 3:1). Ed è raro oggigiorno incontrare uomini del calibro e dello spessore Cristocentrico di Paolo. Scrivendo ai Filippesi, dice: "le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele" (Filipp, 4:9). Questa non è l'affermazione di un uomo che è pieno di sé, vanaglorioso e arrogante, un uomo con una gran voglia di attirare l'attenzione dei più sulla propria bravura e capacità. Anzi, è la dichiarazione di verità di una persona che, nella sua vita, ha ricevuto una profonda visitazione da parte di Dio, al punto da restare sconvolto e radicalmente messo sottosopra (cambiato) e, conseguentemente, posto come esempio per tutti noi, membri della chiesa di Gesù Cristo.
Ai nostri giorni ci sono molti "ministri" che sono un esempio da ...... non seguire: gente che insegna solo a parole. le cui vite non piacciono a Dio e le cose che si vedono in loro rappresentano la negazione della croce di Cristo, e per questo non bisogna farle. Paolo è un grande amatore della chiesa e questo la portava ad "essere geloso di noi della gelosia di Dio" e con una grande preoccupazione che albergava nel suo cuore, "temeva che le nostre menti venissero corrotte e sviate dalla semplicità e dalla purezza nei riguardi di Cristo" (2 Cor.11:2-3). Nel suo memorabile incontro con gli Anziani della chiesa di Efeso (Atti 20:17-38) ci viene confermato quanto detto sopra "voi sapete in quale maniera mi sono sempre comportato con voi" (v. 18).
Con straordinaria forza profetica condivise con gli Efesini il Vangelo affidatogli da Dio; e come lo fece? 1) con umiltà, 2) con lacrime, 3) annunziando, 4) insegnando, 5) avvertendo solennemente, 6) predicando il Regno. Alla fine del verso 28 scrive che "Dio ha acquistato la chiesa con il proprio sangue". La chiesa è preziosa, è santa, è di Dio, e non possiamo trattarla come una nostra proprietà privata o come nostro territorio di caccia. Se sei un Anziano o un Pastore, non dovresti mai usare il termine "la mía chiesa", "la mia comunità" Revisiona il tuo linguaggio e incomincia a dire: "la comunità alla quale appartengo", "la chiesa che per grazia di Dio curo". Per favore, finitela di sentirvi i padroni della fratellanza, se siete "servi del Signore", siete e siate anche servi della chiesa.
Ascoltiamo ancora Paolo, profeta, mosso dallo Spirito Santo: "badate a voi stessi (Anziani)... io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge, e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli. Perciò vegliate ..." (vv. 28- 31). Chi sono questi lupi rapaci? Uomini (pastori 717) travestiti di pecore, uomini che non somigliano a Gesù, che non sono animati o motivati dallo stesso sentimento di Cristo, che non percorrono la via di Dio, ma seguono l’andazzo di questo presente secolo, perseguendo successo, fama e (vana) gloria, spacciandoli per servizio a Dio.
Come contrasteremo queste orde barbariche, questi Vandali e Visigoti dell'ultima ora, questi inquinatori della Fede originele, questi infiltrati, queste macchie, questi adulatori che circondano d'ammirazione le persone per interesse; si, mi (vi) chiedo, come li sbaraglieremo? Vegliando, ricordandoci, proclamando e vivendo il VANGELO di Dio, di Cristo, dello Spirito. Il Vangelo della grazia, della generosità (vi è più gioia nel dare che nel ricevere), del granello di frumento che muore, della luce che risplende nelle tenebre, dell'ubbidienza alla verità, dell'amore fraterno sincero, del seme incorruttibile della Parola, del puro latte spirituale, del sacerdozio santo, dei sacrifici spirituali, Il Vangelo della chiesa amata da Paolo; da me, da tutti voi "che non fate conto della vostra vita, come se vi fosse preziosa. pur di condurre a termine la vostra (nostra) corsa, cioè di testimoniare del Vangelo della grazia di Dio".
