IL SACERDOZIO E L'OFFERTA di G. W. North
Titolo originale: "The Priesthood and the offerings"
© G. W. North 1976
The Publication Secretary - Exeter
Traduzione: Simona Cantarella
Revisione: Pina Magrì
IL CAMBIAMENTO NEL SACERDOZIO
Uno tra i temi più importanti trattati nella lettera agli Ebrei, è sicuramente quello del cambiamento del sacerdozio. Cambiamento di grande valore che modificò profondamente la Legge.
È facilmente intuibile che questo cambiamento non fosse percepito come qualcosa di radicalmente importante per i destinatari della suddetta lettera, ed osservata da un altro punto di vista invece, contiene un nucleo di grandi proporzioni operato direttamente da Dio. Fu un operato originato dalle profondità della storia d'Israele, e dal concetto di fede da Mosè ad Abramo.
Questa trasformazione operata dal Divino mette in atto il cambiamento della figura sacerdotale che va da Aronne a Melchisedec.
Ai tempi di Aronne tutto ciò che riguardava il sacerdozio era esterno. A cominciare con il Tabernacolo e continuando con i sacrifici, le offerte, e tutto ciò che avesse a che fare con i sacerdoti e le loro funzioni. (Vestimenti ed i vari impegni liturgici). È senz'altro vero che tutto ciò era di grande importanza e validità spirituale, ma era anche legalmente necessario.
Erano comunque tutti atti esteriori, come del resto tutto ciò che riguardava il Vecchio Patto.
Dio aveva pianificato un altro Patto, uno eterno che poteva essere messo in opera solamente cambiando il significato stesso del sacerdozio.
Se da una parte l'ordine di Aronne (istituito da Mosè) era esterno e terreno, quello di Melchisedec, era terreno e celestiale, esteriore ed anche interiore.
L'ordine di Aronne era terreno, ragion per cui doveva essere rimosso, infatti nella pienezza dei tempi si manifestò sia nello spirituale come nel carnale nella persona di Gesù.
Leggendo l'epistola agli Ebrei si evince che, malgrado il segreto sacerdotale fosse quasi sconosciuto durante la missione terrena di Gesù, Lui visse come Sommo Sacerdote-Melchisedec, il figlio di Dio, il quale fu, e sarà per sempre il Sommo Ministro e Sacerdote celestiale del quale finora conosciamo abbastanza poco. L'epistola ha la funzione ed il compito supremo di rivelarci la Sua opera ed il Suo sacrificio.
Scorrendo la lettera, scopriamo che il Tabernacolo fu istituito nella persona di Gesù figlio di Dio. In aggiunta Egli fu anche l'insediamento del sacerdozio attorno al quale gli Ebrei operarono e svolsero le loro funzioni nella testimonianza pubblica e semi-permanente di Gesù Cristo il figlio di Dio in carne ed ossa chiamato Melchisedec.
Le parole ebraiche usate nei comandamenti di Dio a Mosé, quando il tabernacolo fu istituito, possono causare meraviglia fra gli studiosi.
Parole comunemente associate alla biologia o all'antropologia possono essere usate in diretta connessione alla costruzione del Luogosanto.
Questo fu deliberatamente fatto per mostrarci che il proposito di Dio era incarnarsi e vivere dentro le sue creature, Questa è la ragione per cui nel cap. 3 è scritto: "Cristo lo é come Figlio sopra la sua casa, e la sua casa siamo noi."
Il cap. 2 ci dice che Dia visitò l’uomo affinché molti potessero essere chiamati figli alla gloria. Questa è la rivelazione più importante, cioè la differenza tra i due sacerdozi, secondo l'ordine sacerdotale di Mosè continuato da Aronne, si poteva essere sacerdote solamente per discendenza. Con il passare dei secoli, il sacerdozio fu esteso anche alla parentela più lontana di Aronne, invece di essere figli e fratelli divennero nipoti, zii e cugini.
Di conseguenza nel tempo, la parentela scomparve quasi interamente diventando così impossibile risalire a quella originale.
Malgrado originariamente ogni sacerdote discendesse direttamente da Aronne, in poche generazioni, la discendenza legittima aprì la strada solamente alla discendenza diretta.
L'ordine di Melchisedec era ovviamente diverso; i suoi figli erano figli dell'Uno, e Dio era il loro Padre. Nella "casa" di Cristo non ci sono legami visibili della relazione filiale che Lui ha con Dio, perché ogni figlio gli è stato dato dal Padre. Per cui il Suo sacerdozio gli viene direttamente da Dio, malgrado il sacerdozio umano non sia paragonabile a quello di Gesù, attraverso la nascita i sacerdoti (coloro che credono in Cristo) hanno diritto alla casta d'appartenenza.
Gesù è il Sommo Sacerdote della nostra fede, noi siamo compartecipi con Lui, ma Egli è di gran lunga superiore a tutti noi.
Il vero Evangelo (notizia) dell'epistola consiste nella superiorità di Gesù su Mosè, il quale non riuscì a condurre il suo popolo nella terra promessa, come anche Giosuè non riuscì a dar loro un luogo di riposo ed Aronne a sua volta non portò i suoi figli alla gloria. Il nostro Gesù-Melchisedec riesce invece a fare tutte queste cose e conduce tutti alla gloria.
Egli ci dà le sue promesse, le mantiene e le corona di gloria. Comprendiamo perciò che l'ordine di Aronne era insufficiente e per questa ragione fu annullato. Esso falli in due punti fondamentali, i quali rappresentano l'alfa e l'omega del sacerdozio cioè: la parentela e l'adempimento, lo stato filiale e l'inizio, la gloria e la fine del ministero sacerdotale.
Al tempo del tabernacolo Dio dimorava al di là del velo il quale lo separava dal luogo santissimo, luogo nel quale ai sacerdoti era vietato entrare. Infatti Aronne vi aveva accesso una volta l'anno e da solo. L'opera di Gesù invece conduce tutti i figli di Dio attraverso il velo direttamente alla Sua gloria, coloro i quali appartengono per sempre all'ordine di Melchisedec hanno la loro dimora in essa.
IL VELO SQUARCIATO
E' di vitale importanza far luce sul filo conduttore e sulle tante interpretazioni errate di esso, per comprendere lo scopo per il quale l'epistola agli Ebrei è stata scritta.
Comunemente alcuni dei nostri inni sono fuorvianti, per esempio: " non ci sono più veli, adesso dimoro nella vita, perché il Dio vivente mi ha permesso d'entrarci".
Comprendiamo che Dio ha rimosso il velo una volta per tutte. Ma ciò è un'errata interpretazione della verità, come scopriremo più avanti.
Da una parte è vero che il simbolismo del velo nell' Antico Testamento è stato distrutto totalmente, ma dall'altra Gesù ancora ha la sua parte di velo nella sua carne che ha cominciato a rompere e continuerà a farlo sino alla distruzione di esso.
Ad onor del vero è corretto credere che Gesù è l'Agnello di Dio, ma è errato credere che Egli non sia più il Velo. Il giorno in cui Dio lo squarciò, (mostrandone così attraverso di Lui (Gesù) tutta la Sua santità), comunque non lo rimosse, ma lo lasciò sospeso e lacerato con le sue proprie mani. Con questo, compì l'ultimo gesto di grazia per l'Antico Patto, si erse dal suo trono di Grazia, ruppe il Velo e rimosse se stesso dalla terra protendendosi verso il suo trono eterno nei cieli. Questo fu il suo primo grande gesto nell'era della grazia, di conseguenza Egli annunciò che tutti i simboli istituiti per Israele sarebbero da quel momento in poi stati sostituiti.
Così dunque Egli è seduto sul suo trono di Grazia, e da secoli è in attesa di entrare nella scena finale dell'ultimo atto sul palcoscenico della riconciliazione.
Tutto comincia circa trent'anni prima, con l'annuncio della venuta del figlio di Dio sulla terra. Da allora si succedettero molti avvenimenti ed episodi che sfociarono nel tragico ma glorioso atto finale d'amore. L'ultima tappa inizia con l'indignazione ricevuta dalle ferite sul corpo di Suo figlio, che ebbe il suo culmine al Calvario con le parole stesse del Signore: "tutto è compiuto".
Fatto questo rilasciò il suo spirito consegnandolo al Padre, offrendosi a Lui senza macchia. Quel momento lungamente atteso, fece sì che l'uomo Gesù potesse aver accesso al luogo santissimo attraverso la sua propria carne. Fu il primo essere umano ad averlo fatto, fu il momento conclusivo dell'ultima scena dell'atto finale. Perciò la redenzione eterna e la riconciliazione sono adesso possibili attraverso il suo sangue. L'uomo Gesù squarciò il velo, fu ricevuto da Dio lasciando per sempre i simboli inefficaci dell'Antico Patto .
Il velo squarciato ma non rimosso fu il nucleo importante sul quale Dio condusse l'asse di tutta la storia.
I giudei fissarono il loro sguardo sul velo squarciato senza comprendere e non conoscendo l'operato di Dio. Di conseguenza continuarono nella loro credenza accompagnati da un sentimento di disillusione. Ma la loro stessa attitudine se non peggiore, la riscontriamo in noi che professiamo d'essere stati illuminati dallo Spirito nel tentativo di rimuovere il velo che Egli ha deliberatamente lasciato sospeso. Adesso noi siamo invitati ad entrare nel luogo santissimo conoscendo l'opera che Dio ha fatto per noi. Egli ci ha aperto il cammino attraverso il velo squarciato. Dobbiamo comprendere che la modalità dell'operato di Melchisedec fu necessaria affinché ancora una volta noi potessimo essere inclusi. Inequivocabilmente dunque Dio ha inaugurato questo percorso di vita proprio per noi. Egli fu il primogenito tra i molti figli, ed allo stesso tempo capo della casa sacerdotale.
Gesù fu il primo sommo sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, da Lui presieduto a cui diede il suo nome, includendo così tutti i futuri sacerdoti i quali sarebbero entrati attraverso e per mezzo di Lui nel Luogo Santissimo. Non come lo fece Aronne il quale poteva solamente stare attorno al velo e ai suoi drappeggi che muoveva al suo entrare ed uscire. Gesù-Melchisedec entrò invece direttamente con lo squarcio del velo che rappresenta la sua carne crocifissa. L'arca del patto e il propiziatore (parti arredate con mobilia diversa), che contenevano i misteri di Dio, furono fusi da Dio stesso in uno solo elemento.
Di conseguenza il Luogo Santo e il Luogo Santissimo divennero una sola cosa, vi è quindi un solo Luogo Santo, colui il quale santifica e coloro i quali sono santificati sono uno. Egli ci chiama fratelli e dichiara: "proclamerò il Suo nome dinanzi ai miei fratelli, nel loro mezzo canterò a Lui"; che avvenimento! Il Gesù della croce e del trono canta nella chiesa del primogenito, composta dai suoi fratelli.
C'è un altro riferimento nel Nuovo Testamento che ritrae Gesù cantando, ed è nel Cenacolo quando con i suoi discepoli si appresta ad andare alla croce. Cantò dunque tra coloro che erano chiamati discepoli e che Lui stesso santificò, i quali sarebbero stati altresì chiamati suoi fratelli. Egli infine canterà in mezzo all'adunanza nel giorno finale.
Nella gloriosa resurrezione Egli non canterà come se fosse da solo, separato dall'adunanza dei suoi fratelli consacerdoti, ma con loro si unirà nel canto, sicché il tabernacolo ed il tempio saranno uniti.
Perciò, non vi sarà più un frattura tra le due sezioni ossia quella dell'elite di Melchisedec e quindi di Dio, e quella dei fratelli minori. Di conseguenza il velo verrà squarciato da Melchisedec attraverso la sua carne affinché tutti noi potessimo andare a Dio ed essere uno con Lui nella sua gloria.
Qualche tempo fa, il vescovo Ray Palmer compose un meraviglioso inno: "Gesù, questi occhi non ti hanno mai visto in forma così radiante, attraverso il velo sospeso nell'oscurità tra il tuo volto ed il mio".
Il nostro compositore comprese che malgrado il velo sia strappato, tuttavia, esso continua ad esserci. Lo scrittore della lettera agli ebrei dice qualcosa di profondo a riguardo: "questa speranza la teniamo come un'ancora dell'anima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina, dove Gesù è entrato per noi quale precursore essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec". Il vescovo Palmer conclude con queste parole il suo inno: "quando la morte chiuderà questi occhi terreni, e fermerà questo palpitante cuore, tu sarai manifesto dal velo squarciato in tutta la tua gloriosa bellezza".
Il velo corporale di cui parla l'autore agli ebrei, è la nostra carne mortale la quale ospita la nostra essenza. Attraverso i nostri cinque sensi non è possibile conoscere Dio. Infatti quando una persona si arrende alla croce che la conduce a Dio per Gesù, non lo fa attraverso la sua umanità, ma è il velo ad essere rimosso dalla sua mente e dal suo cuore che continuano a coesistere in un corpo mortale.
L'uomo naturale dunque non conosce Dio con i suoi sensi, ma ne riconosce la Sua esistenza nel suo uomo interiore. Attraverso l'esperienza della morte e resurrezione di Gesù, l'uomo entra attraverso il velo strappato del Suo Signore nel Luogo Santo e nel regno celestiale. L'anima del credente è ancorata dentro ciò che è contenuto nel velo, ma ricopre comunque un corpo mortale. Questa tenda mortale che non ha il velo nelle sue membra carnali, è solamente uno strumento temporaneo che aspetta la fine.
Gesù a questo riguardo è l'esempio perfetto di una vita vera per ogni uomo-sacerdote del suo ordine. Quando il Signore ruppe il velo del tabernacolo mostrò così che il Luogo Santissimo era stato unificato.
Non più due parti ma una sola.
Per capire cosa significa ciò che abbiamo appena detto, è necessario fare una mappa mentale del tendaggio esistente nel tabernacolo:
1°: vi è una tenda situata all'entrata del cortile che simboleggia il corpo fisico del Signore Gesü;
2°: vi è un luogo semi privato che simboleggia la Sua anima;
3°: vi è un luogo privato (santissimo) che simboleggia il suo spirito non ancora manifesto.
Osservando questo schema, avremo il quadro simbolico completo del Signore, il Dio-Uomo rivelato sulla terra.
È così che Dio vuole che comprendiamo questo concetto, perché è scritto che "la Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo tra di noi, piena di grazia e di verità, e noi abbiamo contemplato la Sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre". Mosè costruì il tabernacolo, casa temporanea di Dio, secondo le Sue istruzioni, casa che rappresentava la dimora della Legge. Essa era l'immagine del vero e per il suo adempimento attese la venuta dell'Uomo-Dio-Gesù, del cui Dio disse: "questo è il mio figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto".
Gesù ripieno di grazia fu coronato di gloria ed Egli stesso vivificò la Legge dandole splendore rendendola accessibile al bisogno di tutti gli uomini.
Allo stesso tempo Egli ne mostrò la verità o realtà (vita eterna) in contrapposizione al simbolismo o irrealtà. Nato da una vergine, santo, chiamato il Figlio di Dio, Gesù, l'Emmanuele, Dio con noi. La sua apparenza carnale fu il luogo perfetto d'incontro tra Dio e l'uomo.
Sotto il baldacchino vi erano i due pezzi del tabernacolo chiamati Luogo Santo e Luogo Santissimo che rappresentavano il corpo corruttibile, infine all'interno di esso dimorava l'anima e lo Spirito dell'Uomo-Gesù.
Il Luogo Santo occupava metà della tenda, e tutto il resto era il Luogo Santissimo. Erano separati da un Velo appeso dal soffitto fino a terra, copriva il luogo da una parte all'altra. || Velo aveva l'obiettivo di formare la parte posteriore del primo tabernacolo, ed anche la parte frontale del secondo.
È probabile che il Luogo Santo fosse effettivamente nascosto da un altro Velo all'entrata, che raramente era visibile perché arrotolato fino al soffitto. Queste furono disposizioni divine, affinchè i tesori sacri fossero in vista e pronti per l'uso. Il Gesù velato "vita tra gli uomini".?? La Sua anima fu schiusa agli esseri umani e fu sempre pronta al servizio.
Ogni pezzo d'arredamento esistente nel Luogo Santo, rappresentava un'importante aspetto e funzione simbolica di Gesù, così come il tavolo dei pani: Egli fu il Pane della Vita; così come il candelabro: Egli fu la Luce del Mondo; così come l'incensiere d'oro situato davanti al trono della grazia; Egli fu il Sacrificio Prezioso, perfetto e perpetuo asceso al Padre e poi vissuto in mezzo agli uomini come glorioso e santo profumo. Egli fu il Santissimo nascosto dietro lo spesso velo cherubinico che celava il Suo Spirito ai cuori induriti dei peccatori.
Il Suo spirito, Egli stesso, fu nascosto all'uomo mentre fu sulla terra, ed è per questa ragione che financo i suoi discepoli necessitarono di una rivelazione del Padre per conoscerlo. Infatti: "da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto Filippo?" Gesù disse. I discepoli conoscevano Gesù come un uomo straordinario, ma non compresero chi Lui fosse realmente.
Pertanto il velo risultava essere incomprensibile a loro. Alla ricerca di Dio, nel tentativo di ubbidire alla legge di Mosè letta nelle sinagoghe, i discepoli furono sempre ciechi brancolando tra gli impenetrabili veli. Vi era un velo depositato sui loro cuori e sui loro spiriti.
Per quanto i loro cuori fossero velati dal peccato, Egli era ammantato da una straordinaria grazia. Quindi per mezzo di Lui noi possiamo conoscere Dio, ma i discepoli non potevano conoscere Dio in Gesù.
Lo spirito del Signore fu nascosto dalla sua carne, ma i cuori dei discepoli erano velati; le loro menti ottenebrate; il loro spirito era morto e fu così fino alla sua morte. Dopo ciò il velo fu rimosso ed il Signore rese manifesto che non vi era differenza tra il Luogo Santo ed il Luogo Santissimo come residenza del suo Spirito. "In Lui dimorava la pienezza della deità", la Sua anima ed il Suo spirito così come il suo corpo furono santissimi, dimoranti in uno.
Dio confermò tutto questo rendendo anima e spirito simultaneamente velati, con l'esalazione dello spirito di Gesù dal suo corpo, la morte spianò la via che fu immediatamente e permanentemente aperta al trono della gloria di Dio.
Noi possiamo entrare in Lui attraverso il velo, dentro il Luogo Santissimo, purificati da ogni residuo di veli, essendo stati fatti uno
Dobbiamo necessariamente essere offerti da Melchisedec al Padre.
UN OLOCAUSTO
Se Gesù fosse ancora sulla terra, non potrebbe essere sacerdote Comunque Egli non discese direttamente dalla tribù di Levi ma da quella di Giuda, cioè Lui era un re-sacerdote. Non discendendo da sacerdoti non aveva neanche il diritto al sacerdozio, pertanto dovette ascendere al cielo per rendere possibile l'accesso a noi e compiere il Suo ministerio celeste.
Dunque adesso Egli è permanentemente accessibile, essendosi offerto a Dio in nostra vece, adesso è il Sommo Sacerdote che di continuo ci sacrifica a Dio.
Per fede anche noi sacrifichiamo Lui al nostro Padre, così siamo uno.
"lo ed i figli che Dio mi ha dato", questa è una frase che esprime la Sua eterna concezione della vita, con essa Egli si presenta ritto in seno alla Sua chiesa cantando le lodi al Padre.
