PIENO DI FORZA, DI SPIRITO E DI CORAGGIO (MICHEA 3:8)
Leggere i Profeti è davvero terapeutico per la nostra anima e per il nostro cuore.
A prima vista non sembrerebbe così, perché dopo averli incontrati e ascoltati, la sensazione più vivida è quella che si ha dopo uno scontro con dei giganti che ti hanno lasciato a terra, malconcio e con le ossa rotte. Le loro parole (di Dio) riescono a trafiggerti da parte a parte e ti scoperchiano la vita come si fa con una pentola quando l'acqua in essa contenuta va in piena ebollizione, sotto l'azione costante e continua della fiammella di fuoco.
I profeti riescono laddove altri falliscono; capaci di penetrare nelle parti più recondite e nascoste dell'essere umano, causandogli uno sconvolgimento che lo metterà sottosopra e non lo farà più essere quello di prima. Ma, allora, non sei tu che leggi i profeti; SONO LORO CHE TI LEGGONO, con l'intento di riportarti alle origini della Fede, lì dove "tutte le cose" sono (ri)viste sotto una nuova luce, la vera Luce che emana dalla Vita di Dio (Giov. 1:4).
E cosa fa questa Vita-Luce, puntata a mò di faro verso il profeta e verso coloro i quali sono destinatari del suo messaggio? Illumina, portando chiarore nei luoghi oscuri e bui dell'anima. Buio, oscurità, tenebre, notte, non sono altro che conseguenze del PECCATO e questo deve essere (necessariamente) sottoposto allo scrutinio della Parola e confrontato con la SANTITA' di Dio. Non è cosa da poco e il compito è arduo, perché "la trasgressione di Giacobbe e i peccati della casa di Israele" (Michea 1:5) sono numerosissimi e ben nascosti sotto una coltre di mascheramenti e dissimulazioni degni dei più grandi trasformisti di teatro e cinema.
E' terribile dover riconoscere che il peccato (i peccati) la faccia ancora da padrone nella vita di molti credenti. Peccati che sono diventati cattive abitudini dalle quali non riusciamo ad allontanarci e che sono specchio di una realtà interiore motivo di gran dispiacere per il nostro Signore. Ma Dio DEVE AVERE un popolo che rispecchi il Suo cuore, che sia animato dai Suoi sentimenti e che "impari le Sue vie e cammini nei Suoi sentieri (Michea 4:2). Perciò, l'uomo (la donna) forgiato nella fornace ardente dal più grande dei forgiatori, si presenta "pieno di forza, dello Spirito dell'Eterno, di retto giudizio e di coraggio per far conoscere a Giacobbe la sua trasgressione e ad Israele il suo peccato" (Michea 3:8).
E non si presenta davanti agli altri a cuor leggero, come per sbattergli in faccia le loro malefatte, le loro simulazioni e la loro malafede. Per primo ha subito la disciplina del Signore, la sua correzione, il suo castigo e non ne ha fatto poca stima (Ebrei 12:4-8). Per poter dire ai suoi fratelli di un Dio puro che ci vuole puri, a sua volta ha sicuramente supplicato "Ho Dio, crea in me un cuore puro" (Salmo 51:10). E Dio l'ha fatto! perché Egli mantiene sempre le sue promesse.
"Egli tornerà ad avere pietà di noi, si metterà sotto i piedi le nostre iniquità, e getterà nel fondo del mare tutti i nostri peccati" (Michea 7:19). Questa è una parola ferma, è la Sua benedetta parola, "alla quale facciamo bene di prestare attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei nostri cuori" (2 Pietro 1:19). Sì, vieni Signore Gesù.
Aldo Gangi
ATTENDERE ALLA SUA PRESENZA (IL MINISTERO DIMENTICATO)
In Atti 13 vediamo la chiesa di Antiochia; cosa vi accadeva? Ministravano al Signore e digiunavano.
Ministrare al Signore, cosa vuol dire? Dobbiamo imparare a ministrare al Signore, e non ci si riferisce necessariamente alla preghiera.
E' un privilegio e non ha a che fare con il "dammi", "ho bisogno", "mi necessita"; bensì con l'essere liberati da "noi stessi". Ma questo tipo di liberazione sembra alquanto marginale nelle nostre vite; infatti ovunque mi rechi (le varie nazioni alle quali Dio mi manda) vedo e ascolto credenti che pregano in questo senso. Tutto ciò mette in evidenza due cose; o che non si è nati dall'Alto o che, se si è nati di nuovo, si è rimasti bambini, perché proprio i bambini dicono sempre "dammi", "dammi","dammi".