PER TUTTO QUESTO vale la pena di combattere strenuamente e vivere e per tutto questo vale la pena di combattere strenuamente e morire! (Giuda v.3)
Aldo Gangi
"LA RIVELAZIONE DEL MISTERO DI CRISTO"
I profeti giganteggiano nel comunicarci molti aspetti della grazia di Dio, grazia che ci è stata destinata nella persona del Signore Gesù e che ha a che fare con "la rivelazione del mistero di Cristo", che, a sua volta. rappresenta la porta d'accesso alle "insondabili ricchezze di Cristo" (Efesini 3:8). Essi (i profeti) ricercarono e indagarono "intorno a questa salvezza" (1 Pietro 1:10); volevano sapere epoche e circostanze riguardanti le sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguirle. Anche noi dovremmo essere animati dallo stesso sentimento e seriamente indagare, ricercare, meditare, riflettere e studiare; assistiti in questa meravigliosa impresa dallo Spirito di Cristo che dentro di noi ci testimonia di queste realtà spirituali sbalorditive.
Nella sua lettera agli Efesini, Paolo, ci prende per mano e ci guida nel Gran Canyon della "infinitamente varia sapienza di Dio" (Efesini 3:10). Avendoci detto chiaramente che in Cristo, Dio ci ha benedetti d'ogni benedizione spirituale, aggiunge pure che la nostra elezione risale a prima della creazione del mondo (1:3-4). Apprezzeremo mai abbastanza la straordinaria lungimiranza profetica di Dio? Il passaggio dei secoli e dei millenni, le epoche e le ere che si rincorrono lentamente, non riescono a disperdere né a diluire i propositi di Dio; anzi ogni cosa si dirige speditamente verso quella "pienezza dei tempi" quando Dio ci fa conoscere compiutamente "il mistero della sua volontà" (1:9-10).
Mistero, appunto, "che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose" (3:9). E' ancora Pietro che ci esorta a "prestare attenzione alla parola profetica" (2 Pietro 1:19) essendo consapevole (e noi con lui) che "degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo" (2 Pietro 1:21). Tra queste parole e questi profeti, una posizione molto rilevante (per non dire unica) ce l'ha Isaia e in particolare (per la rivelazione del mistero di Cristo) Il cap. 53 del libro che porta il suo nome. Sembra che nelle sinagoghe questa porzione della Scrittura non sia mai letta, i Rabbini quando giungono al cap. 52 non proseguono col cap. 53, ma passano direttamente al 54, tralasciando e trascurando volutamente "la rivelazione" del Messia sofferente, spregiato, colpito, percosso e umiliato, ovvero, il Messia crocifisso.
Non può essere, "è un'aberrazione", "è una pagina che merita di essere strappata dal canone biblico". Eppure (come ha affermato qualcuno) qui ci troviamo in una sorta di Santo dei Santi della Parola di Dio; dentro un Luogo Santissimo delle sacre Scritture, nelle profondità "del mistero del Vangelo", per il quale l'apostolo Paolo chiedeva preghiere agli Efesini affinché gli fosse dato di parlare apertamente per farlo conoscere con franchezza e per il quale era ambasciatore in catene" (Efesini 6:19-20), Al tempo della chiesa martire, un uomo si era recato a Gerusalemme per adorare (Atti 8); ora tornandosene, seduto sul suo carro, leggeva proprio dal cap. 53 di Isaia.
Filippo sospinto dallo Spirito gli si rivolse con questa domanda: "capisci quello che stai leggendo?" (8:30).
La stessa domanda viene posta a ciascuno di noi e le nostre risposte sono importanti per poter valutare "fino a che punto" siamo entrati "nelle cose" del regno di Dio e di Cristo. Isaia interroga e dice: "a chi è stato rivelato il braccio del Signore?" (53:1). E' chiaro (è chiaro?) che sulla Terra non esiste "Corpo" all'infuori della Chiesa che sia chiamato ad essere recipiente e canale di una simile rivelazione (Efesini 3:10). Il servo del Signore (52:13-15) ammirato dalle nazioni e davanti al quale i re chiuderanno la bocca, non è un semplice eletto da Dio che farà qualcosa di speciale per il popolo d'Israele. Non è un profeta o un angelo dalle sembianze umane che proferirà le parole di Dio a una gente ignorante e dura di comprendonio. Non è nemmeno una sorta di piccolo Buddha che sarà destinato ad essere l’illuminato per eccellenza fra suoi simili meno fortunati e meno illuminati.