Con Lui noi pure dobbiamo essere un olocausto sempre fumante, questo è lo scopo del nostro vivere, la potente parola di Dio che è più affilata di una spada a doppio taglio. Essa divide e perfora, separa l'anima dallo spirito, le giunture dal midollo, investigando ed analizzando i pensieri e le intenzioni del cuore.
Nel libro del Levitico, è chiaro che dietro l'ordine di Aronne l'offerta del sacrificio è menzionata per prima per la sua importanza. La legge del sacrificio esigeva che esso fosse: ucciso, scuoiato, dissanguato, sezionato e lavato pezzo per pezzo, riassemblato, messo sull'altare e bruciato interamente davanti a Dio.
Lo scopo del sezionamento del sacrificio aveva fine igienico, esso era tagliato visceralmente e successivamente ricomposto per simboleggiare come noi dobbiamo essere messi a nudo davanti agli occhi di Dio, così come Gesù, anche noi siamo fatti sacrificio a Dio.
Qui c'è una chiara illustrazione dello squarcio del velo, come quegli animali, così pure Melchisedec ed alla stessa maniera noi, dobbiamo essere offerti spirito, anima e corpo a Dio nostro Padre.
Gesù dovette offrirsi immacolato a Dio, così pure noi. Nella sua offerta ci ha inclusi, "egli si offrì immacolato a Dio"per noi. Che meraviglioso sacerdozio è quello di Melchisedec.!
Alcune tra le sue oblazioni erano offuscate da quelle di Aronne, in particolare quelle riguardanti la condizione spirituale del sacerdote.
Comunque le offerte fatte sotto la nuova ordinazione sono di gran lunga superiori a quelle fatte sotto la vecchia ordinazione. Possiamo affermare che nessuna delle oblazioni di Aronne raggiunse realmente il favore di Dio.
Esse toccarono solamente la sfera sacerdotale, questa è la ragione per la quale malgrado avessero una valenza temporanea, furono sostituite.
L'unica offerta che davvero raggiungeva Dio era il sangue del capro espiatorio, sacrificato una volta all'anno da Aronne. Quel sangue esprimeva favore ed era rimembranza del peccato d'Israele, che veniva allontanato ed eliminato dal popolo. Il capro sacrificato il cui sangue era accetto a Dio, non era quello stesso offerto per il peccato del popolo, vi era differente tipo di peccato.
Tra i due capri solamente uno cancellava il peccato, uno era offerto intero ed il suo sangue non versato, era l'incarnazione del peccato
stesso. L'altro capro invece veniva sacrificato a Dio per il popolo come se fosse l'incarnazione delle perfezioni di Cristo, libero dal peccato.
Il capro in quanto animale non poteva essere portato alla presenza di Dio, quindi, soltanto il suo sangue poteva essere asperso davanti a Lui.
Dio imputò al sacrificio il privilegio di rappresentare Gesù il quale fu fatto peccato, divenendo offerta espiatoria. Questo è il mistero della redenzione e riconciliazione versus la rigenerazione.
Comprendiamo pertanto che nella limitazione esistente nell'ordine di Aronne, Dio mostrava che la vera offerta era il sacerdote. I sacerdoti dunque ricevevano e offrivano i sacrifici ritenendoli come appartenenti a loro stessi.
Dio comandava loro di ritenere parti del sacrificio, cosicché potevano essere parte integrante dell'altare. Ancora una volta l'ufficio di Aronne era quello di offrire il sacrificio prima per lui e poi per il popolo, contrariamente a quello di Melchisedec. Egli infatti offrì un sacrificio eterno ed una volta per tutte.
Gesù infatti si identificò nel peccato del suo popolo, e nell'atto della sua morte si unì al peccato estremo con santità estrema e si identificò con il peccatore come pure con Dio. Egli si offrì interamente per noi tutti a Dio, senza riserve. Si identificò totalmente con noi peccatori come se lui fosse stato uno fra i tanti. Non ci chiede sacrifici per l'espiazione del peccato, in modo assoluto. Ciò nonostante si aspetta che offriamo noi stessi a Dio così come Lui si offrì, sacrificio costante e senza macchia.
Questa è la più alta chiamata e privilegio del sacerdozio secondo Melchisedec. Non ha nessuna funzione riguardo al peccato, perché non può sacrificarsi per esso.
Ogni sacerdote di quest'ordine è privilegiato, ma allo stesso tempo obbligato ad offrire sacrifici di ringraziamento. Questi ultimi comunque non hanno connessione con il peccato, ma sono considerati offerte volontarie di gratitudine a Dio.
UN NUOVO E SANTO SACERDOZIO
La meravigliosa affermazione che leggiamo al cap. 12. ai v. 22-24, altro non è che un'eccellente sintesi di una verità spirituale. E una dimostrazione continua del superamento di Dio verso l'uomo, una raccolta di principi spirituali significativi come per esempio: la questione degli uomini, quella degli angeli e Dio nella quale lo scrittore enfatizza l'importanza della nostra grande salvezza invitandoci a non trascurarla. Il cuore della rivelazione scaturisce dalla legge data sul Sinai, ed è strettamente connessa a Gerusalemme ed il regno.
Omette ogni riferimento alla terra promessa, e non menziona né il Tabernacolo né il Tempio. Il sangue a cui si riferisce, non è quello degli animali ma quello del secondo uomo venuto al mondo, Abele. Ma lo scrittore fa riferimento alla grande assemblea come rimando al giorno della grande adunata dell'antico Israele nel giorno della festa dell'Espiazione. L'autore non guarda né al passato né al futuro, bensì in alto ed attorno, cioè alla chiesa del Primogenito nella Grande Assemblea insieme ad un'innumerevole schiera di angeli.
Secoli dopo l'uccisione di Abele, Dio frappose un tempo di espiazione per il suo popolo, perciò Egli comandò l'uso del sangue animale, anche se inferiore come fondamento del sistema del sacerdozio di Aronne; ma noi non avevamo ancora raggiunto questo punto, secondo lo scrittore, Israele si. L'ordine di Aronne fu istituito secondo il sangue animale, quest'ultimo ne era elemento fondante.
Così non fu per l'ordine di Melchisedec, esso è un ordine eterno, spirituale con funzioni celesti alla presenza di Dio. Gesù è il mediatore del Nuovo Patto, ma anche il Capo ed il Sommo Sacerdote.
Noi dimoriamo nel sangue asperso, il quale ci parla in modo diverso e migliore di quello di Abele. Il nostro Melchisedec non offrì un miglior sacrificio, ma il sacrificio per eccellenza. Lode a Dio perché l'offerta di Gesù a Lui ci ha permessi di entrare nel regno della Gerusalemme Celeste e nel Luogo Santissimo. Rafforzando il concetto di cambiamento di regno anche il sacerdozio subisce una modificazione. Sarebbe impossibile raggiungere il suddetto mutamento senza la figura del sacerdote, che per importante che possa essere, non sarebbe sufficiente per una riforma del sacerdozio malgrado ci sia una sostituzione del sommo sacerdote.
Il messaggio che deriva dalla cerimonia dell'ordinazione e dell'insediamento dell'uomo nell'ordine sacerdotale di Aronne, è quello della necessità di cambiare il modello. Nell'ordine di Aronne, il sacerdote era autorizzato da Dio ad entrare nel Tabernacolo, per servire o toccare i sacrifici, offerte che provenivano dal popolo. Egli dunque doveva essere idoneo. Per dimostrare ciò, è necessario vedere un cambiamento nella Legge, senza vedere mutamento nei sacerdoti.
Dio quindi secondo i suoi propositi ha definitivamente cambiata la Legge su tre punti: presenza, potenza e proposito, preparando i sacerdoti al sacerdozio eterno
1) Presenza o luogo: spostamento della Legge, da inanimata a personale e vivente tra i sacerdoti;
2) Potenza: cambiamento della Legge, da controllore dei comandamenti, a dispensatrice ed ispiratrice del pensiero e delle azioni.
3) Proposito: risultato della Legge da rivelatrice ed arbitro del peccato, ad agente di rimozione di esso dalla vita quotidiana.
SACRIFICI SPIRITUALI GRADITI
Al cap. 8 la Lettera agli Ebrei ci parla del Nuovo Patto, base perfetta che costituisce l'uomo, il figlio, ed il sacerdote di Dio il quale ha accesso al Luogo Santissimo ed opera al suo interno. Quando ciò è compiuto, la Legge viene cambiata da una funzione esterna ad una ispirazione interna. Diviene la Legge dell'essere piuttosto che la Legge del fare. La natura e la personalità sono mutate in modo tale da essere ritenute idonee alla presenza di Dio e alla sua gloria.
Quindi il sacerdote diventa un sacrificio vivente per Dio. Ancora una volta la parola che è come una spada a doppio taglio, ha separato, trafitto e perforato il suo intero essere. Egli è adesso nudo e scoperto agli occhi di Dio. La sua offerta è il suo intero essere sacrificato quotidianamente, un sacrificio spirituale. Vivendo tra i suoi simili, trova le condizioni favorevoli per morire a se stesso e lasciare che Cristo sia manifestato nella sua vita, questo è ciò che Dio desidera!
Tutto questo è possibile grazie al modello del Sommo Sacerdote.
Di conseguenza anche il sacerdote è entrato nel Luogo Santissimo:
a) come figlio,
b) come sacerdote,
c) come sacrificio.
Nella sua prima epistola, l'apostolo Pietro si occupa di questa stessa tematica. Come lo scrittore agli Ebrei, anch'egli scrive ad un gruppo di persone perseguitate genuini figli di Dio stranieri e pellegrini sulla terra.
Essi sono la generazione scelta, il real sacerdozio, coloro i quali manifestano le virtù di Cristo agli uomini e a Dio.
Sono la casa spirituale, eletti per sacrificare offerte spirituali accettevoli a Dio attraverso Gesù.
Qualunque sia il sacrificio, è Lui in ultima istanza a presiederlo e porgerlo a Dio in nostra vece. I sacerdoti lo porgono al Sommo, ed è Lui il nostro Melchisedec ad offrirlo a Dio.
E' dunque, in e con Lui, e di conseguenza anche, in e con noi, che il sacrificio e l'offerente sono uno. Quindi il sacrificio offerto viene gradito essendo parte dell'espressione dell' offerente identificandosi con lui.
L'Uomo Gesù, la sua vita, (la sua condotta terrena) è l'unico sacrificio accettevole per cui tutto deve essere in armonia con questo principio. Essendo gradito da Lui (Gesù), Egli stesso lo presenta al Padre.
Ed a proposito di ciò Pietro è chiaro ed enfatico circa la nostra condotta. Egli afferma che avremo sofferenze, saremo tentati, saremo perseguitati, perciò ci incita a mostrare le Sue virtù.
Dobbiamo vivere in umiltà, subendo le derisioni con pazienza, camminando sulle Sue orme, essendo mansueti ed umili di cuore.
Subendo gli oltraggi, attraversando le prove più dure, e così offriamo un sacrificio accettevole a Dio. Offrire noi stessi a Dio significa rinunciare ai nostri diritti o a "che giustizia sia fatta!” I sacerdoti devono soffrire immeritatamente ed erroneamente, in altre parole, essere agnelli senza macchia e senza peccato.
IL LUOGO SANTISSIMO
Questo è lo standard che vige nel Luogo Santissimo dove noi sacerdoti viviamo e svolgiamo l' ufficio di offerta e servizio dei sacrifici spirituali che Dio si aspetta. È evidente dunque che abbiamo necessità di entrare nella Sua carne attraverso il velo squarciato, per mezzo del Suo sangue e nella persona del Sommo Sacerdote.
Nessuno può vivere questo standard di vita senza essere passato per la croce, morto, sepolto e risuscitato con Lui per vivere vittorioso sul peccato, su se stesso, sul mondo e sul diavolo.
Così come l'apostolo afferma, dobbiamo vivere su questa terra come Egli visse, ossia in santità. Dio non possiede un doppio standard, quello che è valido per Lui, è valido per noi. È l'unico stile di vita possibile nel Luogo Santissimo per i sacerdoti del Nuovo Testamento. È ingannevole pensare che sia possibile vivere una vita doppia, una quando andiamo in chiesa, l'altra quando siamo tra la gente. Ed è altresì erroneo credere che il nostro sacerdozio comincia a funzionare quando cantiamo gli inni, quando profetizziamo o lodiamo
Dio nell'assemblea.
Cosi non fece Gesù, il nostro Sommo Sacerdote, Egli non fece offerte occasionali, bensì offrì se stesso a Dio costantemente tra le necessità degli uomini e le difficoltà che Egli stesso patì: persecuzione, rifiuto, insulti e oltraggi.
Alla fine sacrificò se stesso presentandosi puro al Padre attraverso il suo Spirito Eterno, fuori dalle mura della città dove: i ladri, i farabutti, i codardi, i boia, i bruti, e dove i lebbrosi vivevano, lì venne ucciso.
Gesù fu l'artefice del cambiamento nel Luogo Santissimo, Egli santificò ogni cosa, nulla, nemmeno il peccato, lo potè fermare. Egli ci ha lasciato un grande esempio, ed è quindi necessario che seguiamo le Sue orme. Lui non peccò, non fu trovata colpa nella Sua bocca quando fu insultato e deriso. Se seguiamo il Suo esempio la nostra vita sarà un'offerta accettevole a
Lui.
Nessun sacerdote tranne Gesù è in grado di offrire sacrifici per il peccato, quello è un privilegio che appartiene solamente al Sommo Sacerdote. Noi abbiamo dunque grazie a Lui l'opportunità di vivere una vita senza peccato davanti a Dio, alla stessa maniera come Egli visse.
Dio non si aspetta atti eroici bensì sacrifici quotidiani.
È probabile che ci sia il martirio alla fine del nostro percorso, ma tutto ciò non avrebbe valore se non fosse costellato da una vita di sacrificio quotidiano
Un corpo dato in sacrificio è valido ed ha significato nella misura in cui il suo spirito è corretto
Il sacrificio del corpo mortale o fisico non è accettevole a Dio, ma quello dello spirito si. Attimo dopo attimo, attraverso Gesù, esso può essere presentato davanti a Dio e porto all'uomo; questo è il sacrificio spirituale.
La vita di un individuo offerta a Dio, è il sacrificio durevole e gradevole. Deve essere interamente spirituale perché Dio non può essere adorato fisicamente dato che Egli non dimora in casa fatta da mano d'uomo. J.Wesley pensava che per nessun motivo la morte segnasse la fine dell'eterna grazia di Dio al fine di un sacrificio
completo. Questa è dunque la grande missione della nostra vita!
I sacrifici spirituali sono i più difficili da compiere perché sono i più nascosti, ed è perciò che l'essere umano li ignora. Melchisedec il grande Sommo Sacerdote, è colui che mostra la via al resto dei sacerdoti per un giusto sacrificio spirituale. All'inizio del suo ministerio terreno, Melchisedec trasformò l'acqua in vino non avendo le
"credenziali" per farlo, e dovendo rimanere silenziosamente nell'ombra, lasciò che qualcun'altro ne prendesse i meriti.
Gesù non lo reputò essere un grande miracolo e neanche l'evangelista Giovanni lo narra come tale, altri prodigi lo aspettavano.
Tutto ciò che in realtà Egli fece fu offrirsi in spirito a Dio prevedendo il
Calvario.
PROVA DEL FUOCO
Nella sua epistola Pietro introduce l'elemento fuoco. Fede a "prova di fuoco":
"...per l'incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi come se accadesse qualcosa di strano", egli dice. Un sacrificio può essere offerto solamente attraverso il fuoco. Nel giorno della Sua morte Gesù non sarebbe stato tratto dalla croce e seppellito da quelli che lo rispettavano e onoravano la sua memoria, il Suo corpo sarebbe stato posto sul fuoco della valle dei figli di Hinnom.
Ovviamente quello non sarebbe stato un altare, ma l'inceneritore pubblico sul quale i rifiuti venivano bruciati. Ed è li che avrebbero in modo blasfemo bruciato il Suo corpo, ma i píani di Dio furono ben diversi a riguardo.
Malgrado Dio avesse pianificato il sacrificio del suo corpo non permise che venisse bruciato su quel fuoco.
Ad eccezione del rito della purificazione della lebbra, nell'Antico Testamento: tutti i sacrifici venivano bruciati davanti a Dio.
I corpi delle bestie il cui sangue veniva portato dentro il santuario dal Sommo Sacerdote per i peccati doveva essere "offerto fuori dall'accampamento".
"Cosi pure Gesù, affinché Egli santifichi il suo popolo con il suo sangue", soffri dentro i cancelli della città. Lode al Signore! Il Suo corpo non fu bruciato fuori i cancelli della città. Comunque ciò che la procedura della Legge sacrificale prevedeva fu portato a compimento riguardo al sacrificio di Gesù.
Rispettando quell'ordine sacrificale dell' Antico Patto, il corpo del Signore sarebbe dovuto bruciare, ma il fuoco della Geenna non poteva essere accettato dal Signore.
Egli dunque compi ed interpretò l'ordine sacrificale in un modo nuovo.
Lo compì nel giorno di Pentecoste, quando battezzò uomini e donne con lo Spirito Santo. Le lingue di fuoco ne furono l'evidenza su coloro i quali erano riuniti nell'alto solaio. Il fuoco venne dal cielo, Dio rivelò che il Suo corpo stava bruciando li con loro.
Il fuoco avrebbe solamente bruciato il Suo corpo mortale, ma i corpi spirituali hanno bisogno di fuoco spirituale. Egli sapeva bene che Suo Padre non avrebbe permesso al Suo Unico Santo di conoscere la corruzione, o permettere che il suo corpo conoscesse la distruzione.
Come avrebbe potuto altrimenti essere Melchisedec, il sacerdote fedele e pieno di grazia?
Egli inoltre sapeva che per essere accetto nei luoghi celesti il Suo corpo sarebbe dovuto essere un'offerta passata a fuoco, e la Chiesa non può essere accettata completamente davanti a Dio se non per esso.
Solo il battesimo di fuoco nello Spirito può adempiere questo tipo di sacrificio, il corpo che è formato nel fuoco esiste in esso e deve essere una continua offerta a Dio.
È importante comprendere che il fuoco della prova che sommerge le nostre anime, è molto diverso da quello che ci consuma in amore e devozione al Signore.
Quest'ultimo permane ma il primo invece è intermittente, malgrado bruci allo stesso tempo non deve altresì essere confuso con l'ultimo.
L'obiettivo non è il fuoco della prova, ma la nostra reazione ad esso.
Una domanda si impone: lo Spirito che mi consuma per Dio, brucia anche tutto ciò che deve essere espulso da me??
Se è così, il fuoco esterno coopera al nostro perfezionamento.
Il nostro atteggiamento verso il fuoco della prova è fondamentale; si può reagire con rabbia, con antagonismo, con vendetta o giustificazione personale, con disparati tentativi per salvare la reputazione o andare all'estremo opposto: soccombere all'auto commiserazione, cedere alla fiacchezza, gettare la spugna, affermare
"non c'è due senza tre", o cercare consolazione nelle parole:
"ingiustizia" e "disonore".
D'altronde, la nostra reazione può anche essere questa: affrontare con gioia la rovina dei nostri beni, e con pazienza l'insulto o l'affronto, o il vituperio del nostro nome.
Riuscire a considerare i nostri averi come niente, soffrendo la perdita di ogni cosa, riuscire a porgere l'altra guancia, fare un altro miglio, amare coloro che ci odiano; in altre parole la chiave di tutto è se la nostra vita è offerta a noi stessi o a Dio, o sacrificarci a noi stessi o al Signore.