Dobbiamo poterci ritrovare nella condizione di poter ministrare al Signore. Ad Antiochia, i membri di quella formidabile chiesa sapevano cosa vuol dire ministrare al Signore. Lo ripeto, è il Ministero dimenticato o che è andato perduto. E noi, sappiamo cos'è? Sappiamo di cosa si tratta? Nel Salmo 62 leggiamo: "la mia anima resta all'attesa di Dio (riposa in Dio). Davide parlava alla propria anima: "anima mia attendi alla Sua Presenza". Ed è da questo attendere che proviene il ministero. Ogni forma di servizio progredisce da quell'attendere alla Sua Presenza. Al verso 8 c'è scritto: "spandi il tuo cuore in Sua Presenza", ma molti non hanno tempo per poterlo fare.
Al verso 11 ci viene detto che "la potenza appartiene a Dio", e noi non conosciamo la Sua Potenza se non attendiamo alla Sua Presenza. Ci daremo alle nostre attività, potremo parlare anche in altre lingue, ma non è questo il punto. Prestiamo attenzione al verso 5; "anima mia resta in attesa di Dio solo". Non importano le circostanze, quello che gli altri dicono: resta in attesa in Sua Presenza e in nessun altro. L'attendere alla Sua Presenza dà prova di quelle che sono le tue stesse attese. Cioè, ti aspetti qualcosa da Dio, e questa è fede. Fede senza attendersi qualcosa non è fede, è illusione.
"Spandere" è una parola importante; se tu non sai spandere la tua anima a Dio, non sai neppure stare alla Sua Presenza.
Dio spande il Suo Spirito, Gesù spande il Suo Sangue, le due donne spandono l'olio profumato e la casa fu ripiena del profumo. Dobbiamo imparare a "spandere". E' proprio quello che vuole il Signore: attendere alla Sua Presenza, riposare in Lui. Guardate il Salmo 134; i Sacerdoti erano nella Casa del Signore, i sacrifici erano già stati offerti e non c'era più niente da offrire. Per tutta la notte, allora, cosa facevano i servi del Signore? Ministravano a Lui. Si, stavano davanti al Signore, alla Sua Presenza. Erano i Suoi ministri. Dobbiamo ricordarci che siamo ministri e sacerdoti del Nuovo Testamento. Sappiamo attendere alla Sua Presenza, sappiamo stare davanti a Lui, ne conosciamo il significato?
Ma, io ho un sacco di cose da fare, sono molto occupato. Ma adesso sei un figlio di Dio e devi apprendere cosa vuol dire "stare davanti a Lui".
Il Salmo 122:1-5 è significativo; non dico che dobbiamo stare sempre svegli ogni notte, ma poter stare davanti a Lui, vincendo quelle esigenze lecite e naturali che fanno parte della nostra vita. Ecco, stiamo crescendo e impariamo a muoverci nelle cose di Dio; adesso vediamo con gli occhi di Dio. Pensate alle vostre preghiere e come siete diventati abitudinari anche nel modo di pregare. Cosa voglio significare? Che stando davanti a Dio e spandendo i vostri cuori, entrerete in una nuova dimensione della preghiera. E non ci sono limiti, mentre stiamo alla Sua Presenza ci dimenticheremo di noi stessi. Che la Chiesa entri sempre più in queste realtà.
In 1 Timoteo 1:3 Paolo dice al suo figliolo nella fede di rimanere a Efeso per ordinare e al capitolo 2:1 gli dice che "prima di ogni altra cosa". Non c'è da stupirsi che la chiesa di Efeso fosse una così grande chiesa, come non c'è da meravigliarsi che lo fossero Antiochia e Gerusalemme. E prima che si facciano suppliche e preghiere si deve poter stare davanti al Signore aspettando alla Sua Presenza, ministrando a Lui. Il Signore ci insegnerà come farlo; impariamo da Lui che è umile e mansueto di cuore.
Di G.W. North
"PRIATI U SIGNURI" "PREGATE IL SIGNORE"
di A.M.G. di A.M.G.