Chi è allora, il Messia del profeti, l’agognato Re, l'Unto che doveva venire? Colui sulle cui spalle sarebbe ricaduto il dominio, il Consigliere ammirabile, # Dio potente, il Padre eterno, il Principe della pace? (Isaia 9:5). La descrizione che poi ne fa il profeta ci lascia attoniti e senza fiato e lo sbigottimento (62:14) si taglia col coltello quando scopriamo che il servo del Signore che "prospererà, che sarà innalzato ed esaltato e che sarà reso sommamente eccelso" (52:13), è Colui dal sembiante disfatto (un non - uomo), una radice, non bello. disprezzato, abbandonato, dolorante e sofferente, spregiato, non stimato, sovraccarico di malattie, colpito, percosso e umiliato. Trafitto, stroncato, castigato, ferito e appesantito da iniquità; maltrattato, ammutolito monbondo, morto e sepolto (53 per intero). Quest'individuo è il FIGLIO di DIO. E' Dio incarnato. Il mistero è grande: Dio Stesso ci viene a salvare e non può essere altrimenti. La santità di Dio esige la santità di Dio. Dio che si fa uomo (in carne ed ossa) è la sola e unica speranza che ha l'uomo, ma è pure la sola e unica speranza che ha Dio. Gesü il falegname di Nazareth è la più grande pietra d'inciampo, un macigno dalle spropositate dimensioni, che sfida pazzescamente | canoni più consolidati della sapienza umana. Dio incarnato è stato crocifisso dall'uomo, ma Dio lo aveva progettato fin dalla fondazione del mondo. La nostra salvezza è grande perché è da Dio, è di Dio, è per Dio, è in vista di Dio, la NOSTRA SALVEZZA E' DIO.
Proprio per questo "Egli vedrà una discendenza" (53:10); "Egli vedrà il frutto del tormento dell'anima sua e ne sarà saziato" (53:11). Basterà l'eternità per apprezzare la pienezza di questa Redenzione? Sicuramente non basterà a sufficienza per esprimere la nostra gratitudine al Signore per averci fatto entrare "in una così grande Salvezza" (Ebrei 2:3). Una Salvezza da non trascurare assolutamente, "il Mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ora è stato manifestato; è Cristo in noi, speranza della gloria" (Colossesi 1:26-27).
Aldo Gangi
"IL DIO DEGLI SPIRITI DEI PROFETI" (APOC.22:6)
L'Apocalisse, il libro che completa il canone biblico delle sacre Scritture, è pervaso, dall'inizio alla fine, dalla presenza dell'Onnipotente. In esso, sfogliandone ogni singola pagina, l'aria che si respira è satura della santità e della maestà di Colui che è il Veritiero. Gli avvenimenti e gli eventi narrati nelle parole di "questa profezia" si susseguono con ritmo incalzante, scandito con precisione cronometrica dal prezioso orologio della sovranità di Dio, il Re dei re e Signore dei signori.
L'autorevole parola profetica che ci giunge per mezzo dell'amato Giovanni è chiara, sia nella forma sia nella sostanza. I nostri tempi, per quanto angosciosi e drammatici siano, devono poter essere caratterizzati da realtà ecclesiastiche locali (leggi: chiese) dalla forte personalità apocalittica (nel senso di rivelazione e discernimento). Per essere più specifico, dico che le "nostre chiese" devono:
1) "mettere alla prova quelli che si chiamano apostoli (e profeti), ma non lo sono". Ripristinare il Primo Amore, cioè la centralità suprema di Cristo Re e Sommo Sacerdote nella proclamazione della Parola e nelle "politiche" della vita comunitaria (Efeso).
2) "Essere fedeli fino alla morte" (ci sono ancora cose per cui vale la pena vivere e morire) in mezzo a tribolazioni, privazioni, calunnie, sofferenze e prove (Smime).
3) Amare sempre e comunque "la Spada affilata a due tagli di Dio", anche quando (soprattutto 7) mette a nudo mancanze e peccati (Pergamo).
4) Discernere e non tollerare lo spirito di Jezabel. Attenersi fermamente e perseverare nelle opere di Dio fatte con amore, fede e con sentimento servizievole (Tiatiri).