Il sacerdote come il Sommo Sacerdote deve avere qualcosa da offrire, così come c'è una sola vita accettevole per il cielo, questa deve essere l'Uomo Nuovo con la Sua grazia, gloria e virtù. Questo è ciò che comprendiamo quando parliamo del "sacrificio di lode". Dio è lodato quando ci troviamo in mezzo alla tribolazione avendo sentimenti di gioia, ringraziandolo in ogni cosa, financo nella tremenda prova. Lodandolo quando siamo in prigione, e gloriandoci nelle cose che ci hanno provocato sofferenza, quando le onde più alte mettono a prova la nostra allegrezza, persino quando ci sembra che nulla possa intaccarci!
Lodarlo quando è innaturale farlo, questo è il sacrificio raro e prezioso. Come Pietro dice: "per noi che crediamo in Lui, Egli è prezioso". Questo è il nostro apprezzamento nei Suoi confronti. Il suo "essere prezioso" è ciò che ogni individuo offre a Dio.
Lui, in tutta la Sua preziosità nelle nostre anime.
Titolo originale: "The Priesthood and the offerings"
© G. W. North 1976
The Publication Secretary - Exeter
Traduzione: Simona Cantarella
Revisione: Pina Magrì
L'UOMO RAPPRESENTATIVO
(Gesù come Esempio)
di G. W. North
Titolo Originale:
THE REPRESENTATIVE MAN
Tradotto dall'inglese da Aldo Gangi
1° edizione Gennaio 1985
Revisione Gennaio 2012 a cura della comunità "Amici di Gesù"
Per gentile concessione:
The Horton Trust - Bradford ©
Le citazioni dalla Sacra Scrittura sono prese dalla versione Riveduta della Bibbia
PREFAZIONE
"Quale Egli è, tali siamo anche noi in questo mondo".
Penso non ci siano parole più adatte per introdurre uno scritto come questo. Era l'apostolo Giovanni a formulare questi versi, confermando ancora una volta il disegno di Dio per ogni uomo (o donna) rigenerato. In giorni come questi, quando la Chiesa è gremita di persone che vogliono fare da maestri della Bibbia, presentiamo questo libretto che ci parla di Gesù, L’UOMO che ci ha insegnato Dio. Ed è a Lui che dobbiamo ritornare, è la sua vita che dobbiamo ricevere e sono le sue orme che dobbiamo calcare; se vogliamo, come individui e come Chiesa, poggiare su un fondamento sicuro, reale ed eterno.
"L'Uomo Rappresentativo" ci viene, incontro in questo senso, mostrandoci Gesù, l'esempio perfetto da seguire.
L'autore, O.W. North, abbiamo avuto modo di apprezzarlo, ricevendone il ministero, durante svariate visite alle nostre comunità.
Residente in Scozia, il fratello North svolge attualmente un ministero itinerante che lo vede impegnato in molti paesi del mondo (tra i quali U.S.A., India).
Tempo fa, trovandoci alcuni di noi a colloquio con lui, gli abbiamo chiesto quale dei suoi libri avrebbe desiderato pubblicare per primo in Italia; senza alcuna esitazione il fratello rispose:
"L’Uomo Rappresentativo".
Al Corpo di Cristo in questa Nazione ne dedichiamo la versione italiana.
Catania Gennaio 1985.
Aldo Gangi
NASCITA
Ad alcuni l'idea potrà sembrare completamente nuova: poter pensare alla Persona del nostro Signore Gesù Cristo come all'Uomo rappresentativo. Crediamo con devozione che Egli sia e sia sempre stato l'Unigenito ed Eterno Figlio di Dio e il solo Salvatore degli uomini, ma la novità è che Dio lo ha stabilito anche come Esempio per tutto il Suo popolo. Come uomini che vivono nella Grazia, sappiamo che nessuno può essere rigenerato cercando di seguire il Suo esempio o nell'obbedire ai Suoi insegnamenti. Siamo salvati confidando solamente e assolutamente nel Suo sangue e in tutto ciò che compì per noi sulla croce. Comunque, una volta compresa questa realtà e fattane l'esperienza, siamo poi spinti a seguire l'Esempio della Vita di Gesù, in modo che, essendo nati da Dio, noi pure possiamo vivere per il nostro Padre celeste. Anche se altri uomini possono essere stati grandi e onorabili; Dio ci ha dato, come Esempio più alto, Il Suo Figliuolo. Perciò, guarderemo alle Scritture per scoprire l'Uomo Cristo Gesù.
Dei quattro Vangeli, quello di San Luca è generalmente riconosciuto come il Vangelo del Figlio dell'Uomo. Nei suoi capitoli d'apertura vedremo alcune delle meraviglie del Signore Gesù Cristo , rivelato in quelle pagine come Uomo dello Spirito. Forse non abbiamo sufficientemente considerato che il Signore dipese totalmente dallo Spirito Santo. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù disse di Sé Stesso che era del tutto dipendente dal Padre e sulla terra non c'è mai stato un uomo che lo fosse più di Lui. Non poteva fare nessuna cosa che il Padre non Gli avesse mostrato; ci avete mai pensato?
Disse: "non faccio nulla da Me stesso". Mentre era sulla terra non disse mai: "lo sono Dio manifestato in carne e posso fare tutto ciò che mi piace". Piuttosto, "Mio Padre, che dimora in Me, fa le opere", aggiungendo pure che le Parole che pronunciava non erano Sue, ma del Padre. Il Signore Gesù, umilmente e gloriosamente, visse in totale dipendenza dal Padre.
E fece tutto questo per mezzo dello Spirito Santo. Nessuno può vivere questa vita di conoscenza intima del Padre, a meno che, come Gesù, non riconosca di dover dipendere dallo Spirito Santo.
Proprio per questo motivo è venuto lo Spirito; Egli è l'Unico che può farci conoscere il Padre e Colui che il Padre ha mandato: Gesù. Prima di tutto dobbiamo apprendere come,per opera dello Spirito Santo, Gesù divenne il Figlio terreno del Suo Padre celeste. Il racconto di questo avvenimento ci è narrato da Luca nel primo capitolo del suo Vangelo : " Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea,detta Nazareth, ad una vergine fidanzata ad un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. L'angelo, entrato da lei disse: ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te. Ella fu turbata a questa parola, e si domandava cosa volesse dire un tale saluto. L'angelo le disse: non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine. Maria disse all'angelo: come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo? L'angelo le rispose: Lo Spirito Santo ..." (1:26-35).
Ecco il punto! "Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell' Altissimo ti coprirà dell'ombra Sua".
Gesù nacque così e non sarebbe stato il Figlio dell'Altissimo se la potenza dell' Altissimo, per lo Spirito Santo, non fosse stata su Maria. E' chiaro che la potenza dell'Altissimo discese su Maria mediante lo Spirito Santo. Inoltre, la Scrittura afferma che ella si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo. L'angelo aggiunse: "Perciò il santo che nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio". Alleluia! Dio ha posto gran cura nel redigere il Nuovo Testamento, che ci fu dato dopo che il Suo Figliuolo ebbe sparso il proprio sangue e la stesura del Vecchio Testamento fu fatta in vista di Gesù e della Sua morte per i peccati del mondo intero. E' come se ogni parola fosse stata scritta con una penna inchiostrata col Suo sangue e quindi è preziosa oltre ogni dire. Notiamo con stupore, che nell'annuncio , riferito ovviamente a Gesù, l'angelo non usò il termine "bebè" o "bambino" assieme alla parola "santo". Il messaggero disse: "santo".
La Bibbia mantiene sempre fresche le grandi meraviglie di Dio, e lo fa per noi, per poterle applicare ai nostri cuori. Quando nacque Gesù, con Lui nacque pure qualcosa di santo; così Dio ci fa conoscere qualcosa di interamente nuovo e glorioso: quel Santo venne per poter restare. Il Santo che il Signore Iddio ci ha dato, oltre a concretizzare in carne e in sangue l'unione fra Dio e l'uomo nella persona del Figlio, è pure la verità eterna di un concepimento unico, una nascita unica e una vita unica; fatti avvenuti allora, ma che nello Spirito restano per sempre. L'opera segreta che lo Spirito compie dentro di noi è santa e deve essere gelosamente ed eternamente custodita. Dio il Padre ha dato il Suo Figliuolo all'uomo, ma con la nascita del Figlio ha dato vita anche ad una nuova e meravigliosa rivelazione: una persona santa e straordinaria che soppianta tutte le altre che noi possiamo mai immaginare. Il Figlio e il Santo sono uno: solamente per rivelazione ci è dato conoscere un mistero così sublime.
Nessuno può essere un figlio di Dio se non nasce dallo Spirito Santo. Fu per mezzo dello Spirito Santo che Gesù ebbe vita nella carne; la Sua vita terrena iniziò così, e noi dobbiamo iniziare nella stessa maniera. La parola greca tradotta in questo verso "potenza" (v.35), è la stessa parola che è tradotta "potenza" in Atti 1:8, "riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi e mi sarete testimoni". (Nei capitoli d'apertura dell'Apocalisse, Gesù chiamò Sé stesso il "Fedele e Verace Testimone"). Lo Spirito Santo discese su Maria e Dio ebbe il controllo delle sue doti naturali, adombrandone risorse e virtù con la potenza dell'Altissimo. Così, il glorioso Gesù Cristo di Dio si presentò come uomo nella nostra carne; e tutto ciò è indescrivibilmente santo e prezioso! Ognuno di noi deve avere quest'inizio: sperimentare la discesa dello Spirito Santo in un momento ben preciso della nostra vita e così nascere dall'Alto per potere avere e vivere la Vita eterna. A questo fine le ali adombranti di Dio ci sovrastano e la Parola è indirizzata al nostro spirito, separandoci da tutto e da tutti.
Che onore, ricevere la Parola di Dio; dobbiamo attenerci soltanto ad essa, senza prestare attenzione alle nostre sensazioni o a quello che dicono gli altri. Tutti devono sapere che questa gloriosa nascita dal Cielo è resa possibile esclusivamente per opera dello Spirito Santo. E se il Figlio di Dio ha dovuto cominciare così, puoi star certo che anche ogni figliuolo dell'uomo dovrà fare altrettanto. E' meraviglioso! Ci vuole la potenza dall'Alto per mettere al mondo figliuoli di Dio. Non è l'eloquenza o la conoscenza teologica o dottrinale che ci faranno nascere di nuovo, ma soltanto la potenza di Dio. Tutto ebbe inizio con l'annuncio della promessa della venuta dello Spirito Santo; in questo campo ogni cosa viene dallo Spirito Santo. Amen! Indubbiamente, la Persona dello Spirito Santo è stata molto trascurata da noi tutti; sarebbe una tragedia se Egli lo facesse nei nostri confronti. Sembra che sia giusto preferire Gesù e non menzionare o parlare dello Spirito Santo, come se farlo fosse sbagliato. Ma è una vera tragedia essere cresciuti in questo tipo d'insegnamento. Per decenni, se non secoli, si è avuta paura di farlo, perché sarebbe stato a scapito del Signore Gesù e della gloria che Gli è dovuta.
Ma perché l'uomo contemplasse la Sua gloria come l'Unigenito venuto da presso il Padre, l'angelo disse a Maria: "Lo Spirito Santo verrà su te". Similmente, quando Egli viene su noi, ciò che forma in noi è Gesù, il Figlio di Dio. Gloria a Dio nei luoghi altissimi! Che un tale Santo abiti in lui, per l'uomo mortale è realmente una grazia donata da Dio. Quando lo Spirito Santo, con la potenza dell'Altissimo, viene su noi, ci rende completamente e gloriosamente nuovi; scopriamo di essere in Cristo e Cristo in noi; siamo delle nuove creature. Da quel momento in poi, tutto è da Dio; le cose vecchie sono passate, tutto è nuovo e profondamente glorioso. Quando un uomo è nato dallo Spirito, ha avuto un buon inizio, ma è solo un inizio. Alcune persone giungono a questa tappa e poi, tristemente, tornano indietro o si fermano; ma tra le ragioni per cui abbiamo la preziosa Bibbia, è perché possa rivelarci che Dio, da un inizio ben preordinato arriverà ad un traguardo già stabilito.
CRESCITA
Il secondo punto importante lo troviamo al capitolo 2; il verso 40, riferendosi a Gesù, dice: "Il bambino cresceva e si fortificava". Egli venne dallo Spirito e, così, non ci sorprende che si fortificava nel suo Spirito. La crescita è importante, ma fortificarsi nello Spirito è ugualmente importante. Crescere in debolezza non è di alcun valore; si deve crescere con e in forza.
"Forte e robusto" è una testimonianza che si è in salute, ed è sicuramente la via dello Spirito Santo di Dio. II Signore Gesù nacque per essere grande e, comprendendo correttamente ciò che è la vita, anche noi siamo destinati a esserlo. Se ogni figlio di Dio potesse vedere, grazie alla nuova nascita, ciò che Dio ha in serbo per lui nel futuro, abbandonerebbe gioiosamente qualsiasi altra cosa sulla terra in modo da ottenere il meglio. La grandezza del destino che Dio ha preparato per noi non ha paragoni sulla terra ed è così meraviglioso che, se ne conoscessimo tutta la pienezza, non avremmo alcuna collusione con questo mondo.
Con Paolo diremmo gioiosamente: "Sono morto al mondo e per me il mondo è morto". Non vorremmo più peccare o tollerare appetiti carnali o sprecare denaro e tempo per accumulare possessioni in questo mondo. E' desiderio di Dio che ci dedichiamo interamente alla necessità di crescere forti e sempre più forti verso la grandezza completa dello Spirito; se siamo assorbiti in Lui e nella Sua volontà per noi, lo faremo. Ce ne ha dato la capacità e ha mandato lo Spirito per questo scopo. Nei primi versi di questo capitolo notiamo qualcosa di questa grandezza alla quale il figlio dello Spirito è predestinato in questa vita. Ispiratore e Autore ne è ancora lo Spirito Santo, che per bocca di Simeone e riferendosi a Gesù dice: "Per essere luce da illuminare le genti, e gloria..." e tramite Anna che "parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione". Quindi, vediamo che Egli doveva essere sia luce sia gloria di tutti coloro che aspettavano la redenzione.
Anche oggi, come allora, ci sono molti che aspettano la redenzione. Ma come vedranno senza una luce, e come ci sarà luce senza gloria, e come potranno, nelle tenebre e nell'infamia, conoscere a sufficienza la redenzione, tanto da volerla, se nel mondo non c'è né luce né gloria? (Matteo 5:14;
Filipp. 2:15; Rom. 8:30). Dio ci ha chiamati alla superna e santa vocazione di figliuoli, avendoci predestinati ad esserlo mentre siamo qui sulla terra. Con tutto il tuo cuore aspira a questa posizione, fortificati nello Spirito e cresci in esso come fece il tuo Signore. Il tuo sviluppo fisico non è la cosa contraddistingue nel percorso della tua vita. Forza e crescita vanno a braccetto e lo stesso dicasi per la sapienza e la grazia.
La sapienza senza la grazia rende un bambino precoce, insopportabile e orgoglioso; perciò ambedue devono camminare insieme. La grazia unita alla sapienza conferisce all' uomo la capacità di parlare e agire con compassione verso gli ignoranti, i deboli e gli anormali. Sarebbe meraviglioso se tutti i bambini nati dallo Spirito, nella via che conduce alla maturità e alla vera potenza, crescessero così in una simile adolescenza. Diletti, Dio ha un grande futuro per tutti noi, qui ed ora. Una delle più grandi tragedie dei nostri giorni è quella che molti vogliono diventare uomini prima di essere giovani, o, perfino, prima di essere nati, desiderano correre prima di poter camminare. Così accade che lo Spirito Santo viene e fa in loro un'opera meravigliosa, ma, subito, ingiustamente, l'assioma "salvati per servire" viene loro imposto.
In questo modo, qualcosa che in linea di principio è vero, si tramuterà in qualcosa di dannoso.
Conseguentemente, dei poveri bambini con in dosso i "pannolini" vengono spinti prematuramente a fare del "servizio" o del "lavoro", quando ancora sanno appena camminare. Gesù, quando nacque, non fu immediatamente spinto a servire, né lo fece da fanciullo. Il Padre sapeva che non era giusto, e così, come non lo richiese al suo Figliuolo, non lo pretende nemmeno dai suoi figli minori. Per evitare naufragi psicologici e spirituali è necessario che vi sia un tempo per crescere in uno spirito forte, sano, sapiente e pieno di grazia. Oggi, molti si trovano in mezzo ai guai, schiacciati e fatti a pezzi, perché queste cose, cosi chiaramente scritte sul nostro Signore e Salvatore, sono state ignorate.
Per impulsività e dando cattivi consigli, degli uomini hanno indirizzato altri ad una fine prematura. A questo proposito, "non un novizio" dice Paolo, "non un novizio".
Oh, se solo avessimo compreso appropriatamente il completo e sano principio della crescita, dello sviluppo e della maturità; conoscendone il fondamento pedagogico, non avremmo agito su dei bambini perché servissero tanto precipitosamente, caricandoli di pesi che non potevano sopportare.
Prima di parlare di "potenza per il servizio", soffermiamoci e insistiamo sulla vera opera dello Spirito nella vita di un uomo. E' più auspicabile poter vedere qualcuno ripieno della sapienza e della grazia di Dio, piuttosto che vederlo servire con "potenza", ma confusamente e con insicurezza. Meglio esser "forti" che "potenti". Solo il forte sopporta la potenza; solo il saggio sa come farne uso.
La potenza può essere affidata solo a colui che ha grazia; essere ripieni di sapienza dello Spirito è meglio che essere ripieni di potenza.
Il vero ordine, in queste cose, è quello delle Scritture e della persona del Signore Gesù; nel quale, in un periodo della sua vita, la crescita ebbe un ruolo ben più importante che non un ministero potente.
In ordine d'importanza, uno sviluppo adeguato di qualità spirituali divine - umane precede sempre qualsiasi opera di potenza. La grazia conduce alla maturità, e la sua presenza e la sua opera devono poter caratterizzare, non solo l'inizio della nostra vita cristiana, ma anche i nostri anni di sviluppo. La grazia in noi ha compiuto un'opera che è ancora in corso, e per gli altri diventa una fonte di rivelazione. "L'Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d'ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, siccome in Lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo", ha voluto farlo in modo che "fossimo santi e irreprensibili dinanzi a Lui nell'amore".
Lo dobbiamo comprendere: noi dobbiamo "essere", prima di poter "fare" od "operare". Dobbiamo crescere nella grazia, nelle benedizioni, nei favori e nelle meraviglie di Dio. Cari, stiamo prestando tutta la nostra attenzione a queste cose? Lo dobbiamo sapere: il favore divino è con noi, qualsiasi siano le condizioni e le situazioni nelle quali veniamo a trovarci. Pensateci: il Figlio di Dio doveva ripulire il pavimento di una bottega di falegnameria. Rifletteteci: è Gesù che lo fece. Lode a al Suo Nome! Benedico Dio che non inviò qualche esaltato giovane "bellimbusto" che potesse pensare di andare a convertire il mondo in cinque minuti. Il Padre lo lasciò a casa a Nazareth, perché potesse crescere, fortificarsi nello Spirito, diventare sapiente e pieno di grazia.