Priati co scuru, priati co ionnu, u Signuruzzu nu rissi, lu prestu tonnu. Pregate col buio, pregate di giorno, Il Signore ci disse, Io presto torno.
Priati co caudu, priati co friddu, è u Signuri co voli, lu voli Iddu. Pregate col caldo, pregate col freddo, E il Signore che lo vuole, lo vuole Lui.
Priati quannu e ghiè, pi tutta a simana Pregate sempre, per tutta la settimana
A prièra ri vautri no celu acchiana. La vostra preghiera sale in cielo.
Priati ne rinocchia, assittati o fatilu addritta Pregate in ginocchio, seduti o all'in piedi
A prièra o Signuri è biniritta. La preghiera al Signore è benedetta.
Priati suli e n'cumpagnia Pregate da soli e in compagnia
Fatilu figghi assemi a Mia. Fatelo figlioli assieme a Me.
Iu u Signuri vu ricu a tutti pari, rapitivi u cori, novvi stancati pi favureddu, sempri priati! Io il Signore dico a voi tutti, Aprite il vostro cuore, non vi stancatePer favore, sempre pregate!
PREGHIERA E DIGIUNO
"Tornate a Me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti!" (Gioele 2:12-32)
In questo testo per ben due volte ci viene detto di convocare un digiuno. Questa Parola era indirizzata a quel popolo d'Israele, ma dato che la Parola non è vincolata a circostanze o situazioni, sono convinto che è rilevante anche per noi.
Del verso 28 ci fu un adempimento nel giorno di pentecoste, ma noi dopo duemila anni stiamo vivendo nella realtà di quel giorno. Vorrei che guardassimo un po' più da vicino a queste scritture.
"Suonate la tromba a Sion, proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea" (v.15). Wesley affermava: se non hai mai digiunato, c'è da mettere in dubbio che tu sia convertito. Per quanto questa fosse soltanto la sua opinione, c'è da tenerne conto, perché fu un uomo di cui il Signore si servì grandemente.
E quanti di noi praticano il digiuno, regolarmente, sistematicamente e seriamente? I versi 12,13 e 14 sono meravigliosi e ci fanno capire che quando si cerca la Faccia del Signore, diventiamo sensibili nei confronti delle nostre mancanze e capiamo quanto sia importante "stracciarci il cuore e non le vesti". E qui il concetto di cosa sia il ravvedimento è sottolineato chiaramente. Ravvedersi vuol dire morire; morire a tutto ciò che è lontano da Dio. Avete mai sentito parlare di J. Goforth e di come Dio si servì di lui in Cina? La sua predicazione aveva come fondamento il ravvedimento. Nei Vangeli i Predicatori iniziavano la loro proclamazione con l'esortazione, rivolta a tutti, che si ravvedessero.
Così fecero Giovanni il Battista e Gesù e sulla stessa linea si mossero Pietro e poi Paolo. Molti di noi si troverebbero a disagio se un J. Goforth fosse membro delle nostre comunità, perché il ravvedimento che predicava avrebbe messo a nudo la condizione dei cuori e le cose nascoste sarebbero esposte alla luce. Quando Dio si muove con potenza non ci si può restare seduti al proprio posto con il peccato ben nascosto dentro il cuore. Andiamo di conferenza in conferenza, frequentiamo campeggi giovanili e ritiri spirituali senza che conosciamo la Potenza dello Spirito. Ma la Parola del Signore è "bisogna stracciarsi il cuore e non le vesti".
L'anno scorso, in questo luogo, durante il convegno dei giovani, lo Spirito di Dio pose enfasi sul ravvedimento.
E in quei momenti ci fu pianto, contrizione, ravvedimento dai risentimenti e rancori e per la brutta condizione in cui versava il proprio cuore, una condizione di ribellione. Lucifero aveva causato questa ribellione, trasportandola nel cuore umano rendendolo predisposto a questo peccato, il peccato originale. Ti sei mai pentito? Quando il popolo si pente e torna al Signore, Il Signore farà "qualcosa" per "togliere l'infamia dal Suo popolo" (v. 17 a 19). L'infamia è questa: "dov'è il loro Dio?" In India (mi reco spesso in quella grande Nazione) ho notato un cristianesimo pieno di compromessi; uomini di Dio (cosiddetti) mossi dall'ambizione e che si combattono fra di loro, mentre induisti, musulmani e buddisti, guardando a questo spettacolo dicono: "perché dovremmo cambiare?"