5) Non accontentarsi (lasciandosi sedurre) delle etichette, ma essere vigilanti, ritornando al Vangelo e alla sua purezza (Sardi).
6) Essendo consapevoli della propria fragilità, ma fiduciosi in Dio che è potente da custodirci" nell'ora della tentazione che sta per venire nel mondo intero" (Filadelfia).
7) Fuggire la tiepidezza spirituale che prima o dopo (prima!) si tramuterà in arroganza e presunzione. Coltivare una continua dipendenza dal Signore, sapendo che Lui ci chiama a ravvedimento perché ci ama (Laodicea).
Fratelli, una chiesa cosiffatta è veramente una chiesa profetica. Un insieme di credenti (corpo di Cristo) che ha qualcosa da dire a questo mondo. E cosa ha da dire? Più che dire, TESTIMONIERA' e lo farà da parte di, al posto di, invece di e nel nome di Gesù, il Fedele Testimone (Apoc. 1:2; Atti 1:8). Le rivelazioni di Dio nella vita di Giovanni sono incontenibili, il più delle volte ramato discepolo si sente sopraffatto (Apoc. 1:17), e come potrebbe essere altrimenti? Al capitolo 19 ci troviamo d'innanzi ad una sorta di apoteosi delle rivelazioni e delle visioni.
"Nel cielo si ode una gran voce come di una folla che proclama la salvezza, la gloria e la potenza di Dio, il giusto Giudice". "I ventiquattro anziani e le quattro creature viventi sono li prostrati e adoranti Colui che siede sul trono". "E ancora il fragore di grandi acque e il rombo di forti tuoni si susseguono". "E l'angelo aggiunge: queste sono le parole veritiere di Dio". Giovanni sembra frastornato da tanta luce, tanta vita, tanta gloria. Si prostra ai piedi del messaggero celeste per adorarlo. Ma questi lo mette in guardia dal farlo; in fin dei conti è un servo come "ogni membro della chiesa”, come tutti coloro che custodiscono LA TESTIMONIANZA DI GESU'. "Perché la testimonianza di Gesü è lo Spirito della profezia (19:10).
Troppi uomini e donne stanno girovagando per le chiese, auto referenziandosi e auto raccomandandosi. Proclamano un vangelo inquinato dal "fattore uomo". Vogliono diventare famosi e apprezzati e farebbero carte false (e lo fanno!) pur di raggiungere i loro traguardi che non sono quelli di Dio. La Testimonianza di Gesù fa la differenza davanti agli occhi di "Colui che scruta le reni e i cuori a dará a ciascuno secondo le sue opere" (Apoc. 2:23). Dio è sempre stato e lo è ancor oggi "il Dio degli spiriti dei profeti" (22:6). Egli va oltre le parole, gli interessa lo spirito con cui vengono fatte le cose (le sue cose); questo era vero per Gesù e lo deve essere, a maggior ragione, per le chiese che si rifanno e si riconoscono in Lui.
Maranathà.
IL PAESE SI PROSTITUISCE (OSEA 1:2)
L'analisi è davvero impietosa; il giudizio sembra proprio spietato; la situazione volge inesorabilmente al peggio; la diagnosi è oltremodo disperata. Se Dio si rivolge al Suo profeta in questi termini, vuol dire che tutto è perduto. che il popolo (Israele) ha smarrito la diritta via, trovandosi ora in una selva oscura (tenebre) di dantesca memoria Ma cosa è successo di tanto terribile, cosa è mai accaduto al tempo di Uzzia, Iotam, Acaz, Ezechia, Geroboamo, i quali furono re di Giuda e re d'Israele?
La gente aveva abbandonato il Signore (1:2), si era dimenticato del suo Benefattore (2:13), si era rivolta ad altri dei (3:1). Il linguaggio sulle labbra del profeta si fa crudo. "perché non c'è verità, né misericordia, né conoscenza di Dio; si spergiura, si mente, si uccide, si ruba, si commette adulterio; si rompe ogni limite" (4:1-2). I confini oltrepassati non sono semplicemente morali o etici, la decadenza è soprattutto spirituale. "Il Mio popolo perisce per mancanza di conoscenza" (4:6).