Ci sono quelli convinti che, avendo ricevuto un dono, debbano per forza andare a convertire tutti quanti. Invece, è da comprendere che il Signore Stesso dovette attendere lietamente e umilmente nello Spirito. Ciò che conta è lo Spirito Santo e ciò che è di vitale importanza è nello e dello Spirito.
In ultima analisi è lì che dobbiamo stare saldi, è lì che dobbiamo essere forti. Nel corso della vita, quando andiamo controcorrente e il diavolo ce la sta mettendo tutta contro di noi e ogni sorta di cose ci sta succedendo, è nello Spirito che dovremo resistere, senza vacillare; forti, sapienti, mostrando grazia a tutti. Ora, ci accingiamo a considerare i benefici di questo periodo di sviluppo privato nella vita stessa del nostro Signore Gesù Cristo.
GRAZIA
Adesso, per la prossima lezione che ci viene offerta da questo esame della vita terrena di nostro Signore, guardiamo al verso 41 del cap. 2: "Or i suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. E quando Egli fu giunto ai dodici anni, salirono a Gerusalemme secondo l'usanza della festa; e passati i giorni della festa, come se ne tornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme all'insaputa dei genitori; i quali, stimando che Egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, e si misero a cercarlo fra parenti e conoscenti; e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme facendone ricerca. Ed avvenne che tre giorni dopo lo trovarono nel tempio seduto in mezzo ai dottori, che li ascoltava e faceva loro delle domande; e tutti quelli che l'udivano, stupivano del suo senno e delle sue risposte. E, vedutolo, sbigottirono; e sua madre gli disse: Figliuolo perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo, stando in pena. Ed egli disse loro: perché mi cercavate? Non sapevate che lo dovevo trovarmi nella casa del Padre mio? Ed essi non intesero la parola che Egli aveva detta loro. E discese con loro, e venne a Nazareth, e stava loro sottomesso. E sua madre serbava tutte queste cose in cuor suo. E Gesù cresceva in sapienza e in statura e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini".
Notiamo qui uno di quei tocchi squisiti dello Spirito Santo, che rende tanto dilettevole la Parola scritta di Dio per tutto il suo popolo. "Or i suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa della Pasqua... E passati i giorni della festa, come se ne tornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme all'insaputa dei genitori... E, vedutolo, sbigottirono; e sua madre gli disse: Figliuolo, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo stando in gran pena. Ed Egli disse loro:
Perché mi cercavate? Non sapevate ch'lo dovevo trovarmi nella casa del Padre mio? (versi 41, 43, 48, 49)". E' chiaro che quando Gesù aveva dodici anni di età la famiglia di Nazareth era divenuta una piccola reggia d'amore. Sembra che Gesù e Giuseppe si fossero accettati vicendevolmente. Che benedizione è il potersi accettare, e quanto, invece, è miserevole il rigettarsi. Giuseppe e Maria erano chiamati i genitori di Gesù; forse Gesù lo aveva persino chiamato "papà" , per quanto sapesse bene che non lo era. Maria, quando lo trova seduto nel tempio tra i dottori della legge, dice: "Tuo padre ed io ti cercavamo, stando in gran pena"; e a questo punto il fanciullo Gesù risponde con estrema chiarezza, "perché mi cercavate? Non sapevate ch'lo dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?"Probabilmente non compresero ciò che volle significare.
Gesù stava correggendo, con fermezza e allo stesso tempo con garbo, il linguaggio che si è soliti usare in una famiglia. Indubbiamente apparteneva a quella famiglia di Nazareth, ma sapeva pure, che, quando i suoi lo ritrovarono, in quel preciso istante sedeva nella vera casa di Suo Padre e che in essa e per essa aveva in serbo un'opera futura davvero speciale. Con quanta grazia Egli usa la sua forza e la sua sapienza! Con quanta saggezza e gentilezza corregge l'errore! In questa fase della sua crescita, affermando la verità, dà un'evidenza gloriosa della sua grazia, della sapienza e della sua forza. Dichiarò la verità con amore, e questa è grazia. Ebbe la forza di opporsi all'errore, ma lo fece con grazia, evitando il peccato della presunzione, che conduce in ultima istanza all'arroganza della conoscenza.
Dio aveva progettato la croce, ma gli affari di suo Padre non riguardavano la falegnameria, e Giuseppe non si sentì urtato da tale grazia e nemmeno Maria si offese per quel tacito rimprovero; eppure Gesù aveva soltanto dodici anni! Quanto tempo è trascorso da quando sei nato di nuovo? Sai che sei nato di nuovo e sei vivo per uno scopo ben preciso? "Devo stare nella casa di mio Padre" (devo fare gli affari di mio Padre), ma a Gesù non gli era ancora permesso di intraprendere l'opera per cui sapeva di essere nato. Per ulteriori diciotto anni dovette restare a Nazareth, per dedicarsi proprio lì ad un lavoro secolare. Amen! Era già un gran maestro e dal futuro meraviglioso come personaggio pubblico; probabilmente non fece altro che frequentare una normale scuola rabbinica. Per Gesù non ci fu pubblicità, dovette ritornare ai banchi di falegname e lì imparare la vita e l'abilità di lavorare con pezzetti di legno, scoprendo come le cose si mettono a posto in un mondo non spirituale.
Come dice, molto appropriatamente, il verso 51: Egli imparò tutte queste cose in casa, in sottomissione ai suoi genitori; ed è lì che dovrebbe stare ogni giovane, per poter apprendere l'arte del vivere e lavorare. Il Signore sa (altro che!) che abbiamo bisogno di mettere a posto queste cose e darci una regolata in questo senso. In quel frangente, Gesù non fu capito da Maria e Giuseppe, nondimeno discese con loro a Nazareth, stette loro sottomesso per i successivi diciotto anni, continuando a crescere nascostamente; perciò leggiamo che "Gesù cresceva". Dopo essere sceso con loro, stando loro sottomesso, crebbe in sapienza e in statura e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini.
Ecco come si cresce. Era cresciuto, ma crebbe di più; era forte, ma divenne più forte; era sapiente, ma aveva bisogno di esserlo ancora di più; la grazia riposava su di Lui, ma ne doveva essere ripieno. Evidentemente, il metodo di Dio per farci crescere è mandarci a lavorare ed essere sottomessi. Siamo soliti pensare che la crescita si sviluppi solo nel o per il cosiddetto "ministero"; infatti, molti giovani pensano (e dicono a qualche fratello più anziano): mi piacerebbe venire con te fratello, desidererei
imparare a servire seguendo te.
Citando pure testi biblici conosciuti, come: "Egli li mandò a due a due", o ancora, "Paolo aveva un gruppo di fratelli con lui", e poi, "Paolo prese con sé il giovane Timoteo". Queste e altre Scritture sono citate correttamente e in buona fede; ma Gesù discese con Giuseppe e Maria e fu loro sottomesso. Vai a casa e impara come essere mansueto, umile, desideroso di apprendere e ubbidiente. Ti sia mostrato come si lavora il legno e impara ad essere paziente in quell'ambiente, poiché soltanto così possederai il controllo dell'arte di vivere piamente con la tua famiglia e di lavorare abilmente nell'occupazione che Dio ha scelto per te. Così sarai qualificato per poter intraprendere tutte le altre cose che il Signore ha in serbo per te. Impara ad essere un buon figlio;
Quando Dio mandò il Suo Figliuolo, mandò un Uomo! Gesù crebbe in sapienza, in statura e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini. Se potessi sussurrare agli orecchi dei conduttori di comunità e di chiese e chiedere: chi tra voi è cresciuto in sapienza, statura e grazia dinanzi a Dio e agli uomini? Mi domando chi verrebbe nominato; pensate che lo sarebbe colui che ha doni spettacolari? Ne dubito!
Dio inizia un'opera in qualcuno e la perfeziona. Se avete iniziato nello Spirito, dovete dimorare in Esso. Gesù era nello Spirito e mai se ne scostò. Considerate Galati 3:1,"0 Galati insensati, chi vi ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi dei quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo? Questo soltanto desidero sapere da voi; avete voi ricevuto lo Spirito per via delle opere della legge o per la predicazione della fede? Siete voi così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne"? Molti sono ammaliati nella stessa maniera, si fermano dal correre o si allontanano dalla Via. Gesù non lo fece. E' impensabile, ma se Gesù Cristo, il ragazzo di dodici anni, avesse insistito sulla sua indipendenza, dicendo: "Vado ad occuparmi degli affari del Padre mio; arrivederci Maria e arrivederci Giuseppe, vado a predicare"; chi avesse ascoltato quel meraviglioso ragazzo avrebbe potuto pensare: è stupendo, alleluia! Ma se Gesù lo avesse fatto sarebbe caduto in peccato; per quanto sia ripugnante il solo pensarlo, sarebbe stato succube dei desideri della carne; come è vero che il suo nome era Gesù.
Diletti, è proprio una cosa meravigliosa. Avendo cominciato per lo Spirito, rimanete nello Spirito.
Camminate in gloriosa obbedienza e sottomissione. Abbiate cura di crescere in sapienza, in statura e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini. Non che così facendo, dobbiate cercare l'adulazione di qualcuno; dobbiamo morire a tali vanità; ma che possa contraddistinguerci l'inconfondibile dolcezza e gloria di persone che dimorano esclusivamente nella grazia di Dio. Se questa è su di noi, ogni nostro sguardo, ogni parola, pensiero ed opera, la manifesterà. In Gesù fu così; doveva presentarsi al mondo, in primo luogo, per essere l'Uomo della grazia, e, in un secondo momento, degli uomini poterono scrivere di Lui: "La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi". Alleluia! Tutto deve essere nella, della e per la grazia. La grazia deve poter riposare su di noi, è un dono di Dio che non meritiamo, ma che ogni cosa sia in grazia e della grazia. Oh, quando predichiamo, sia una grazia per chi ci ascolta! Quando imponiamo le mani su qualcuno, per dire al demonio di uscire o per una guarigione, sia ancora grazia, quando visitiamo qualcuno, sia sempre grazia e tutto sia da Dio.
La naturalezza che possiedi deve essere espressione della grazia, perché ha caratterizzato la tua infanzia, la tua adolescenza ed ora contraddistingue la tua maturità. Non illudiamoci; se uno non ha la grazia di Dio, non può essere un uomo di Dio. Un tale uomo, ascoltandolo, ci comunica grazia, e poter guardare il suo viso ci causa una deliziosa benedizione da parte di Dio. In lui non s'intravedono nuvole di burrasche interiori; il suo cuore riposa e niente è in lui, se non la gloria dello Spirito e la potenza di Dio. Ed è questa gloria e questa potenza che gli danno modo di sviluppare la sua anima, conducendolo nell'intimità della vita che era in Cristo Gesù manifestato in carne. In lui non ci possono essere né peccato, né carnalità o mondanità; sia che ci si chini per prendere un oggetto o che si dica una parola, o si dia un comando o che si insegni ai dotti o qualsiasi cosa si faccia, tutto deve essere per e nel favore di questa Vita donataci da Dio.
Una persona è molto più che un sermone: Dio parla in un figlio. Ed è più che un dono dello Spirito o un miracolo o una benedizione. Un bambino, un figlio, un uomo dello Spirito è ciò che il Padre vuol fare di ognuno di noi. Lo dobbiamo sapere: dato che Colui che è glorioso e splendido visse proprio così ed è Lui il nostro Esempio supremo, anche noi siamo chiamati a vivere nello stesso modo.
UNZIONE
Andiamo avanti nell'apprendimento della Persona del nostro benedetto Signore. In Luca 3:1-2, penetriamo a fondo nel cuore di Dio e di Luca ed abbiamo il privilegio di godere dell'aroma dell'autentico humor biblico. Ci viene presentata una lista di nomi che iniziando dall'imperatore, arriva a re e sacerdoti, personaggi più o meno famosi del mondo del Nuovo testamento. Invece di informare loro, "la Parola di Dio", in maniera deliberata, "fu rivolta a Giovanni ... nel deserto". Non fu indirizzata a Cesare né ad alcuno degli altri notabili, ma a Giovanni, un uomo ripieno dello Spirito Santo. Tutto ciò che riguarda la vita di Gesù, riguarda pure Lui, lo Spirito santo. E' caratteristico di Dio; riuscite a coglierne il significato? Ne potete vedere la dolcezza e la maestosità? Tiberio Cesare, tra gli uomini del mondo, può anche essere esaltato e adulato per la sua altezza imperiale; ma Dio lo trascurò nell'inviare la sua Parola e lo lasciò nel deserto sabbioso della sua corte.
L'uomo al quale viene rivolta la Parola di Dio, sebbene sia vestito di pelo di cammello, indossi una cintura di cuoio attorno ai fianchi e mangi locuste e miele selvatico, si leverà come se stesse nei luoghi celesti e diverrà, nella sua generazione, la potenza infiammata di Dio. Lode a Dio perché sarà proprio così; d'altronde è il principio e il modello che regola le vie di Dio. Successe anche ad un Trentenne mentre lavorava in una falegnameria di Nazareth: Gesù, il Figlio di Dio. Ecco il modus operandi di Dio. Giovanni venne fuori dal cuore del deserto, verso il Giordano, per predicare la Parola; nel frattempo tutte le celebrità di allora facevano sfoggio di sapienza umana e conoscenza religiosa. Moltitudini accorsero da Giovanni per poter udire la Parola ed essere da lui battezzate. Tra loro c'era Gesù, il Figlio di Dio, nato dallo Spirito. Egli doveva sperimentare un ulteriore dono di Suo Padre, tanto indispensabile per la sua opera di redenzione, quanto lo fu la sua nascita per la sua vita qui sulla terra.
E' lo stesso Signore Gesù che ci dice con chiarezza cosa gli accadde al Giordano. Lo Spirito Santo, per mezzo di Luca, ci ha trasmesso le esatte parole al cap. 4 verso 18: "Il Signore ... mi ha unto". Qui, accenneremo soltanto a qualcosa che accadde al Giordano e che va oltre a ciò che a prima vista riusciamo a comprendere. Noteremo semplicemente che Gesù fu battezzato solo fisicamente, in acqua; spiritualmente invece non fu battezzato, bensì unto. Non fu battezzato nello Spirito perché non ne aveva bisogno: non era un peccatore. Non aveva peccati da confessare perché mai aveva peccato. Che questo concetto penetri molto profondamente nel nostro cuore: il battesimo con, o, nello Spirito ha a che fare con il peccato. Il rimedio di Dio per il peccato è che l'intero essere di un uomo sia completamente immerso nello Spirito Santo; ogni persona così battezzata, viene immersa e impregnata nello Spirito Santo in modo che il benedetto ed infuocato Spirito bruci la corruzione del peccato tanto radicato nel suo uomo interiore. Ma, dopo di ciò, abbiamo bisogno di essere unti, come lo fu Gesù.
Nella persona del Signore, la nostra esperienza del battesimo dello Spirito è paragonabile alla sua nascita. Nascita e battesimo sono uno. La Sua generazione nella carne ebbe luogo con una specie di battesimo nello Spirito compiutosi in sua madre Maria, in modo che il fattore peccato, presente in ogni procreazione umana, non gli fosse trasmesso. In Gesù, l'essere generato, equivale alla nostra rigenerazione; è la nostra comparabile esperienza. Ma, pur essendo nato dallo Spirito, all'età di trent'anni non disse improvvisamente : "bene, ho trent'anni, è tempo di uscire e di fare qualcosa nel mondo; per favore, pregate per me, vado ad evangelizzare o a fare il missionario". Persino Gesù non lo poté fare. La tragedia terribile è che molti figli minori lo fanno. Detto con semplicità, Gesù non decise che poteva essere un ministro o un predicatore inviato dal Cielo; dovette aspettare finché fosse unto. Chi decide come e quando un uomo deve diventare ministro? Nessuno, se non il Padre, che, come nel caso di Gesù, lo unge con lo Spirito Santo.
All'età di dodici anni era molto desideroso di servire il Padre e doveva essere istruito nelle Scritture; a quindici anni doveva essere molto preparato nella Parola e, forse, era la persona più qualificata della terra per insegnare la Bibbia. Ma il Signore Iddio, Suo Padre, non lo inviò perché divenisse un Maestro della Bibbia, Egli è venuto per insegnarci Dio. Oggi giorno non ci sono molti maestri che lo fanno; bene o male i tanti stanno insegnando la Bibbia, ma chi, tra gli uomini, ci sta insegnando Dio, tramite la vita e la rivelazione? L'ordine di Dio è che l'esempio preceda il ministero. Gesù scese nel Giordano e pregò con un cielo aperto, in risposta il tenero Spirito discese su di Lui in forma di colomba; ricevette l'unzione per il suo ministero e udì il Padre che approvava e diceva: "Tu sei il mio diletto Figliuolo". Il Padre si compiacque molto in Lui, tanto da lasciargli fare i Suoi affari come Gesù aveva sempre desiderato. Se lo avesse desiderato, ora lo avrebbe potuto mandare fino alle estremità della terra; ora, mancando tre anni alla data fatidica, poteva avviarsi incontro alla morte.
Quando il Padre si compiace di qualcuno, lo può anche mandare allo scontro più grande della sua vita: al tradimento, all'infamia, alla morte, a qualsiasi cosa. Non sarebbe meraviglioso se, dopo che hai vissuto trent'anni nello Spirito,il Padre potesse dire di te: "figliuolo mi sono compiaciuto in te"?
Per un tale elogio, che vita devi aver vissuto! Benedetto sia Dio, Oh Signore, che ciò possa avverarsi in ognuno di noi! Questa è l'unica occasione, nella vita di Gesù, in cui lo Spirito Santo si vede in forma corporea; scende come colomba sopra l'Agnello e Giovanni lo vede posarsi sulla gloriosa persona del Signore Gesù. Lo sguardo meravigliato del profeta, colmo di stupore, continua a fissare la visione della colomba che man mano perde la propria forma, sparisce dalla scena, perché assorbita dalla Persona del Figlio di Dio. La sua forma svanisce, ma la sua presenza e la sua potenza rimangono. Un tale Uomo, con questa gloriosa, extra, permanente e celeste unzione, può adesso intraprendere il ministero che Dio gli ha affidato.
POTENZA
Non ancora però, non ancora, perché nella vita dell'Uomo Rappresentativo tutto deve poter essere semplicemente perfetto. All'inizio del capitolo e proprio dopo il racconto del suo battesimo e della sua unzione, leggiamo: "E Gesù ripieno dello Spirito Santo ..."
". Ci siamo, così impariamo che la pienezza dello Spirito Santo, in ciascuno di noi, non raggiunge la possibilità, la dimensione e il grado massimo di espressione fino a quando non siamo unti. Egli era l'Uomo dello Spirito; fu l'Unto dello Spirito; era ripieno dello Spirito Santo. Adesso, dobbiamo essere molto onesti; secondo questo modello, quante persone di nostra conoscenza sono ripiene dello Spirito Santo? Gesù ne è l'esempio e unico modello standard di Dio. Ed eccolo ripieno dello Spirito Santo e con il Padre che dice:
"Figliuolo, mi compiaccio veramente in Te". Benedetto sia il nome del Signore.