Dov'è il loro Dio? E noi? Non è necessario guardare molto lontano. Se ci mettiamo a posto con Dio, sono convinto che Egli sia pronto a guarire, a liberare, a rinnovare e a risvegliare. "Proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea, adunate il popolo, santificate l'assemblea". Egli toglierà l'infamia! Noi parliamo di doni dello Spirito, ma quanti di noi li esercitano e non si accontentano semplicemente della teoria? "Piangano, fra il portico e l'altare, i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: risparmia, o Signore, il tuo popolo e non esporre la tua eredità all'infamia, allo scherno delle nazioni!" "Ecco, Io vi manderò grano, vino e olio" (v.19). Il grano, la croce; il vino, il sangue; l'olio, lo Spirito. Siete disposti a essere seme che cade in terra, vino versato e canale per l'opera dello Spirito?
Il motto di Ragland ed Amy Carmicheal era : "il seme di frumento caduto a terra"; e tolsero l'infamia del popolo, operando per il Signore nel sud dell'India. Amy stette per 51 anni di seguito nel campo di missione, senza mai ritornare a casa. Siamo disposti ad udire la tromba del Signore?
Rispondiamo a Dio col digiuno e col cuore ed Egli interverrà. Fin quando non troverà un gruppo di persone che si lascerà parlare, Dio potrà anche limitarsi nel Suo operato. Persone determinate a non frustrare il piano di Dio e che sono pronte a essere grano, vino e olio per così rimuovere l'infamia.
Al verso 20 è introdotto "il nemico che viene dal settentrione"; figurativo di satana che viene con grande potenza e fa grandi cose. Non si presenta come un leone ruggente, ma verosimilmente come un angelo di luce; non in veste di lupo, ma travestito di pecora e probabilmente con una facciata religiosa.
Ma quelli che si danno a Dio e proclamano un digiuno, si ravvedono e non vivono nella ribellione (paragonata nella Scrittura al peccato di divinazione), non presteranno il fianco a nessuna delle macchinazioni di satana, l'arcinemico di Dio. Saranno grano, vino e olio e non daranno luogo ad occasioni di caduta. Non così con coloro che si ribellano, questi daranno spazio a satana. Guardiamo a Gesù che non diede alcuna opportunità al diavolo di intaccare la Sua Vita; non gli diede nemmeno un'unghia e lo distrusse alla croce. Il Vangelo ci ricorda che la preghiera e il digiuno sono essenziali; oh per uomini e donne che entrino radicalmente in questa realtà.
Che pregano e digiunano per vedere Dio all'opera, Dio che restaurerà i giorni che sono stati divorati dalle locuste. Meraviglioso! Non c'è bisogno che tu sia un credente di serie B; se hai sprecato la tua vita allontanandoti dal Signore, puoi ravvederti e ritornare a Lui per essere riposizionato al centro della Sua volontà per il resto della tua esistenza. Non stracciarti le vesti, ma il cuore. Oh, poter essere liberati dal Signore ed entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. Nel digiuno noi ci identifichiamo con Gesù nella sua attività di redenzione; il digiuno ci parla di morte, e dopo la morte viene la resurrezione. Digiunando non ci acquistiamo nessun merito, ma applichiamo la morte di Gesù alla sua opera.
Gesù ha sempre illustrato il principio del morire; nel battesimo, quando fu nel deserto, quando disse che "le volpi hanno una tana e gli uccelli del cielo un nido, ma il Figliolo dell'uomo non ha dove posare il capo". Paolo aveva lo stesso sentimento: "noi moriamo e loro vivono". Digiunare significa proprio questo: identificarsi con Gesù nella Sua morte. E ciò che ne scaturisce è la gioia, la grande gioia di vedere quelli che entrano nella piena salvezza del Signore. Perciò "proclamate un digiuno, adunate i vecchi, i bambini e quelli che poppano ancora!" E chi sono questi che rispondono al suono della tromba? "Sono i superstiti che il Signore chiamerà" (v. 32), e che combatteranno il diavolo smascherando le sue macchinazioni. Sono coloro che si lasceranno coinvolgere da questa santa chiamata.