Cos'è questa ignoranza spirituale? in cosa consiste? E il non conoscere più il cuore di Dio, i Suoi sentimenti più profondi, le motivazioni che Lo sospingono a creare, ad agire, a parlare. Rifiutare questa qualità di conoscenza significa uscire dalla dimensione sacerdotale del servizio (ministero) a Dio (4:6). Il persistere in questo rifiuto conduce alla rovina, perché non si ha più alcun discernimento delle cose sante che appartengono alla Fede di Dio (4:14).
E la rovina è spiegata con parole lapidarie dal messaggero del Signore: "Lo spirito di prostituzione è in loro, e non conoscono il Signore" (5:4). Allora è tempo di dare l'allarme, di suonare la tromba e il corno (5:8) affinché tutti possano udire che ancora c'è una porta di speranza aperta (2:15). "Venite, torniamo al Signore, Egli ci guarirà, ci fascerà. In due giorni ci ridarà la vita, il terzo giorno ci rimetterà in piedi, e noi vivremo alla Sua presenza (6:1-2).
Ecco il cuore di Dio, il Suo amore per il Suo popolo avrà un riscontro certo: "lo ti fidanzerò a Me per l'eternità; ti fidanzerò a Me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. Ti fidanzerò a Me in fedeltà, e tu conoscerai il Signore (2:19-20). Ma il popolo di Dio deve poter dare ascolto alla voce profetica, perché "mediante un profeta il Signore condusse Israele fuori d’Egitto; Israele fu custodito da un profeta" (12:14).
Questa voce grida forte e a squarciagola e chiaramente dice: "Dissodatevi un campo nuovo, poiché é tempo di cercare il Signore, finché Egli venga, e non spanda su di voi la pioggia della giustizia" (10:12). Cosa aspettiamo?
Rompiamo ogni indugio e torniamo a cercare il Signore, nostro Dio, e il Suo unto, nostro Re, e ricorriamo tremanti al Signore e alla Sua bontà (3:5).
Noi come chiesa del XXI secolo non possiamo fare orecchi da mercante di fronte a questi avvertimenti, perché come ci ricorda Pietro: "Abbiamo inoltre la parola profetica più salda; farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.
Degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo (2 Pietro 1:19-21).
Carissimi fratelli, "chi è saggio ponga mente a queste cose! Chi è intelligente le riconosca!" (Osea 14:9). Il mondo è il mondo; lo "spirito mondano" è parte integrante del suo vivere. Ma a volte sembra che le chiese siano animate dalle stesse ambizioni del mondo, dai medesimi sviamenti (ben mascherati, ovviamente), dalla stessa superficialità, dalla stessa idolatria, dalla stessa prostituzione. Invece di essere stati battezzati nello Spirito Santo, appaiono essere state battezzate nello spirito del presente secolo (mondo).
Oh, voi che siete rimasti nel Santuario, voi che vi siete tenuti stretti al cuore di Dio, voi che piangete da mane a sera per le sorti di Gerusalemme, voi che siete gelosi della chiesa di una Gelosia di Dio (2 Cor. 11:1). Non stancatevi, per carità! Di cercare il bene del popolo e la gloria dell'iddio vivente. Come sacerdoti dell'lddio Altissimo proseguite imperterriti nel vostro ministero al (nel) Signore con suppliche, petizioni, Implorazioni, preghiere, lodi e adorazioni e come profeti siate segnali indicatori per "le pecore perdute d’Israele", affinché torino alle origini della fede, al loro Signore, al Santo, al Sommo Sacerdote, al Re, al Pastore, all'Apostolo, al Maestro, al Salvatore e così essere graditi a Lui e solo a Lui. Così sia, amen.
Maranathà.
LE SUE VIE SON QUELLE DI UN TEMPO (HABACUC 3:6)
Oggi, come allora (al tempo degli antichi profeti), la posta in gioco è altissima. La rivelazione biblica è chiara e nitida fin dalle sue pagine iniziali: DIO E. Questo è il centro dell'universo conosciuto e sconosciuto ed è la base, il fondamento di tutto ciò che è esistito, esiste ed esisterà nel corso delle età a venire, nei secoli dei secoli, per l'eternità che non avrà mai fine. DIO E', è il nome di Dio che evidenzia la Sua natura, la Sua essenza in verità in verità. "Qual è il Suo nome?" s interroga Mosè nell'apparizione del pruno ardente (Esodo 3). La risposta è categorica e risoluta: "L10 SONO m'ha mandato a voi". In questa risposta c'è il principio e la fine, ralla e l'omega della Fede "che è stata una volta per sempre tramandata ai santi" (Giuda v.3).