Voglio che questo prezioso Signore mi faccia uscire dalla mia insufficienza, da tutte le miserie degli uomini; io stesso divento piccolo come un nano, mentre Egli mi predica grandezze e mi dice cosa significa essere ripieno. Ho bisogno di qualcuno che sollevi il mio cuore e lo elevi al sublime ideale di Dio: GESU'. Non voglio niente di meno; e se è cosi, mi può essere permesso solo temporaneamente, come un primo passo verso la meta. Se sono meno dell'uomo di Dio, è solo perché, per poter crescere, devo avere un inizio; e, in ogni caso, devo crescere fino ad arrivare alla completa pienezza di Dio. Amen! Padre, sii compiaciuto in me: Oh, poter abbracciare il Padre per amarlo e amarlo ancora, ed essere compiaciuto in Lui e Lui in me. Si può desiderare qualcosa di meglio? La brama interiore di fare gli affari del Padre giunge sempre ad un suo culmine, un momento in cui la misura ne è colma.
Per Dio ci sarà sempre un momento, quando dal cielo potrà riversare sopra un uomo una sacra unzione; quando l'amabile Spirito-colomba scenderà su di lui, potenziandolo. Il risultato di questa potenza conferitagli, sarà vista come gentilezza sommata alla gentilezza, come grazia su grazia, potenza aggiunta alla potenza, Spirito su Spirito e Dio su Dio; Alleluia! Nella tua vita Dio sta cercando proprio questo. Lo Spirito Santo perse le sembianze di colomba e assunse forma d'uomo, cioè Gesù. Gloria a Dio! Perché viviamo e respiriamo se non per questo? A parte questo evento, in nessun altro passaggio ci viene riferito che Gesù fu ripieno dello Spirito Santo. Ciò non significa che non lo fosse prima o dopo questo momento, ma qui viene sottolineato per indirizzarci a cose precise e speciali che succedono in una persona e Dio sta attirando, specialmente, la nostra attenzione su Gesù, che in quell'istante era ripieno di Spirito. Adesso, ripieno e unto, ritorna dal Giordano "condotto dallo Spirito".
In queste parole ci è rivelato il segreto di una vita pienamente usata, "guidata dallo Spirito". Oggi molti cercano la guida. Tra i libri più famosi e che troviamo sugli scaffali delle librerie cristiane, ci sono quelli sul come essere guidati; tutti la cercano e molte sono le richieste di preghiera da parte di chi cerca guida. Gesù non ne ebbe bisogno; quando fu riempito dallo Spirito fu condotto dallo Spirito. Da allora il suo cammino fu sicuro; doveva essere la Via. Nato, riempito, unto, guidato; questo è l'ordine della verità. Ciò che contraddistinse Gesù, dopo la sua unzione, fu la guida dello Spirito. Lo Spirito Santo viene per essere il Conduttore e quando ci viene dato assume il ruolo, nel nome di Gesù,di guida delle nostre vite. Non aver capito questo punto fondamentale ha causato lo spreco di vite, di tempo e di potenza. In ogni dove, coloro in cerca di guida, dicono:"ho chiesto un segno"; evidentemente si è in una situazione in cui la guida è necessaria e per poter fare un passo poniamo qualche condizione, come fece Gedeone con il suo celeberrimo vello e lo fece perché aveva bisogno di essere rassicurato nella Parola di Dio.
Sembra che ognuno abbia il proprio vello; un uomo (sottolineate: nell'Antico Testamento) lo pose e pare aver stabilito il paradigma valido per ogni tempo e per tutti i figli di Dio. Si è convinti che questa sia una maniera corretta, appropriata e scritturale per poter ricevere guida spirituale, ma è una convinzione che fa acqua da tutte le parti. La venuta dello Spirito Santo, alla Pentecoste, sembra aver sanzionato la fine di metodi così insoliti di guida. Nell'intera Bibbia, il riferimento del trarre a sorte che troviamo in Atti 1:26, pare essere l'ultimo del genere; perché la guida non deve dipendere da "segni" esteriori, da "parole" e così via, ma deve "nascere dal di dentro". Lo Spirito Santo ci guida dal di dentro, ci conduce con potenza attraverso il nostro spirito. In questo, il Signore Gesù è il nostro Conduttore e il nostro Esempio; ed è a Lui che in primo luogo dobbiamo guardare e non agli esempi dell'antico patto, per quanto grandi possono essere. In Isaia 53, leggiamo:"Come l'agnello condotto allo scannatoio", un immagine che evoca visioni di uomini terribili che conducono Gesù alla morte.
In realtà non erano loro a condurlo, ma lo Spirito. Storicamente parlando fu condotto da quei "terribili" soldati romani, ma non fu la cosa più importante; ciò che importa è che tu guidato dallo Spirito, come un Agnello che va al macello. Non c'è da stupirsi se suo Padre insistette che da giovane rimanesse a Nazareth, per poter crescere in grazia e in sapienza e fortificarsi nello Spirito.
Che sia chiaro, troppa gente pretende di poter sospingere altri al servizio, prima che questi siano abbastanza forti per farlo, col risultato di un crollo o di un esaurimento. Dappertutto è possibile stilare una lista di pietosi naufragi spirituali, di persone rovinate e fatte a pezzi, perché non si è tenuto conto di queste verità cardinali. Forse, la cosa più sorprendente della guida dello Spirito fu del dove condusse Gesù; può darsi che non abbiamo mai riflettuto sul fatto che lo Spirito guidi nel deserto. Non ci condurrà mai nel deserto del peccato, né ci lascerà nel deserto della carnalità. Ma, prima o dopo, guiderà ogni figlio di Dio nel deserto della tentazione; un terreno di scontro con il diavolo e di vittoria su di esso. Non siamo condotti nel deserto per perderci; Gesù non si perse, né girovagò frustrato, ma fu guidato dallo Spirito per compiere ciò che il Padre aveva in serbo per Lui.
Rimase li, tra le bestie selvagge, per quaranta giorni e quaranta notti; tentato, tentato, tentato, senza toccare cibo, alla presenza di fiere e sotto il potere del diavolo. Ma, come può essere? Il Figlio di Dio, ripieno dello Spirito, attorniato da animali feroci? "Non è giusto", si è tentati di dire; ma era giusto. Negli anni a venire sarebbe sempre stato attorniato da bestie feroci e in condizioni peggiori di queste; e le bestie furono persone, esseri umani che vivevano in un deserto spirituale. Guardate Pietro, considerate Giuda, Ascoltate Giovanni, l'amato discepolo, che, parlando come un figlio del tuono, dice: "uccidiamoli, facciamo scendere fuoco dal cielo, fulminiamoli per il nostro Signore". Ed erano gli apostoli favoriti, scelti per essere le fondamenta della Chiesa. Inoltre, quando era sulla croce, fu completamente circondato da bestie feroci.
Il salmo 22, con riferimento alla croce, parla di tori di Basan e di bufali. Nella sua vita fu perseguitato da Erode, un uomo che era paragonato ad una volpe. Così, un Agnello stette con bestie selvagge, provando che queste non potevano divorarlo, né gli uomini toccarlo, poiché la Colomba tenera e gentile era su di Lui e in Lui. Alleluia! Durante questo periodo imparò l'ubbidienza. Era ancora ripieno dello Spirito, lì nel deserto dove era stato condotto per quei terribili quaranta giorni di prova che culminarono nelle tre grandi tentazioni, che riassumono e mostrano tutto quello che il diavolo, in quell'occasione, poteva prendere di mira in Lui. Vi si recò da solo con Dio; dovette scontrarsi col diavolo e sconfiggerlo per poter adempiere gli scopi del ministero a cui era stato chiamato. E tutto questo, affinché l'Uomo in cui Dio si era compiaciuto inaugurasse il ministero avendo sconfitto personalmente quel vecchio serpente, il diavolo, potendo dire ai demoni: "uscite"; assicurandosi che lo avrebbero fatto. E fu proprio così.
Da questo punto di vista, il suo ministero fu, praticamente e semplicemente, una campagna di pulizia. La battaglia decisiva la vinse nel deserto, dove sconfisse il dragone. Ecco perché Gesù non disse mai a un demonio qualcosa del tipo: "lo ti lego, potenza malefica". Molto tempo prima che avesse liberato la gente di quei luoghi, nel deserto legò l'uomo forte. Gesù disse che non si può entrare nella casa dell'uomo forte se non dopo averlo legato. E' vero, perciò lo legò e poi, sulla croce, lo distrusse. La lettera agli Ebrei ci ricorda che "distrusse colui che aveva l'impero della morte" fu nel deserto che legò colui che aveva il potere di portare malattie, infermità, pazzia, demenza, depressione e tenebre. In questo, Gesù fu un uomo ripieno dello Spirito Santo e dominò il diavolo. Dirai: "lo poté fare perché era Dio"; giusto, ma Dio umiliò Se Stesso per insegnarci come poterlo fare noi.
Ci viene detto che umiliò Se Stesso, prendendo forma di servo. "Essendo trovato nell'esteriore come un uomo", non andò a destra e a manca dicendo: "Guardatemi, sono Dio!" La descrizione favorita di se stesso era "Figlio dell'uomo". Gesù Cristo compì tutto come Uomo, come voi ed io possiamo farlo; Nacque dallo Spirito, fu unto dallo Spirito, fu ripieno dello Spirito, fu guidato dallo Spirito e dallo Spirito fu reso vittorioso sul grande spirito oppositore, cioè, il diavolo. Ecco come possiamo riuscirci; se solo camminiamo nella via di Dio, diventa possibile per tutti noi. A questo punto, per conforto delle nostre anime, soffermiamoci a contemplare le vie e le esperienze di questo meraviglioso Dio - Uomo. Quando ci sentiamo giù, provati , sballottati e afflitti, non sapendo dove sbatterci la testa; ricordiamoci di Gesù.
Il nostro benedetto Signore, durante quelle terribili prove, fu davvero sotto il potere di satana; è difficile capirlo, ma è vero. Chi trasportò Gesù sul pinnacolo del tempio? Fu il diavolo, non fu Gesù a volerlo né gli angeli a trasportarlo. Ci viene detto che fu il diavolo. Crederlo ci lascia attoniti, ma crediamo in ciò che ci dice la Scrittura, la nostra Bibbia. Il diavolo lo portò pure sopra un alto monte, e non nella sua immaginazione, non vi fu nulla di immaginario in quello che accadde; fu reale, sapete? Quando il diavolo pose Gesù sul pinnacolo del tempio, gli disse: "Gettati giù di qui".
Praticamente, lo istigo al suicidio! E il diavolo te lo dice:"gettati giù, distruggi te stesso". Sappiamo come falsificò la parola che, originariamente, fu intesa come una benedizione da Dio; lo fece con l'inganno, omettendo poche, ma vitali parole della promessa originale; una cosa innocente, ma sbagliata.
Se il diavolo citasse la Parola di Dio, fosse pure alla lettera,sarebbe sempre un inganno, perché è lui che la sta citando. Quando citate la Bibbia e, nel farlo, commettete un errore, non prendetevela troppo; ciò che è male è farlo col proposito deliberato di ingannare. Nel caso da noi preso in considerazione, la Parola, oltre ad essere manipolata, fu citata con una motivazione errata del cuore di chi la proferì. E' il motivo nel cuore e il fine che si ha in vista, che decidono se ciò che è stato detto proviene realmente da Dio o dal diavolo. Lo spirito con cui si dice una cosa, l'atteggiamento del cuore, sono i fattori decisivi che ci fanno intendere il significato che c'è dietro le parole. Ma la gloria di tutto quello che stiamo considerando sta nel fatto che, nel momento cruciale della decisione, nel preciso istante che precedeva l'azione, Gesù disse: "No". E nel dirlo ci ha dato un esempio e ci ha mostrato come si reagisce alla tentazione.
Quando il potere del tentatore si fa forte e ci sentiamo sotto l'influenza del suo operato e sembra di essere trasportati giù, verso terribili abissi peccaminosi o su, verso montagne di orgoglio e desideri, se, nel momento cruciale, diremo "No", allora il peccato non ci toccherà. La tentazione, se non ha il potere di attrarre e di incitarci per portarci verso l'oggetto del desiderio, non ha alcun valore e nessuna ragione di esistere. Ma anche allora, non si tramuta automaticamente in peccato; prima che lo sia devono entrare in gioco la nostra volontà e il nostro consenso. Anche in questo caso il Signore Gesù è il nostro esempio, e il diavolo si allontanò da Lui. Sembra che lo lasciò sulla cima del tempio e non ci viene detto come discese, ma sappiamo che gli angeli si avvicinarono e lo servirono e, verosimilmente, lo aiutarono a scendere.
Il diavolo tentò il Signore per poterlo distogliere dalla custodia degli angeli e, se Gesù lo avesse ascoltato, avrebbe smarrito il vero ministero angelico e, presumendo di non poterlo mai perdere, lo avrebbe sicuramente perso. Il ministero degli angeli è per gente che vive nello Spirito, che cammina nello Spirito ed è guidata dallo Spirito. Amen! Tutto l'esercito celeste si accalca attorno ai figli di Dio per servirli. E' davvero meraviglioso poter sperimentare questo senso di sicurezza. Coi versi 13 e 14 facciamo un ulteriore passo in avanti per vedere la conclusione di questa grande verità: "Allora il diavolo, finita che ebbe ogni sorta di tentazione, si partì da Lui fino ad altra occasione. E Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò".
Incontriamo nuovamente la parola "potenza" (greco: dunamis). Hai ottenuto potenza? La prima volta che Gesù la usò, fu per legare il diavolo.
L'esempio datoci da Gesù va in questa direzione: in primo luogo rendere impotente il diavolo nei tuoi confronti, con conseguenze di enorme portata. Mi chiedo quanti tra di noi lo hanno fatto; non vogliamo strombazzare i meriti di nessuno, ma quanti di noi lo hanno fatto? Il segreto del successo del ministero di Gesù poggia su quanto detto sopra ed è così che ottenne gloria sulla terra. Questa è la verità, la via e la Vita dello Spirito di Dio mostrataci dal Signore Gesù Cristo.
MINISTERO
Adesso osserviamolo mentre torna in Galilea nella potenza dello Spirito. Leggiamo che la sua fama si sparse per tutta la contrada circonvicina: "E insegnava nelle loro sinagoghe glorificato da tutti" aveva meritato davvero. In ogni uomo, la sapienza, la grazia e la potenza danno luogo alla fama; specialmente quando si sconfigge il diavolo. Così, Gesù va a casa, a Nazareth. Ed è proprio lì che devi andare quando parli di sapienza, grazia e potenza; lì dove sei cresciuto. Ed è lì, in primo luogo, che devi resistere alla prova e mostrare che sei ripieno della potenza dello Spirito. "Ho la potenza" dice qualcuno, "vado in Amazzonia!" Carissimi, il primo posto da visitare è la vostra Nazareth; qui sapranno se hai potenza o no. Forse, prima di darci ai miracoli, dovremmo cercare di fare qualcosa del genere.
Egli ritornò nel posto dove era cresciuto e dove tutti lo conoscevano. Era vissuto con loro ed è chiaro che da loro doveva ritornare, a casa. Ed essendovi ritornato nella potenza dello Spirito, fu sotto gli occhi di tutti che questa potenza che adesso lo animava, era un tutt'uno con la grazia che lo aveva contraddistinto nel corso della sua vita. Ora, ovviamente, una delle prime cose da imparare, a riguardo dell'uso della potenza, è la maniera corretta di interpretare e collegare le Scritture rispetto a se stessi. Egli si reca a Nazareth (v.16), "dove era stato allevato, e com'era solito, entro di sabato nella sinagoga, e alzatosi per leggere, gli fu dato il libro del profeta Isaia; e aperto il libro, trovò quel passo dove era scritto: lo Spirito del Signore è sopra me, per questo Egli mi ha unto per evangelizzare i poveri". Lo si può quasi sentire, che dice: quanto ho desiderato farlo, in questi anni, ma ora vengo nello Spirito del Signore per adempierlo.
Ora, unto, poteva predicare il Vangelo ai poveri, bandire liberazione ai prigionieri, fasciare i cuori rotti, dare recupero della vista ai ciechi e libertà agli oppressi. Finalmente era giunto il momento per poter predicare loro l'anno accettevole del Signore. Alla lettura di questa Scrittura, gli sguardi di coloro che erano nella sinagoga si fissarono su di Lui (v.20); notate: non sulla Bibbia, ma su di Lui.
Poi, chiuse il libro; naturalmente ne fece uso in altre occasioni, perché il Libro lo riguardava. Ad ogni modo, quello che disse e fece attirò l'attenzione dei presenti, tanto che lo guardavano, lo ascoltavano e aspettavano. "Ed Egli prese a dir loro: oggi si è adempiuta questa Scrittura, e voi l'udite".
Ed è proprio così che deve poter fare chi è unto dallo Spirito. Gesù stava adempiendo la Scrittura: in loro presenza la Parola si era fatta carne e non potevano fare a meno di testimoniarlo. La lettura pubblica della Bibbia ha essenzialmente questo scopo: Dobbiamo imparare a considerarla più per la sua applicazione ai bisogni del momento e al suo adempimento nei cuori delle persone, piuttosto che usarla per il nostro tema preferito, per la nostra predicazione o insegnamento che sia.
L'uomo che è nato, riempito, unto, guidato e potenziato dallo Spirito, è l'uomo che adempie la Scrittura; in questo consiste, principalmente, il suo ministero. Una sera, dopo una riunione tenutasi in casa, due giovani donne si trattennero dopo che tutti gli altri se ne erano andati. Entrambe erano possedute da demoni; mentre una era in ginocchio, il demone veniva cacciato fuori, emetteva delle grida di terrore, come quando si trovava sotto il tormento di quella terribile cosa che l'aveva posseduta. L'altra ragazza stava seduta e guardava, essendo completamente terrorizzata. Mai, prima di allora, aveva visto o udito qualcosa di simile. Le si poteva dire: "Oggi si è adempiuta la Scrittura e tu lo vedi con i tuoi occhi!" Quando Gesù stava tra la gente, accadeva proprio questo; è il vero ministero scritturale. A Nazareth, Gesù non predicò un sermone, lesse semplicemente la Scrittura e disse: "Oggi si è adempiuta".
Caro fratello, se sei un predicatore della Parola, adempila davanti a chi ti ascolta; è così che fanno coloro che sono ripieni dello Spirito. Adempi la Parola, perché non facendolo, sia la Scrittura sia quello che dirai saranno considerate nient'altro che parole vuote. Tutto deve poter essere confermato dalla vita vissuta, una vita che può essere potenziata soltanto dallo Spirito, perché la lettera uccide, ma è lo Spirito che dà vita. Iniziando da Nazareth, Gesù andò dappertutto in quel lembo di terra, avendo come missione l'adempimento della Scrittura e, da uomo ripieno di essa, apri gli occhi ai ciechi, liberò gli oppressi e fasciò i cuori rotti. Lo potete vedere, mentre, con pietà, si avvicina a quella povera donna che accompagnava il proprio figlio (come aveva fatto in precedenza col marito) al cimitero? Immaginate l'infinita compassione di quest'Uomo dello Spirito mentre ferma il corteo funebre e resuscita dai morti il giovane, ridonandolo a sua madre. Anche la madre di Gesù era una vedova, e Lui era il suo figlio maggiore!
Il ministero più meraviglioso è quello che guarisce il cuore. Avete questo ministero e desiderio per poter edificare la Casa del Padre? Avete mai incontrato qualcuno che, come Gesù, sia davvero unto e ripieno dello Spirito di Dio e che viva e cammini con potenza e compassione? Lo avete mai incontrato? Era ritornato dalla sua vittoria su satana nella potenza dello Spirito; era ripieno, ed era stato pieno di grazia da sempre, crescendovi sempre di più nei trent'anni della sua vita. Adesso e per tre anni, si stava muovendo nella "potenza", travolgendo la sua terra come fuoco disceso dal cielo. Oh Dio, fai sorgere tali ministri! Dove sono? Togli di mezzo tutti gli altri, Signore, falli sparire. Abbiamo bisogno di uomini e donne che siano ripieni dello Spirito di Dio e che camminano soltanto nella guida dello Spirito.