Dio sta cercando uomini e donne di tale spessore. Persone che hanno bandito dalle loro vite un cristianesimo superficiale. Allora il Signore ratificherà le Sue promesse e si identificherà con i Suoi superstiti. Questi sono coloro che sono insoddisfatti con lo stato attuale delle cose e si allineano ai comandamenti del Signore e scoprono che ciò che è vero in Gesù è pure vero nella Chiesa.
Di Norman Meeten
"DOVEVANO PREGARE SEMPRE" (LUCA 18:1)
Il Signore sa che c'è una tendenza innata nell'uomo allo scoraggiamento. E nel mondo ci sono molte cose che vorrebbero impedirci di invocare il nome del Signore, facendoci perdere d'animo. In Filippesi 4:6, ci viene detto: "non siate ansiosi di nulla".
Le notizie dei radio e telegiornali, i comportamenti delle persone, le circostanze nelle quali veniamo a trovarci, ci caricano di ansietà. Ma Paolo c'incoraggia, dicendoci che "non dobbiamo essere ansiosi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti". Dio vuole udire le nostre preghiere, desidera ascoltare i nostri problemi, vuole sentire le nostre voci. Non vuole che ci perdiamo d'animo. Può anche ritardare le sue risposte, ma non dobbiamo scoraggiarci e stancarci di pregare.
Nella parabola della vedova e del giudice riceviamo un insegnamento sulla fede, perseveranza e costanza. La vedova avrebbe continuato a recarsi dal giudice; bisogna andare a Dio con uno spirito di fede. "Quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede?" Ci si stanca nel pregare perché il Signore ritarda a rispondere e ci restiamo male, ma non bisogna scoraggiarsi. In questo episodio il Signore ci istruisce sulla perseveranza e sulla costanza anche se non comprendiamo tutto sulle circostanze che ci circondano. Perché, fratelli, dobbiamo ammettere che non sempre intendiamo tutto quello che ci accade. Vi ricorderete di Marta e Maria e della loro preghiera a Gesù a favore di Lazzaro.
E Gesù che dice:"Lazzaro è morto e mi rallegro" (Giov.11:15), non rispondendo alla loro richiesta come esse si aspettavano. Perché non rispose come loro volevano? Perché volevano qualcosa in meno (della gloria di Dio); Egli aveva in serbo qualcosa di più grande. Chiesero qualcosa di piccolo, Egli ritardò nella sua risposta perché voleva qualcosa che avrebbe glorificato il Suo Nome. Egli risponderà alle nostre preghiere, ma desidera che perseveriamo e continuiamo a pregare. Non ci risponde questa mattina? Noi perseveriamo. Non ci risponde questa sera? Noi perseveriamo e non permetteremo che il silenzio di Dio diventi per noi una pietra d'inciampo. Beati coloro che amano il Signore e non si scoraggiano, ma vanno avanti, perseverando e senza perdersi d'animo.
Al verso 9 di Luca 18, leggiamo di due uomini che salgono al tempio per pregare; uno pregava dentro di sé ed era consapevole della propria bontà, della propria giustizia e del fatto che si meritava che Dio gli rispondesse. Facciamo attenzione a che le nostre riunioni di preghiera non gli somiglino, con Dio che ci deve premiare perché lo meritiamo! Quell'uomo cercò di impressionare Dio, ma non ebbe comunione con Lui e non ci fu nessun cambiamento in lui. Ci potrà anche scioccare (ed è scioccante), si può pregare senza avere comunione con Dio. Che la luce del Signore possa risplendere nel nostro cuore. Io non voglio pregare o predicare o fare qualsiasi altra cosa (per l'opera di Dio) senza avere comunione con Dio.
Quest'uomo era ripieno di ..... sé stesso! Mi ricorda il fratello maggiore nel racconto del figliol prodigo. Quando ritornò a casa senti che c'era una festa e che si stava gioendo per il fratello più giovane. Cosa disse? "lo non entro"! E rimase fuori. Si sentiva offeso da quell'atmosfera festaiola.
Suo padre gli uscì incontro, ma lui gli disse: "in tutti questi anni ti ho servito, ti sono stato fedele e ti ho ubbidito; e non mi hai dato nulla". Che menzogna! Quando preghiamo e andiamo a Dio, facciamolo con cuore umile, come persone che hanno bisogno di essere aiutate. L'altro uomo (nella parabola della vedova e del giudice) diceva: "abbi pietà di me Signore, abbi pietà di me, peccatore". Ebbe un cuore umile e ritornò a casa sua giustificato.