Gesü, in Giovanni 17:25, così prega: "Ho fatto loro conoscere il Tuo nome"; che può essere reso con ho comunicato loro la giusta raffigurazione di chi Tu sei", o anche, ho dato loro la vera immagine della Tua essenza". Ora, questa conoscenza, questa giusta raffigurazione, questa vera immagine, nella persona di Gesù incontra la sua massima espressione, e noi a Questi ci dobbiamo adeguare, altrimenti rischiamo di falsificare la nostra testimonianza nei confronti di "Colui che è, che era e che viene, 'Onnipotente" (Apoc. 1:8). In questo senso, la testimonianza di Gesù è stata autentica e autorevole perché è andata oltre le parole, le azioni, i comportamenti, la Sua è stata una testimonianza fondata sulle "motivazioni del cuore".
Ci possono essere azioni (opere, iniziative, visioni, rivelazioni) che sembrano sante, ma messe sotto i riflettori delle "motivazioni del cuore", si rivelano per quelle che sono in realtà: iniziative umane che non rispecchiano il cuore e il carattere di Dio. Le nostre iniziative "per la gloria di Dio" possono essere anche buone e intraprese con le migliori intenzioni, ma rimangono pur sempre "nostre" iniziative, caratterizzate dall'elemento umano e anziché per la Sua gloria, saranno d'incentivo per il nostro orgoglio e a vantaggio dei nostri ministeri.
E che male c'è? dirà qualcuno, nel fare delle cose per aiutare il Signore nella sua opera e per l'avanzamento del suo regno? Forse non ci sarà niente di male, ma se le Sue vie devono essere quelle di un tempo, allora dobbiamo riscoprire verità che per troppo tempo sono rimaste sepolte sotto montagne (macerie) di buone opere, buone intenzioni e belle iniziative per il Signore. Verità quali: ispirazione, rivelazione, santità al Signore, ricerca del Suo volto; in altre parole, LA TESTIMONIANZA DI GESU' che scaturisce da esistenze che prendono vita da una relazione profonda col Signore e che Paolo nella sua lettera ai Colossesi definisce magistralmente come "una vita nascosta con Cristo in Dio (Coloss.3:3).
Questa vita nascosta con Cristo in Dio è la spina dorsale della chiesa ed è il trampolino di lancio per tutte le opere che possiamo fare "in Dio". L'assenza cospicua di questo tipo di realtà è la spiegazione di quello che sta succedendo nelle nostre chiese e lo spettacolo non è affatto edificante. Ministri che bramano essere prime donne; la ricerca asfissiante del successo in termini numerici; iper-attivismo religioso che sfocia in molteplici forme di intrattenimento per rendere piacevoli, attraenti e benedetti i culti nei quali la predicazione della parola è relegata a ruolo di cenerentola. La chiesa al tempo del suo massimo splendore (per intenderci: quella del libro degli Atti) era una chiesa che cercava di mantenere Cristo al centro di ogni suo respiro.
In mezzo a problemi, avversità e prove, i segni che la caratterizzavano si manifestavano in una grande "perseveranza nell'attendere all'insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere" (Atti 2:42). Nel cap. 4:32 ci viene detto che "la moltitudine di coloro che avevano creduto, era di un sol cuore e di un'anima sola", lasciandoci intendere che il centro pratico della loro vita si era spostato radicalmente dall'ego (centrismo) al Cristo risorto, dando luogo ad una vita comunitaria condivisa in ogni suo aspetto particolare.
Un esempio ragguardevole di questa meravigliosa chiesa martire (testimone) lo troviamo ancora ad Antiochia (Atti 13:1) dove lo Spirito profetico era predominante e "mentre i fratelli celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse". Ecco le origini a cui tornare, ecco i sentieri antichi da percorrere, "loro" (i nostri fratelli di allora) percorsero LA VIA per intero e si avviarono alla gloria. E noi?
Aldo Gangi