Ci stupisce che le affermazioni dette da Gesù a Nazareth potessero evocare, nei cuori dei suoi vicini, dei pensieri omicidi; ma alla gente non piace che la lettera morta sia toccata da una mano vivente. Lasciateli in pace con le loro Scritture, i loro sogni e le loro speranze e tutto andrà per il verso giusto; ma ditegli che sei venuto per adempiere la Parola, e, probabilmente, l'interesse si tramuterà in odio.
Ma uno deve seguire il suo Signore. Ogni predicatore dovrebbe intraprendere il proprio ministero da dove iniziò Gesù, sia dal punto di vista geografico sia da quello sociale, oltre che da quello scritturale, e, soprattutto, per quel che riguarda la potenza. Una storia desolante, dappertutto nel mondo, è la storia di predicatori che non sono unti. Il nostro Vangelo non è fatto di parole: Esso è potenza dello Spirito che opera con e attraverso le parole predicate che avranno una conseguenza pratica nella vita delle persone che lo hanno ricevuto.
Questo studio non esaurisce i riferimenti, nel Vangelo di Luca, a proposito dell'opera e della Persona dello Spirito Santo; abbiamo considerato brevemente gli inizi delle vie di Dio nella vita dell'Uomo venuto dal Cielo, convinti che lo scrittore ispirato ce lo indichi in maniera rappresentativa, come nostro Esempio. Se è da poco che sei nato dallo Spirito e il tuo servizio a Dio non rispecchia quello di Gesù, non autocommiserarsi per questo; essendo nato da Dio, cioè, essendo stato battezzato nello Spirito, impegnati ad essere tutto ciò che puoi essere nel suo Nome, come si è sottolineato in queste Scritture. La nascita è in vista della crescita, della maturità nella grazia, nella sapienza e nella potenza.
L'unzione e la guida dello Spirito fanno parte del tuo straordinario patrimonio, così che tu possa camminare e fare la tua parte in questo prezioso e potente ministero del Signore. Sebbene altre figure possono essere state importanti per noi, come esempio più alto, non seguiamo loro, ma il Signore.
Egli, per lo Spirito e attraverso di noi, vivrà quella stessa gloriosa vita e farà le medesime opere che lo contraddistinsero, adempiendo il suo stesso e potente ministero in e per mezzo di coloro che, come Lui, sono stati scelti per fare la volontà di Suo Padre.
NOSTRO SIGNORE - LA STRAORDINARIA GRANDEZZA DELLA SUA POTENZA
© Aldo Gangi 1995
Nota dell'autore: questo scritto risale al 1995. Non è mai stato pubblicato; messo nel dimenticatoio, è rimasto "sepolto" per 17 anni. Qualche mese fa ho ritrovato il dattiloscritto con le preziose correzioni di Carla Sueri. La divulgazione online la dedico a tutti "gli amici di Gesù" d'Italia.
INTRODUZIONE
Da molti pulpiti si odono insistentemente messaggi e formule per ottenere finalmente il tanto anelato successo. Successo per conquistare le anime, successo per non avere problemi economici, successo per stare bene fisicamente, etc.
Dio, ancora oggi, continua ad insistere e a scommettere sul suo Figliolo. Egli è il solido e il solito punto di riferimento per tutti i figli di Dio.
Un genuino, profondo e duraturo apprezzamento della sua persona e della sua opera: ecco ciò di cui abbiamo bisogno.
Per il diavolo e i suoi eserciti, prevenire questo apprezzamento rappresenta la madre di tutte le battaglie da combattere contro i fedeli.
Lo Spirito Santo è incessantemente all'opera affinché Gesù sia glorificato in noi. Il meraviglioso Paracleto ci insegna, ci guida, ci annunzia, ci rammemora qual è la Via per avere non solo il successo, ma il vero trionfo: "Nostro Signore".
"GENESI DI UN AMORE NASCITA DI UNA VITA"
Accettare Cristo ...., non è stato difficile, e non mi ha comportato alcuno sforzo sovrumano.
Riceverlo nel proprio cuore è quanto di più bello possa accadere ad una persona. Amarlo è facile perché Egli è amabile. Che Cristo mi abbia accettato ....; questo si che mi ha sorpreso! Realizzare che Egli mi abbia ricevuto, lo trovo semplicemente straordinario. Le due cose: accettare ed essere accettati; ricevere ed essere ricevuti, si fondono in un tutt'uno e ci fanno gustare l'infinita grazia di Nostro Signore. Il principio dell'Evangelo secondo Giovanni ci comunica il profondo desiderio di Dio di essere ricevuto dall'uomo. In santa progressione la Parola, la Vita, la Luce vengono presentate e introdotte. Egli (la Parola, la Vita, la Luce) è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto.
Non può finire li, nella negatività dei suoi, che, messi di fronte alla scelta più importante, si rivelano per quello che sono in realtà: non sono suoi.
Dio deve essere ricevuto; è una sua esigenza. Egli non lo fa per riempire un vuoto che esiste in Se Stesso; il vuoto esiste in noi. Se potessimo scandagliare il Cielo, se avessimo la capacità di indagare l'Eternità, quale spiegazione troveremmo a questo volere di Dio di essere ricevuto e riceverci? Una sola e unica spiegazione: A M O R E. I suoi (non suoi) non lo hanno ricevuto; ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto .... cosa è successo a costoro? Sono nati da Dio, sono divenuti suoi figli. Lo Spirito Santo spalanca davanti a noi delle finestre che danno nel cielo dei cieli; Egli ci trasporta sulle ali della grazia, e suo tramite, veniamo introdotti nel Santissimo, che chiamare luogo sarebbe certamente riduttivo. Qui ci troviamo, associandoci a Giovanni, nel Principio. Cosa vediamo? L'indescrivibile, la Vita Eterna,la Luce inaccessibile, la Gloria.
Dio è amore, ribadisce Giovanni, e quanto è vero! Nel principio che non ha inizio, nell'eternità eterna, avviene la generazione del Figlio. L'amore che è in Dio trova espressione nel Figlio, generato ma non creato. Dio è onnipotente, e il suo amore lo è pure. E ancora Giovanni che all'inizio della sua prima lettera scrive: "Quel che era dal principio"; e in una sequenza avvincente leggiamo di ciò che si ode, si vede, si contempla e si tocca. E sempre Lui, la Parola della Vita, Nostro Signore. Quanto sono stati benedetti quei santi scrittori della Bibbia, ispirati dallo Spirito nel trasmetterci le cose di Dio! E quanto siamo benedetti noi, santi lettori della Bibbia, quando leggiamo le Scritture ispirati dallo stesso Spirito! E la Parola si è fatta carne. L'infinito penetra il finito; la vita penetra la morte; la luce le tenebre; la conoscenza l'ignoranza.
Le finestre adesso si spalancano su un'umile mangiatoia. Con stupore guardiamo. Veniamo introdotti ancora una volta nel Santissimo. Oh non è un luogo! E' Lui. Nostro Signore. Una spiegazione a tutto ciò? "Dio ha tanto amato il mondo". Quanta strada ha fatto il peccato da quando è stato introdotto nel mondo dal primo Adamo! Il risultato più funesto è stato che i suoi non l'hanno ricevuto. Il peccato sa mascherarsi. L'origine ne è il diavolo, principe del camuffamento e della menzogna. IL peccato sa essere religioso, rispettabile ed attraente. Ma conduce sempre alla morte, che nella sua forma infernale più buia, è completa estraneità alla vita di Dio. L'uomo non può salvare se stesso. Non può liberarsi dalla maledizione del peccato. Non può dare vita a se stesso.
Cos'è la storia dell'uomo se non la storia della morte che si estende su tutti a causa del peccato?
L'amore è più forte del peccato. A Betlemme ci troviamo al prologo storico di ciò che Paolo descrisse ai Tessalonicesi: "dichiarando e dimostrando che era necessario che il Cristo soffrisse e resuscitasse dai morti". Dio non ha mai usato, e mai userà, la bacchetta magica nel proporre la sua salvezza ed essere il Salvatore degli uomini. Non è un mago; Egli è il Padre, e prima di tutto è il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Egli vuole figli; Egli deve avere figli; Egli genera figli; Egli ha figli. Capostipite e capofila è nostro Signore, il Figlio del Padre. L'intervento di Dio nella nostra storia è drammatico, profondo, radicale. Deve dar vita alla nuova creazione. Lo strumento non può essere un profeta, un liberatore, un re, un giudice. Lo strumento è il Figlio, che deve essere Mediatore, Salvatore, Redentore, Liberatore, Battezzatore, e molto più di questo, si molto più.
Egli viene e, dalla mangiatoia di Betlemme, va nella mangiatoia più grande, nel mondo. Qui cercano di "mangiare" Lui, di eliminarlo, di metterlo a tacere per sempre. Coloro che dovevano essere suoi si turano gli orecchi, si chiudono gli occhi, si induriscono il cuore, che da pietra si trasforma in granito.
Non lo ricevono. Ma Egli viene con la dinamite, con tutta la potenza di Dio, supportato dall'amore inesauribile ed esclusivo di Dio. Egli viene e si immedesima, cerca e trova i peccatori. Soffre, rinuncia a se stesso. Ama i peccatori, li guarisce, li libera, li consola, li perdona. Egli parla alla profondità dei cuori, li accoglie, li riceve. Ma il Padre vuole figli. Questi peccatori guariti, liberati, consolati, perdonati, devono diventare figli, figli del Padre. Devono condividere la sua Natura, devono essere partecipi della sua santità, devono conoscere il suo amore, devono essere uno con Dio.
"Affinché siano tutti uno, come tu o Padre sei in Me e lo in Te, siano anch'essi uno in Noi. lo in loro Tu in Me. Affinché l'amore del quale Tu mi hai amato, sia in loro e lo in loro". Non ho speranza di vita all'infuori di Cristo. C'è una sola via, non c'è alternativa. E non c'era alternativa per Gesù il Figlio. Una sola e unica via per creare questo miracolo d'amore. L'uomo che viene riconciliato a Dio, l'abisso di separazione che viene colmato. Il noi che "eravamo morti nei falli e nei peccati", che viene ribaltato nel noi che "adesso siamo figli di Dio". Sì, una sola via: Golgota, Calvario. Gesù deve ricevere l'immersione nella morte. E stato buono che Lui mangiasse coi peccatori, che stesse con loro, che parlasse a loro. Ma per salvarmi doveva raggiungermi là dove sempre sono stato: morto e sepolto, lontano da Dio.
Il Calvario, dove l'uomo ha detto di no a Dio; dove Dio ha detto di sì all'uomo. Dove l'uomo ha odiato nella sua insanabile ignoranza e follia; dove Dio ha amato nella sua inguaribile brama di volere e generare figli. Lo ha fatto. Lo ha sempre voluto. Il desiderio del suo cuore è stato pienamente appagato. Per volere di Dio Egli è nato, facendo la volontà del Padre Egli è vissuto; Egli
eravamo lontani, irrimediabilmente lontani; eravamo peccatori, votati al peccato e miserevolmente in balia del diavolo, di questo mondo e di noi stessi.
Mediante questo indispensabile battesimo nello Spirito Santo il nostro glorioso Battezzatore ci comunica tutte le virtù che scaturiscono dalla Croce e che diventano in noi vita eterna. Nati da Dio, dall'alto, nati di nuovo, trasformati, cambiati, non più gli stessi, nuove creature, figli suoi, "viventi a Dio" in Gesù Cristo nostro Signore.
"UNO CHE E' PIU' FORTE DI ME"
Il diavolo è forte, il mondo è forte, l'io è forte, la tentazione è forte, il peccato è forte, la morte è forte. Il diavolo è forte perché ha potenza; è un dominatore, uno che signoreggia, che lega, che annichilisce, che inganna. Forte nella sua astuzia, padrone delle tenebre, fomentatore di discordie, la bugia personificata, iddio di questo secolo. Satana non solo è avversario di Dio, è anche acerrimo nemico dell'uomo e dell'umanità. Egli è un predatore, una bestia feroce, un angelo dalla luce simulata e falsa. Il mondo è forte; la sua forza è .... che l'uomo vive in esso, gli appartiene; gli appartiene nel sistema, nella mentalità, nei desideri. Il mondo giace nel maligno e fondamentalmente è nemico di Dio. L'io è forte; è forte di sé, il miserevole "io sono" si contrappone all'immenso "IO SONO" (l'Eterno). L'io di ogni uomo si ciba alla mensa dell'egocentrismo: La mia vita, le mie ambizioni, il mio benessere, i miei interessi, la mia volontà, la mia filosofia di vita, la mia religione.
Io prima, io dopo; io davanti, io di dietro; io di sopra, io di sotto. Il mio io è il mio dio. Una fortezza inespugnabile. La tentazione è forte; la fortissima tentazione di fare a meno di Dio, di essere indipendenti, di autogovernarsi e autodeterminarsi, di porsi degli obbiettivi più o meno precisi e far si che l'elemento Dio non possa avere voce in capitolo, o parte alcuna, nelle cose che ci riguardano.Ovviamente saremo molto bravi a cambiare le carte in tavola; appronteremo tutti i nostri programmi e chiederemo che Dio li possa grandemente benedire .... Amen! Il peccato è forte; è forte perché nasce con noi, ci fa da balia e ci svezza. E' forte perché più cresciamo e più si manifesta per quello che é: disubbidienza a Dio e alla sua legge, estraneità ala sua vita, ignoranza della sua persona, incapacità di fare la sua volontà, impossibilità di essere suoi adoratori.
La morte è forte; si estende su tutti gli uomini. La sua forza risiede nella sua invincibilità; è la signora per antonomasia. L'uomo, così preso e accecato dalla sua lotta contro la morte fisica, portatrice di dolore e angoscia, si dimentica (ignora) che è la morte spirituale ad essere terribile e tragica oltre ogni dire. E' separazione da Dio, obliterazione della conoscenza vera, dalla Vita, dalla Luce. Giovanni battista disse enfaticamente: "viene Colui che è più forte di me". E tutti noi avevamo bisogno proprio di Gesù; Egli non soltanto era più forte di Giovanni, ma è più forte (potente) di tutto e di tutti. Il messaggio principale del Battista consisteva in un battesimo di ravvedimento e di annuncio di un (del) battesimo nello Spirito Santo e nel fuoco. La grandezza di Giovanni e del suo annuncio sta nel fatto che riconobbe l'insufficienza e la limitatezza della sua stessa persona e del suo ministero, e perciò del battesimo da lui amministrato.
Tutti e quattro i Vangeli lo presentano come il precursore, il preparatore della Via. La Via è Gesù nostro Signore. E Gesù è il Battezzatore nello Spirito Santo. La forza del diavolo, la forza del mondo, la forza dell'io, la forza della tentazione, la forza del peccato, la forza della morte sono sconfitte da Colui che è più forte. Egli ci dà la forza necessaria, anzi la potenza per essere vincitori, che riceviamo quando ci battezza nello Spirito Santo. "Voi riceverete potenza", disse Gesù ai discepoli, e "mi sarete testimoni". Testimoni di Gesù: quando ricevettero lo Spirito, ricevettero potenza, e testimoniarono non soltanto in quel momento, ma da quel momento in poi.
Testimoniarono della Vita di Gesù, della Sua Parola, della Sua santità, del Suo amore, della Sua luce, della Sua figliolanza al Padre.
Mediante il battesimo nello Spirito, la vita di Gesù entrò in loro, la Parola entrò in loro, così pure la Sua santità, il Suo amore, la Sua luce. La stessa cosa accade a noi (in noi) quando Gesù ci immerge, ci riempie, ci dona lo Spirito Santo. In quel momento i discepoli diventarono figli e testimoniarono, in una maniera nuova, che Gesù è il Figlio di Dio. Lo fecero di prima mano, per esperienza personale. Meraviglioso e grandioso battesimo! Solo il Battezzatore è più meraviglioso e più grandioso. Alleluia! Questo battesimo diventa ancor più meraviglioso quando comprendiamo ciò che fece Gesù per crearne i presupposti e le condizioni affinché potesse esserci amministrato. Gesù è andato sulla croce per creare questo battesimo. Egli ha versato il Suo sangue, ha deposto la Sua vita.
Sulla croce Dio mostra la Sua onniscienza; la croce è la Sua onniscienza. Li Egli distrugge il diavolo e le sue opere; li crocifigge il vecchio e forte uomo; li ci libera dalla tentazione e dalla sua forza; li trionfa sul peccato e sulle sue conseguenze; li vince l'ultimo nemico, la morte. Mediante la croce, Dio si fa vedere giusto e giustificatore, ci dona la riconciliazione, ci avvicina e siamo accettati da Lui nel suo Figliolo. Con il battesimo nello Spirito il Signore ci suggella e sigilla in noi l'opera di salvezza e di redenzione del Cristo. Gesù soffrì, andò in croce, versò il Suo sangue, morì, resuscitò, ascese al Padre. Di conseguenza i discepoli ricevettero "la promessa del Padre, che - Gesù disse - voi avete udito da me". Perché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, fra non molti giorni".
E' indispensabile che noi siamo battezzati con lo Spirito Santo. Non ne possiamo fare a meno. Ci deve essere un giorno, un momento in cui Gesù lo fa in noi. Da quel momento saremo veramente liberi da ogni forma di schiavitù (diabolica, mondana, egoistica, peccaminosa). Da quel momento, la legge dello Spirito della Vita in Cristo Gesù ci governerà. Da peccatori incalliti saremo cambiati in adoratori appassionati. Da servi del peccato saremo servi (schiavi) di Dio. L'Iddio e Padre del nostro
Signore Gesù Cristo sarà nostro Dio e nostro Padre. A Lui sia la gloria per tutta l'eternità. Amen.
"UNA QUESTIONE DI COMUNIONE"
Il Padre ama appassionatamente il Figlio, il Figlio ama appassionatamente il Padre, il Padre ama appassionatamente lo Spirito Santo, lo Spirito Santo ama appassionatamente il Figlio, il Figlio ama appassionatamente lo Spirito Santo. La Comunione che c'è in Dio è una comunione d'amore. Questa santa, esclusiva, unica comunione è la Vita Eterna. La vita eterna esiste solo in Dio; Dio è uno - plurale, peculiarità appartenente soltanto a Lui. Egli è la comunione perfetta di tre Persone, un unico Dio. E' veramente straordinario che l'Eterno voglia far conoscere qualcosa di questa comunione a noi uomini. La comunione è nello Spirito, non può essere altrimenti. Una simile comunione non avere come connotati la superficialità e il formalismo. Quando veniamo battezzati nello Spirito, la via alla comunione si apre. Una comunione intensa, profonda, divina.
Ma è solo l'inizio; la via è stata aperta; siamo introdotti nella vita, e questa vita deve essere mantenuta, deve essere in grado di espandersi in noi e causare in noi quei cambiamenti e quelle trasformazioni che ci portano sempre più vicini al cuore di Dio. "E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria come per lo Spirito del Signore". Dio è il grande sconosciuto in questo nostro mondo.