Se il Signore non ci aiuta e se lo Spirito non ci assiste, ciò che verrà a galla sarà soltanto un servizio religioso, "Signore, se sono qui alla tua presenza, è merito Tuo,della Tua grazia e del Tuo amore; da me stesso non mi posso presentare a Te. Ed è questo il meraviglioso atteggiamento che si deve avere quando si prega, sia da soli o insieme con la chiesa. Che la Croce di Cristo sia efficace nell'uccidere dentro di noi un atteggiamento vanaglorioso e ci faccia dipendere totalmente da Dio.
Al verso 15 dello stesso capitolo leggiamo che "Gli presentarono anche dei piccoli fanciulli perché li toccasse". Questo è un esempio meraviglioso della preghiera d'intercessione.
Portare la gente al Signore. Portarono dei fanciulli perché li toccasse. I discepoli, invece, li sgridarono. Ci sarà sempre qualche forma di resistenza e qualche ostacolo all'intercessione. Ci sono persone care al vostro cuore per le quali pregate e sono sempre li, nel vostro cuore, quando lodate, cantate o adorate. Ma, cari, l'intercessione incontra sempre delle avversità. A volte le situazioni, anziché migliorare,sembrano peggiorare; ci viene gridato addosso di zittire, di non sprecare tempo.
Tanto, non succederà niente! ""Gesù disse: lasciate che vengano a Me". Per quello che mi riguarda, io non sono disposto a rassegnarmi per la salvezza di un mio caro; non so quanto tempo ci vorrà, forse morirò prima di poterlo vedere salvato, ma certamente morirò in fede, credendo che il Signore lo salverà. Niente mi potrà scoraggiare e non ci sono ostacoli che tengano!
In Galati ci viene detto della fede che opera mediante l'amore. Dove c'è amore c'è fede. E io voglio incoraggiarvi, cari, se avete qualcuno che vi sta a cuore, continuate a pregare, anche se le cose sembrano peggiorare. Continuate! Andate avanti! Poiché sia Dio riconosciuto verace e ogni uomo bugiardo. Il verso 18 di Luca 18 ci introduce al giovane ricco che chiede al Maestro, "che devo fare"? Quando preghiamo, Dio ci darà delle rivelazioni. Queste, a volte saranno meravigliose, altre volte saranno piuttosto inaspettate. Quest'uomo si rivolge a Gesù chiamandolo Maestro buono e gli dice (sorprendentemente): “ho osservato i comandamenti, mi sono comportato molto bene, eppure riconosco che non ho vita".
Gesù lo guarda e lo ama e gli dice che gli "manca una cosa". "Vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi". Che risposta alla preghiera! Possiamo trovarci alla riunione di preghiera e Dio ci risponde chiedendoci di mettere a posto delle determinate cose nella nostra vita; cose a cui non pensavamo minimamente. La preghiera è strettamente legata all'ubbidienza; noi chiediamo a Dio e noi facciamo ciò che Dio ci dice di fare. Al verso 35 incontriamo un mendicante che pregò col cuore senza prendere in prestito parole da altri. Era cieco, aveva elemosinato per tutta la sua vita e non conosceva Gesù. "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me" Cercavano di metterlo a tacere, ma lui gridava più forte.
Non prendete la cattiva abitudine di pregare per piacere a quelli che vi stanno intorno; parlate al Signore, Lui vi comprenderà. L'ambiente era alquanto ostile, ma quest'uomo pregò non lasciandosi sfuggire l'opportunità. Voleva ad ogni costo che il Signore rispondesse alla sua preghiera, ed è meraviglioso poter udire una persona del genere. Il verso 40 ci dice che Gesù si fermò. Si rese disponibile per rispondere a quella richiesta. "Cosa vuoi che lo ti faccia?" Il Signore sapeva cosa gli avrebbe chiesto, ma voleva sentirlo dalle sue labbra. Questi racconti ci presentano vari aspetti e sfaccettature diverse della preghiera. Noi non siamo tutti uguali, i bisogni possono essere distinti e differenti; c'è chi necessita perseveranza, chi poter vincere degli ostacoli, altri devono poter riconoscere delle loro mancanze. Non perdetevi d'animo, pregate. Il Signore vi dice: "amo rispondervi; parlatemi e lo vi parlerò". E' una relazione. Amen.