Troppi ostacoli e barriere si frappongono tra Lui e noi. Una fitta nebbia e oscurità ci impediscono di vederlo. Ostacoli e barriere, nebbia e oscurità sono dentro di noi. Contemplando a faccia scoperta la gloria del Signore (oh glorioso ministero dello Spirito!). Lo Spirito Santo rimuove barriere e ostacoli,dirada la nebbia, allontana l'oscurità.
"Nessuno ha mai veduto Iddio, l'Unigenito che è nel seno del Padre ce lo ha fatto conoscere". In altre parole, ce lo ha dichiarato, ce lo ha spiegato. Il Figlio che ha comunione col Padre, ci fa avere comunione col Padre. Il peccato e Dio non possono abitare sotto lo stesso tetto. Gesù ci battezza nello Spirito e ci separa dal peccato e, nello stesso tempo, ci unisce a Dio. Divina comunione nello Spirito! "Chi si unisce al Signore è uno stesso Spirito con Lui". La comunione porta con sé il senso della partecipazione. Partecipiamo di Dio, della sua vita, di quello che Lui è, di ciò che Lui fa Giovanni scrive: "La nostra comunione è col Padre e col suo Figliolo Gesù Cristo". Questa comunione è basata sull'opera della croce. Non è qualcosa che possiamo conquistarci. L'iniziativa è di nostro Signore; Egli vuole comunicare con noi, vuole renderci partecipi della sua vita.
Alla croce la via della comunione è stata aperta. Gesù si identifica con noi per dare modo a noi di identificarci con Dio. Egli si fa peccato e diventa come il peccatore per farci essere santi, vicini a Dio. Con il suo sacrificio Gesù si offre una volta per tutte, e, in quell'atto, Dio si dimostra giusto e giustificante il peccatore, che viene salvato per grazia. Veniamo giustificati, redenti, riconciliati; il risultato è la comunione. E vero, ciò che Gesù ha fatto per noi, lo Spirito Santo lo fa in noi. In pratica, lo Spirito Santo è l'unico esperto di cose divine; Egli è l'unico che può parlarci di nostro Signore, che ce lo può fare amare e adorare, e perciò servire.
Oggi più che mai, mentre molti credenti e intere chiese corrono (e come corrono!) dietro alle ultime novità della "moda spirituale ?!?!", lo Spirito Santo ci vuole far correre (come sempre ha fatto) dietro a Gesù. Egli è il Signore, l'adorato e ammirabile Consigliere. Finiamola di venerare le benedizioni e le nostre sante ambizioni per la gloria del Signore. Corriamo dietro a Gesù, e, se siamo usciti fuori di senno e attualmente ci troviamo davanti a Lui con la nostra lista di programmi che devono essere benedetti, fermiamoci e rimettiamoci dietro il buon Pastore, il Maestro, nostro Signore.
"LO SPIRITO DI GESU’"
Oggi giorno, da più parti del mondo cristiano, si levano grida di bisogno. Gli uni gridano: abbiamo bisogno del risveglio, dei miracoli, dei carismi. Gli altri gridano: abbiamo bisogno di ordine, degli insegnamenti scritturali, di essere biblici. Tutti gridano, tutti enfatizzano bisogni, sottolineano verità.
Ma queste grida, a volte assordanti, rischiano di coprire un grido dolce e sommesso, ma sicuramente il più importante, il più impellente e il più necessario. E il grido dello Spirito Santo. Quando questo grido trova espressione in noi, siamo noi che cominciamo a gridare: (a volte con sospiri inesprimibili) Abbiamo bisogno di Gesù, vogliamo Gesù, voglio essere come Lui, pensare come Lui, possedere il suo atteggiamento, avere la Sua mente, fare come Lui farebbe, parlare come Lui parlerebbe, muoversi come Lui si muoverebbe. Questi è lo Spirito di Gesù Certamente non lo otterremo con i nostri desideri e sforzi. Gesù ci deve battezzare nello Spirito Santo; è l'inizio; il buon fondamento su cui Egli stesso edifica la casa. All'infuori di Gesù non c'è speranza di poter vivere il Vangelo. Piacere a Dio! Gesù è sempre stato animato da questo Spirito.
"lo non posso far nulla da me stesso, non cerco la mia volontà, ma la volontà del padre che mi ha mandato". Egli cercava la gloria che viene da Dio soltanto. Essere animati dallo Spirito di Gesù è una perla di grande valore. Dovremmo essere disposti a vendere tutto, a mettere da parte tutto pur di avere lo Spirito di Gesù. Lo Spirito Santo nella Persona di nostro Signore è lo Spirito di Gesù. Dio sceglie una mangiatoia per la nascita del Salvatore; sceglie il semplice Giuseppe e l'ancella Maria come genitori terreni del Cristo - Messia; sceglie gli umili pastori ai quali rivela il suo piano di salvezza.
E poi continua a scegliere Anna, Simeone, gli Apostoli, l'adultera, la donna dal flusso di sangue, Zaccheo, i posseduti, gli zoppi, gli emarginati. Oh lo Spirito di Gesù! AAA ... cercasi disperatamente Pastori, Profeti, Apostoli, Dottori, Evangelisti e chiese animati unicamente ed esclusivamente dallo Spirito di Gesù. In quel giorno, davanti a Lui, mostreremo i miracoli (o presunti tali) che abbiamo fatto? Mostreremo i banchi o le sedie del locale di culto che abbiamo saputo riempire (o riscaldare) ?
E lo Spirito di Gesù? Da chi siamo stati motivati, chi ci ha mossi, in nome di chi abbiamo profetizzato, perché abbiamo evangelizzato, come abbiamo parlato, cosa c'era dietro i nostri comportamenti? Se non adesso, sicuramente in quel giorno, tutte le opere, tutte le motivazioni saranno provate col fuoco. Cosa resterà?
Lo Spirito di Gesù ci dà e ci fa rimanere con una sola brama: essere trovati in Lui. Lui, Gesù. Lo Spirito è innamorato di Lui. Il Padre lo ama. Un giorno non sapevamo a quale spirito appartenevamo, di che spirito eravamo; certamente non il Suo. Ma Gesù Battista è venuto, e con lo Spirito e col fuoco ci ha battezzati affinché da un altro Spirito fossimo condotti: lo Spirito di nostro Signore. "Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù".
"Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono". "lo vi ho dato l'esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi". Possedere lo Spirito di Gesù ed essere posseduti dallo Spirito di Gesù è l'unico antidoto contro una vita cristiana fatta di simulazioni, incoerenze e invenzioni. Nostro Signore sovente fu accusato e calunniato, ma la verità di Dio era in Lui e risplendeva per tutti coloro che avevano occhi per vedere.
Vivere, dimorare e camminare nello Spirito di Gesù non è facile; non lo è se vogliamo soltanto un vangelo di bell'aspetto, fatto di coreografie scenografiche attraenti; un vangelo che predilige e privilegia nomi, metodi e risultati a scapito della semplicità e genuinità (potente) che c'è sempre stata in Cristo. Un sano e cristocentrico discernimento fondato sulle Scritture e sulla testimonianza dello Spirito di Gesù è imperativo in quest'ora di tragica superficialità. Superficialità che sta mietendo fin troppe vittime nelle chiese evangeliche della nostra Nazione. "Voi mi chiamate Maestro e Signore, disse Gesù, e fate bene perché lo sono". Apostoli che non sono apostoli, pastori che non sono neanche pecore, dottori che non sanno imparare e pretendono di insegnare; miracoli che sono tali nell'immaginazione, guarigioni che somigliano più a stregonerie, prodigi che non sono segni e prodigi, ma prodigi di presunzione e arroganza umana; risvegli ... lontani anni luce dai risvegli di santità, di terrore del peccato e di amore sviscerato per Dio e per i suoi figli, che hanno sempre caratterizzato le visitazioni di Dio.
Risvegli di carnalità travestita di spiritualità, di bigottismo religioso (Dio si manifesta così da noi, perciò si deve manifestare nella medesima maniera dappertutto) alieno dallo spirito biblico evangelico. La superficialità è il contrario e l'opposto della profondità (serietà). Nostro Signore deve scavare e scavare profondo nei nostri cuori. E un processo continuo, incessante, necessario. Produrrà in noi nuovi pensieri, e perciò nuovi desideri. Saremo sempre più afferrati da Lui; il nostro obiettivo sarà unico: "guadagnare Cristo"; cioè dire "essere trovati in Lui, avendo non una nostra giustizia, ma quella che proviene da Dio mediante la fede di Cristo". "Per conoscere Lui, Cristo, la potenza della sua resurrezione e la comunione delle sue sofferenze".
"I SEGNI DEL FIGLIO"
Quando il diavolo tentò Gesù, gli si rivolse in questi termini: "se tu sei il Figlio di Dio". Nostro Signore dalla tentazione ne uscì da trionfatore, e Luca ci narra che Gesù, "nella potenza dello Spirito, se ne ritornò in Galilea e la sua fama si sparse per tutta la regione all'intorno". Oggi sembra che un gran numero di cristiani (con una folta rappresentanza di ministri) cadano in tentazione soccombendo sotto gli attacchi del maligno, laddove Cristo tracciò la strada della vittoria. Ci si dà un gran da fare per mostrare e dimostrare, forse a Dio, al diavolo, al mondo, agli altri fratelli (di altri movimenti o denominazioni) che noi abbiamo i segni e che ne abbiamo più degli altri e che questi segni mettono in evidenza che noi siamo figli di Dio più degli altri, o che, perlomeno, siamo più benedetti degli altri. "Si deve vedere che siamo benedetti!" Dobbiamo pubblicizzare tutti quei segnali che indicano che Dio si muove tra noi!
E' impensabile vivere senza che miracoli accadano ogni giorno; non è possibile tollerare culti che non siano all'insegna della potenza; che poi questa sia di Dio o no, non ha importanza, l'importante è che ci sia! Cosa si dirà in giro, ne va della nostra reputazione! Se siamo figli di Dio è indispensabile che certi segni ci accompagnino, anzi, che ci precedano: sono il nostro biglietto da visita! Questi ragionamenti vi sono sconosciuti? Ma questa mentalità sta padroneggiando molte chiese di questo fine millennio. Ma questi segni e prodigi sono biblici; Gesù compiva miracoli e guarigioni, come pure gli apostoli; sono segni distintivi della chiesa primitiva! Certo,ma non erano questi segni che padroneggiavano la vita di Gesù, degli apostoli e della prima chiesa. L'unico Padrone, Signore e Proprietario dei cristiani è nostro Signore, e per quanto i suoi doni siano preziosi e utili per la nostra edificazione, sono sempre doni, ed è necessario che rimangano tali, subordinati al Donatore, strumenti di gloria per il Signore e non giocattoli in mano a bambini viziati e capricciosi.
Gesù ci indica la strada da seguire. "Chi è in Lui (di questo ci dobbiamo accertare) è una nuova creatura". La nuova creatura non ha bisogno di dimostrare, deve soltanto vivere seguendo i nuovi impulsi, le nuove propensioni, il nuovo cuore puro che Gesù le ha dato. La nuova creazione è Gesù che viene rivelato in noi. Da quel momento in poi, i segni che contraddistinguevano la vita di Gesù diventano (cominciano ad esserlo), molto naturalmente, i segni del nostro cammino con Lui e in Lui.
L'opera della croce è davvero fenomenale. "lo sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me, e la vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato Se Stesso per me". In Gesù, l'uomo dello Spirito per eccellenza, vi erano dei segni inequivocabili che testimoniavano della qualità della sua vita, del suo carattere, del suo Spirito.
Questi segni lo hanno accompagnato dalla sua nascita, nella sua crescita, nel suo ministero; in privato e in pubblico, con quelli di dentro e con quelli di fuori, la mattina e la sera, in tutte le circostanze, nelle avversità, nella buona e nella cattiva reputazione ... sempre. Il frutto dello Spirito, di cui Paolo scrive ai Galati, è senz'altro una descrizione di questi segni di Gesù, perché il frutto dello Spirito non può essere altri che Gesù. E quelli che sono di Cristo vivono nella stessa maniera.
In Lui c'è (Lui è) amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, temperanza. Questo è vivere per lo Spirito e camminare per lo Spirito. Paolo scrivendo ai Filippesi dice: "la vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini". Questi segni devono essere noti a tutti: essi parlano di Gesù e della sua vita in noi.
"Fratelli tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose". E vivete in esse. Pietro, nella sua prima epistola ci dice: "siate tutti di una sola mente, compassionevoli,pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli, non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio, ma al contrario, benedite". E nella sua seconda lettera aggiunge: "aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza l'autocontrollo, all'autocontrollo la perseveranza, alla perseveranza la pietà, alla pietà l'affetto fraterno, e all'affetto fraterno l'amore". Questi sono i segni del Figlio che devono trovarsi in noi abbondantemente.
"E così non ci renderanno pigri né sterili nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo". Tra questi segni, il segno al di sopra di tutti è l'amore - agape, "sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo". Se avessimo tutti i segni o tutti i doni e non avessimo questo, non avremmo e non saremmo nulla perché non avremmo Gesù. Egli è amore e "l'amore è paziente, è benigno,l'amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia,non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie,non si irrita, non sospetta il male,sopporta ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa".
L'amore è il più grande fra tutti i segni. Nostro Signore così pregava: "Padre lo ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro".
Gesù vuole che siamo beati nel nostro vivere e nel nostro operare. Noi "i poveri in spirito, che facciamo cordoglio,noi mansueti, affamati e assetati di giustizia; noi misericordiosi, puri di cuore, pacificatori, perseguitati e insultati". Noi che viviamo nel segno del Figlio, "avremo il regno dei cieli, saremo consolati, erediteremo la terra, saremo saziati, otterremo misericordia, vedremo Dio; saremo chiamati figli di Dio". Il nostro premio sarà grande, perché nostro Signore è grande, il più grande di tutti e di tutto. Amen.
"GESU', SIGNORE"
Dio è un grande donatore; Egli è generoso, non fa l'elemosina, ma dona. Distribuisce copiosamente, in abbondanza. Egli svela il segreto della vera ricchezza. Cosa vuol dire essere ricchi? Secondo Dio significa non accumulare per sé stessi, bensì donare, poi donare e poi donare ancora. Nostro Signore è ricco e le sue ricchezze sono inesauribili. "In Cristo, ci viene detto, sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della intelligenza". La vita cristiana è tutta un dono; il dono della vita eterna, il dono dello Spirito Santo, e ci sono pure i doni dello Spirito. E doloroso constatare che per molti evangelici i doni siano tabù. "La loro manifestazione è circoscritta ai tempi apostolici", ci viene detto. Altri sono inibiti perché hanno ricevuto un cattivo esempio, un modello da non seguire legato ai vari ambienti carismatici e pentecostali dove dei doni, più che uso, se ne fa abuso.
Non sono state manifestate manifestazioni dello Spirito, bensì di carnalità e di fanatismo. Questo è vero, ma una cosa è più vera: i doni dello Spirito sono necessari se le chiese locali devono essere veramente edificate. Per evitare disordini, confusione, abusi, una condizione di fondo, indispensabile e irrinunciabile deve verificarsi tra gli Anziani che curano le chiese e fra tutti i membri del gregge: "Gesù, Signore". Si, al centro della manifestazione dello Spirito, che "distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole", ci deve essere Gesù che è il Signore. Un'arresa incondizionata e totale è importante. Un abbandono tra le braccia di Dio, come bambini tra le braccia del padre, è presupposto insostituibile affinché i doni, non solo non siano impediti, ma siano desiderati, voluti e riconosciuti come importantissimi per la costruzione della chiesa locale.
Paolo, introducendo l'elenco dei doni, nel cap. 12 di Corinti, mette al centro Gesù, Signore. Cosa significa? Che il Donatore è più grande dei doni che elargisce. Non sono i doni che devono essere adorati, ma solo il Signore. Il centro attorno al quale gravitano tutte le cose è Dio, "il quale opera tutte le cose in tutti". E tutti noi possiamo essere coinvolti in questa gloriosa manifestazione della grazia di Dio. "A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utile comune". Questa manifestazione è soprannaturale, e il bisogno del genuino e divino soprannaturale, oggi giorno, è impellente. Probabilmente abbiamo i nostri sé e i nostri ma, i nostri però e i nostri forse, ma in Cristo, Dio ha i suoi Si e i suoi Amen. I doni sono da Dio? Sì, Amen! Sono per noi oggi? Sì, Amen!
La Parola di Sapienza: una goccia di sapienza divina al momento giusto vale molto più di una pioggia di sapienza umana, pazzia agli occhi di Dio. La Parola di Conoscenza: un frammento dell'onniscienza di Dio; rivelazione immensa per il cuore dell'uomo. Non ci gonfia, ma ci conduce ai suoi piedi. Fede: la fede di Dio; Dio che crede in Sé Stesso; anche se piccola quanto un granel di senape, ma abbastanza grande per smuovere ogni tipo di montagna. Doni di Guarigione: l'Eterno che guarisce in mezzo a noi, Egli, creatore dei nostri corpi, Egli che ci solleva dalle sofferenze e dalle infermità. Il Potere di compiere Potenti Operazioni: segni e prodigi nel Nome del Signore. Dio è onnipotente, Egli cambia l'acqua in vino, calma la tempesta, resuscita i morti, libera i posseduti dal demonio. C'è qualcosa di difficile per il Signore? "Ogni cosa gli è possibile". Profezia: la voce del Signore, ricevere direttamente da Lui, tramite il canale scelto, l'incoraggiamento, l'esortazione, la correzione. Che edificazione!
Discernimento degli spiriti: non il dono del sospetto, del ficcanasare negli affari altrui, ma saper distinguere, riconoscere, intendere quale spirito (umano, diabolico, divino) stia operando e di quale spirito sia una persona. Diversità di Lingue: lingue meravigliose, strane, nuove. Lingue che lodano il Signore, che proferiscono i grandi misteri di Dio. Noi non sappiamo cosa dire, ma lo Spirito, che conosce le cose profonde di Dio, sì, e parla, e noi siamo edificati. L'Interpretazione delle Lingue: interpretazione celeste; un messaggio in altre lingue che rimarrebbe infruttuoso per l'edificazione della chiesa, viene interpretato e Dio fa conoscere e dichiara la sua volontà.
Paolo ci esorta a cercare ardentemente i doni spirituali. Scrivendo ai Corinti, dice: "vorrei che tutti parlaste in lingue, ma molto più che profetizzaste". "Io parlo in lingue più di voi tutti, e chi fra voi parla in altra lingua preghi di poter interpretare". "Poiché siete desiderosi di avere doni spirituali, cercate d'abbondarne per l'edificazione della chiesa". Che il Signore ci dia sempre più la grazia per poter vivere in una dimensione carismatica vera e potente, ma che abbia sempre al centro Lui che è Signore, nostro Signore. I doni sono suoi, Egli ne rimane il Proprietario che amorevolmente li condivide con noi, suoi sudditi e umili servitori. I doni sono importanti, ma Lui è la Vita.
"C E R T E Z Z E"
Tutti noi vorremmo vivere in questo mondo circondati da condizioni sociali che possano conferire alla nostra vita certezze e assicurazioni di un qualche benessere. Scegliamo i nostri governanti e rappresentanti della cosa pubblica in base alle promesse (sperando che queste siano mantenute) che sono in grado di fare. Promesse di un sicuro posto di lavoro, e poi le altre promesse che contribuiranno a darci un avvenire di pace e di sicurezza. In mezzo a tutte queste promesse, speranze, desideri e ambizioni, l'incertezza del domani incombe un po' su tutti e su tutto. Per questo amiamo circondarci di cose che in una maniera o in un altra riescano a comunicarci sicurezza o l'illusione di possederla. La nostra società dà molto valore agli status - simbol, ma tutto questo ci ha portato al nulla.