Bloesius Fultang
A.A.A. CERCASI (COME SEMPRE) INTERCESSORI
Un annuncio del genere non lo si troverà mai nelle pagine dei giornali dedicate al mercato del lavoro.Ma lo troverete nella Bibbia ed esprime l'accorato appello da parte di Dio rivolto a uomini e donne che hanno capito in profondità cosa vuol dire essere chiamati a collaborare col Signore, nella Sua opera.
Ma, forse, prima di parlare di quelli che hanno capito, sarebbe meglio riferirsi a coloro che non hanno capito e non vogliono capire quanto sia importante ed essenziale, nel programma di Dio, "l'intercessione". Costoro relegano la preghiera d'intercessione a semplice attività religiosa che non fa altro se non evidenziare la condizione spirituale della loro anima, che è trascurata, superficiale, insensibile e malconcia, quasi morta.
I credenti (?) che rientrano in questa speciale categoria sono tra coloro che desiderano sempre e non ottengono mai; si lamentano sempre, recitando preghiere, ma non intercedono mai. Se tutto va per il verso giusto sono prontissimi a salire sul carro delle benedizioni, ma, se ci sono problemi, affermano con candore: "io non centro". Ascoltiamo il profeta Ezechiele: "lo ho cercato fra loro qualcuno che riparasse il muro e stesse SULLA BRECCIA DAVANTI A ME in favore del Paese, perché lo non lo distruggessi; ma non l'ho trovato" (Ezechiele 22:30). "Sulla breccia davanti a Me"; è una definizione illuminante di cosa sia l'intercessione. Sottolineo "davanti a Me", perché bisogna che la vita di preghiera sia davanti a Lui ed è Lui che deve vedere l'intercessore.
Gesù ci avverte di "non pregare per essere visti dagli uomini, ma nel segreto perché Dio vede nel segreto" (Matteo 6:5-6). Qualcuno diceva che ci sono quelli che hanno una vita di preghiera così segreta, ma così segreta, che neppure Dio riesce a vederla! Qualche anno fa, durante un incontro di preghiera comunitario, il Signore ci diede una visione-rivelazione di cosa fosse l'intercessione." Ci mostrò un territorio vastissimo, i cui confini non si potevano né vedere né misurare. Al centro di questo territorio c'era Cristo Intercessore. Dio ci invitava ad inoltrarci verso il centro, e, più lo facevamo, più non lo raggiungevamo". Non possiamo misurare la preghiera in termini di tempo e di limitatezze umane.
Non possiamo istituzionalizzarla, relegandola a luoghi e circostanze. "Noi non sappiamo
pregare" (Romani 8:26), ma "lo Spirito intercede Egli Stesso per noi con sospiri ineffabili e Colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché Egli intercede per i santi secondo il volere di Dio" (Romani 8:27). Dio cerca veri adoratori (Giovanni 4:23), ma anche veri intercessori in Spirito e Verità; uomini e donne che sono stati afferrati da Lui, discepoli che seguono il Maestro alla presenza del Padre, sacerdoti che entrano, insieme col Sommo Sacerdote, nel luogo santissimo e, dopo esserci entrati, ci restano e, dopo esserci restati, ci restano ancora.
Al tempo di Ezechiele, la condizione in cui si trovava Gerusalemme era questa (leggi Ezechiele cap. 22) : Idolatria, disordine, disprezzo per i genitori, oppressione sullo straniero e verso le vedove e gli orfani, profanazione delle cose sacre, stupri, incesti, usura, apostasia, disonestà, immondizia, falsi profeti, sacerdozio denigrato, violazione della legge, confusione, cupidigia, menzogna, violenza.
Ecco perché Dio cercava intercessori. E secondo voi, i tempi sono cambiati? I tempi, forse sì, ma la condizione del cuore dell'uomo, quella certamente no. Ancor oggi Dio sta cercando chi ripari il muro e stia sulla breccia davanti a Lui perché non distrugga e non riversi il Suo sdegno e non consumi con il fuoco della Sua ira (vv. 30 e 31). Che il Signore trovi i Suoi intercessori, e ti prego oh mio Dio, che io sia uno di loro.
Di Aldo Gangi