Come nella "Storia Infinita" il Nulla stava invadendo "Fantasia", nel nostro mondo il vero Nulla sta sempre più invadendo la società, e non si tratta di fantasia. In altre parole, si è sempre più apprezzati per quello che si ha (o si fa credere di avere) e non per ciò che si è veramente. Ma mettendo da canto la società, sembra che questa sia una mentalità sempre più emergente anche nelle chiese. Che il Signore ci liberi! Ora, in mezzo a tutti questi alti e bassi, su e giù di certezze economiche, sociali, politiche, ecc ., si erge il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, che è vera certezza, ed è fondato su certezze. Esso ci comunica certezze per il presente e per un avvenire sicuro e pieno di gloria. A scanso di equivoci, ricordiamoci che abitiamo in un mondo che giace nelle tenebre; in esso, noi, figli di Dio, avremo sempre conflitti, saremo sovente nelle tribolazioni, affronteremo spesso delle prove e ci troveremo di tanto in tanto in situazioni avverse.
In mezzo a tutto ciò dovremmo capire che i conflitti dovrebbero essere sempre esterni, legati alle circostanze e mai interiori, di identità; e che nelle varie situazioni, il testimoniare Cristo dovrebbe essere la priorità anche a scapito della nostra reputazione. Quello che siamo è rilevante, non quello che sembriamo.
"Carissimi, ora siamo figli di Dio", ci dice l'apostolo Giovanni. Che meravigliosa certezza! A chi è data? A tutti coloro che sono nati dall'Alto. Costoro non vivono più governati dal peccato, perché il seme di Dio dimora in loro, sono liberi, sono nati da Dio; e questa nuova nascita implica delle conseguenze sbalorditive e concrete, nei confronti di Dio, del diavolo, del mondo e della fratellanza cristiana. (Leggere cap. 3 di 1 Giovanni) Al momento della rigenerazione, Dio ci dà una grande testimonianza.
Giovanni ci dice che "la testimonianza è questa: Dio ci ha data la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita, chi non ha il Figlio, non ha la vita". Da questo deduciamo che Dio ha avuto la capacità di fare qualcosa per noi e in noi che mai potrà esserci tolto; è una vera certezza.
Il diavolo lotterà con tutte le sue forze e con i suoi inganni; i suoi stratagemmi si moltiplicheranno per farci lasciare l'ancora di salvezza, ma questa è fondata sulla Roccia, la roccia è Cristo Gesù, e la sua opera è meravigliosa. Il Signore opera, agisce, fa; ma tutto quello che fa è basato su quello che Egli è. La predicazione di nostro Signore da cosa scaturiva? "Le parole che lo vi dico sono Spirito e Vita". Le parole di Gesù erano frutto di quello che Egli era. Quello che c'era nel suo cuore veniva proferito dalle sue labbra.
Oggi c'è bisogno di un profondo interesse per la Parola di Dio così come si trovava nella bocca del Maestro; questo e solo questo è il ministero della parola. Abbiamo rimpiazzato questo insostituibile servizio con l'eloquenza dell'omiletica; lo abbiamo sacrificato in nome della tecnica oratoria che di potente ha solo (non sempre) il volume della voce e una gestualità da cinematografo. Sono convinto che Gesù non disprezza l'arte del predicare, ma predicare la Parola è molto più che arte. Come diceva un caro servitore di Dio, "il messaggio migliore deve essere condiviso con le parole migliori".
Essenzialmente la parola della predicazione deve essere soprannaturale; il che significa, ispirata (rivelata). Dio ha la capacità di parlare al suo ministro; non è possibile che la predicazione sia guidata dalle circostanze esteriori, da simpatie o antipatie.
Quella di stampo soprannaturale, è la parola che viene direttamente dal trono della grazia e che penetra direttamente nel cuore di una chiesa bramosa di riceverla. Questa parola possiederà sempre in sé un elemento profetico (è Dio che parla); sarà essenzialmente Cristocentrica (nello Spirito e nella sostanza); causerà in noi certezza. Resta intesa l'importanza che questa parola sia biblica, scritturale. In diversi ambienti evangelici si è sempre alla ricerca di novità, nuove tecniche e nuovi metodi di evangelizzazione, di guarigione, di liberazione; nuovi corsi per far moltiplicare il numero dei frequentatori di culti, e ... chi più ne ha più ne metta. Si può separare la Persona di Gesù dai suoi insegnamenti,da quello che ha fatto? Vi sono in circolazione troppi predicatori che propongono nuovi aspetti del Vangelo fin qui trascurati (dicono), e danno nuove risposte ai problemi dell'uomo e delle chiese.
Risposte che sono al di fuori di Cristo e della sua opera. Che nostro Signore possa donarci predicatori che siano tali a motivo di una divina vocazione, che possano annaffiarci e sfamarci di Gesù, del suo Padre e della presenza inequivocabile dello Spirito santo. Messaggeri di vere liberazioni e profonde guarigioni interiori, araldi posseduti da un solo e unico desiderio: Gesù unica risposta per tutto e per tutti. E dato che Gesù non è divisibile dalla sua opera, questi predicatori saranno lieti di annunziarvi che l'antica religione di Paolo e Sila, di Pietro e Giovanni, di Barnaba e Stefano è buona e valida tutt'oggi per noi.
L'antica religione del prezioso sangue dell'Agnello, della sapienza della croce, dell'indescrivibile morte del Figlio di Dio, della potenza della sua resurrezione; l'antico Vangelo della fede in Dio, del suo eterno amore, della sua giustizia e della sua santità; l'Evangelo del ravvedimento, della giustificazione, della riconciliazione, della redenzione, della rigenerazione. Non abbiamo bisogno di altro, in Lui abbiamo la pienezza, "abbiamo tutto pienamente". "Certo, beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita, e io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni".
"S IG N O R E D E L L A G L O R I A"
Dio è meraviglioso, la sua opera pure. A ragione qualcuno ha detto: non possiamo fare i complimenti a Dio, ciò che possiamo fare è adorarlo. Qual è il più grande dei comandamenti? E' sempre lo stesso.
"Ama il Signore con tutta la tua forza, con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore". Ciò rappresenta il cuore, la sostanza, il succo del Vangelo. Il cuore non è l'amore, bensi lo è il Signore che deve essere amato. Quel ciarlatano e mistificatore di folle che è Sai - Baba, asserisce che Dio è amore, e l'amore è Dio. E' falso. L'amore biblico è l'amore (agape) che esiste solo in Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo). L'amore non è qualcosa di astratto che auto esiste. La Bibbia è chiara e categorica;
"Dio è amore" e non viceversa. Quando Gesù fu trasfigurato alla presenza dei tre discepoli, si udì una voce dalla nuvola che diceva: "Questi è il mio amato Figlio, in cui mi sono compiaciuto, ascoltatelo".
Sono trascorsi duemila anni, e Dio rimane monotono. C'è sempre il solito Figlio, nel quale continua a compiacersi e che noi faremmo bene ad ascoltare! Ci viene detto che i discepoli dopo aver udito quella voce dalla magnifica gloria "non videro alcuno se non Gesù tutto solo". Quante cose stanno accanto a Gesù, cose senza le quali la nostra vita sembrerebbe cadere nella depressione e nella povertà? Benedizioni, benedizioni, benedizioni; siamo avidamente vogliosi di benedizioni. Che il Signore ci benedica nei culti, nella famiglia, nel lavoro, nelle vacanze, quando ci alziamo e quando ci corichiamo, sia che mangiamo, sia che beviamo! E' bello essere benedetti, ma il Signore della gloria deve rimanere tutto solo. Nessuno gli può essere paragonato o messo accanto. Egli è sufficiente, abbondantemente sufficiente. Che possiamo avere la forza di rigettare ogni sorta di aggiunta al suo
Vangelo!
Eppure ragionamenti che seducono la semplicità rispetto a Cristo ci vengono propinati in nome della libertà e del movimento dello Spirito. Dietro questi ragionamenti c'è uno spirito seduttore che vorrebbe suggerirci che Gesù è buono, ma che vi sono delle tecniche e dei metodi altrettanto buoni che ci permettono di appropriarci delle benedizioni di Dio. Se il nostro cuore si lascia afferrare, queste tecniche e questi metodi guideranno la nostra vita, usurperanno il trono di Cristo e ci convinceremo che non potremo farne a meno nel nostro cammino cristiano. Filippo diceva a Gesù:
"Mostraci il Padre, questo ci basta". Una delle grandezze di Gesù era la mancanza, in Lui, nella sua mentalità e nel suo comportamento, di una scontata autosufficienza. Il suo obiettivo era alquanto preciso: la gloria del Padre; obiettivo raggiungibile solo con la dipendenza e sottomissione proprie di Gesù, il Figlio.
Gesù diceva: "Il Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero"; e ancora:" Il Figlio non può fare nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre, le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente il Figlio". La dipendenza di Gesù dal Padre è fondata anch'essa sull'amore; "Poiché il Padre ama il Figlio e gli mostra tutte le cose che Egli fa". Noi, come figli di Dio, non dovremmo forse dipendere un po' di più dal nostro Padre e Padre del nostro Signore Gesù Cristo? Ho l'impressione (non tanto vaga) che molti credenti, nel loro servizio a Dio, sono presi dalla smania di fare qualcosa per Lui.
Quante iniziative, quante imprese, quanti servizi, quanti programmi! La parola d'ordine è fare, agire, muoversi, operare. Certamente non sono un propugnatore di un immobilismo sterile e quietistico. Ma mi chiedo: è giusto darsi da fare per il Signore, agire, muoversi e intraprendere programmi "per la gloria del Signore", senza che prima nostro Signore ci abbia parlato, mostrato, fatto vedere?
In questo tipo di atteggiamento intravedo una sola difficoltà: quella di essere seri, e seriamente attendere nella presenza di Dio finché riveli e faccia vedere ciò che Egli fa. E se Egli non fa, pure noi non faremo; ma quando Egli fa e ce lo mostra, ci butteremo a capofitto nella sua volontà, a scapito finanche della nostra razionalità e della nostra reputazione. Gloria al suo nome! Tutti abbiamo in cuore di aiutare Dio nella sua opera; Gesù non era animato da questo sentimento. Che cos'è l'opera della croce se non la conseguenza di ciò che Dio aveva progettato fin dalla fondazione del mondo?
Si, e Gesù "lo ha fatto" adempiendo il volere del Padre. "lo ti ho glorificato sulla terra avendo compiuto l'opera che tu mia hai dato da fare". A ragione Gesù è il sommo Pastore delle pecore. Egli ci guida, ha il diritto di farlo. E' l'Agnello di Dio, guidato e condotto a sua volta dal suo Padre meraviglioso.
Egli è mite, mansueto, docile, non apre bocca; è fiducioso, conosce l'integrità e la fedeltà del Padre.
Costi quello che costi, lo segue fino in fondo, per la vita e per la morte; l'importante è che la volontà del Padre sia fatta. Volontà che non può far parte soltanto di una preghiera recitata; è la volontà suprema, che trova espressione pratica in un cuore arrendevole e sottomesso. Che i nostri occhi possano essere fissati sempre su Gesù, "Autore e Compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta dinanzi, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio"! Il nostro privilegio è grande; Dio vuole che siamo suoi collaboratori. A volte, nella nostra follia, invertiamo i ruoli, e così Dio diventa un nostro collaboratore. Non deve essere così.
La messe è grande, è vero, gli operai sono pochi, è vero, ma non dimentichiamoci mai che il Padrone della messe è pure padrone degli operai che vi lavorano. Questi ultimi desiderano trafficare i talenti, non vogliono essere disoccupati; soprattutto hanno in cuore una cosa: servirlo seguendo l'esempio del Maestro. A costoro non importano i premi, gli attestati di stima. Non sono ansiosi di mostrare agli altri ciò che sono riusciti a fare per il Signore. La loro remunerazione più ambita è che possono essere annoverati (da Dio) tra quelli che "seguono l'Agnello ovunque Egli vada". Appartengono a Lui, gli stanno sempre dietro e là vogliono restare.
"L'E V A N G E L O S E M P L I C E M E N T E"
Il messaggio dell'Evangelo è davvero la Buona Notizia. Il Vangelo non manca di niente, è completo, non è necessario aggiungervi alcunché. E l'Evangelo di Dio, è l'Evangelo del Figlio, e diventa il nostro Vangelo. L'apostolo Paolo, scrivendo ai Galati, rendeva nota la sua viva preoccupazione che questi fratelli potessero seguire un vangelo pervertito. Che cos'è? E un vangelo inquinato, distorto, caratterizzato dall'elemento uomo. Paolo asserisce: ""'Evangelo da me annunziato non è secondo l'uomo, non l'ho ricevuto né imparato da nessun uomo "". E ciò era letteralmente vero; l'aveva ricevuto per rivelazione da Gesù Cristo. E, nelle sue lettere, Paolo scrive del Vangelo molto enfaticamente.
Termini quali, "la verità del Vangelo", "la causa del Vangelo", "la difesa del Vangelo", "il progresso del Vangelo", sono ricorrenti nei suoi scritti e mettono in evidenza quanto Paolo considerasse importante l'essere "Ministro del Vangelo".
Nella sua epistola agli Efesini, in particolare, ci fa conoscere il cuore di questo Vangelo svelandocene il contenuto e i fondamenti. Nel leggere quei versi, possiamo capire quale sia la sua intelligenza del mistero di Cristo. Il Vangelo è veramente la manifestazione della multiforme sapienza di Dio. Nel cap. 4 dell'epistola leggiamo quanto segue: "Vi è un unico Corpo e un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad un'unica Speranza quella della vostra vocazione. Vi è un unico Signore, un'unica Fede, un unico Battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in voi tutti". Questa è l'unità dello Spirito. E' l'Evangelo condensato, la Sapienza di Dio rivelata. Una volta che lo si è capito e ricevuto, e man mano che si vive e si cammina in esso, le conseguenze, a livello di pensiero e di vita, sono fenomenali e sbalorditive.
Entriamo nel riposo di Dio, noi stessi ci riposiamo. La finiamo con noi stessi, coi nostri sforzi, con le nostre lotte. Siamo pienamente soddisfatti di Dio e di quello che Lui ha saputo fare. In questo semplice Evangelo c'è tutto. "Il Padre", "il Figlio", "lo Spirito Santo", "la Chiesa", "la Speranza", "la Fede", "il Battesimo". Basta dire che l'unico Battesimo di cui Paolo scrive racchiude in sé verità fondamentali dell'opera di Dio. Quest'unico Battesimo è di nostro Signore, è il battesimo nella sua morte, diventa nostro quando veniamo battezzati nello Spirito Santo, ed è raffigurato nel battesimo in acqua. Convoglia in sé verità quali la Redenzione, la Giustificazione, la Riconciliazione, la Rigenerazione. La Croce è centrale per la sua applicazione e la Resurrezione e la vita di resurrezione ne sono la conseguenza naturale e inevitabile.
Se oggi le chiese sono gremite di "bambini sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina", bambini che dicono Amen a tutto e a tutti non sapendo discernere il Vangelo, ciò è dovuto a ministri che non hanno adempiuto il loro ministero "per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministero e per l'edificazione del corpo di Cristo, finché giungiamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino ad essere uomini perfetti, alla misura della statura della pienezza di Cristo". In ultima analisi Egli Stesso è l'Evangelo; Egli è Messaggio e Messaggero, è la Buona Novella; la Notizia di cui tu ed io avevamo bisogno. Da parte di Dio non ce n'è nessun'altra e, per quanto ci concerne, nessun'altra ne vogliamo.
"L A S T R A O R D I N A R I A G R A N D E Z Z A D E L L A S U A P O T E N Z A"
L'apostolo Paolo era un uomo che certamente possedeva un "peso per le anime" ed era genuinamente desideroso che l'Evangelo potesse essere annunciato laddove nessuno lo aveva ancora udito. Egli stesso si trovava in prima linea in questo fenomenale compito affidatogli da Dio, che lo aveva potentemente equipaggiato per essere apostolo dei gentili e grande servitore della Chiesa.
L'intercessione di questo "minimo fra tutti i santi" era non solo importante, ma vitale per l'intera economia del regno di Dio. L'intercessione non è relegabile a luoghi o momenti, è parte integrante della vita dello stesso intercessore. La qualità dell'intercessione rispecchia di quanto l'intercessore permetta che l'opera dello Spirito penetri in profondità nel suo cuore. Un'opera superficiale scaturirà da un'intercessione superficiale.
Oggi viene data molto importanza a quanto tempo passiamo in preghiera e il ragionamento è questo: vi è grande virtù nell'alzarsi presto la mattina (preferibilmente quando è ancora buio) e trascorrere delle ore in preghiera; e ancora: è utilissimo, durante la giornata, dedicare del tempo alla preghiera e .... "guai a chi osa disturbarmi!" Senza ombra di dubbio il pensiero di Paolo sulla preghiera è quello di farlo incessantemente. La mia non è un'esortazione a trascurare i momenti e il tempo che dedichiamo alla preghiera, ma sicuramente questi tempi e questi momenti non devono essere idolatrati: il Signore è il centro dell'intercessione. Ciò che si esprime nell'intercessione è importante, l'obiettivo è importante, i sospiri ineffabili dello Spirito sono importanti, la rivelazione e l'intelligenza del mistero di Cristo, che danno luogo all'intercessione, sono importanti.
La lettera agli Efesini, in particolare, mette in evidenza il cuore dell'apostolo, il suo sentimento, il calibro della sua intercessione a Dio a favore dei credenti. Paolo non pregava (sudando sette camicie) affinché ogni sedia del locale di culto potesse essere riempita (o riscaldata); ma pregava affinché .... ; la prima cosa che si nota, è questa: l'opera di Dio era stata profonda (e continuava ad esserlo) nella sua vita. S'intravede chiaramente che egli desiderava per i fratelli ciò che aveva ottenuto egli stesso.
Ad un certo punto cita "la straordinaria grandezza della sua (del Signore) potenza". Solo di passaggio notiamo che la potenza a cui Paolo qui si riferisce non è potenza miracolistica, ma è potenza grande e straordinaria mediante la quale veniamo introdotti nella stessa Vita di Dio e nell'intendimento del suo piano globale e locale per la Chiesa e le chiese. E ritornando agli affinché delle intercessioni di Paolo, ci troviamo dinanzi al VERO BISOGNO delle chiese di tutti i tempi e specialmente del nostro.
Andiamo per ordine:
1) "Avere lo Spirito di sapienza e di rivelazione nella conoscenza di Lui".
2) "L'illuminazione degli occhi della nostra mente".
3) "Sapere qual è la speranza a cui ci ha chiamati".
4) "Sapere quali siano le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi".
5) Sapere qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso noi che crediamo".
6) "Essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore".
7) "Cristo che abita nei nostri cuori per mezzo della fede".
8) "Radicati e fondati nell'amore".
9) "Comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza dell'amore di Cristo".
10) "Essere ripieni di tutta la pienezza di Dio".
Si, il compito dell'intercessore sembra immane, forse troppo idealistico ( ma Paolo mi è sempre apparso molto realista), ma Efesini 3:20 deve essere scritto a carattere di fuoco in noi. "Or a Colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo".
Gli intercessori che sono tali a motivo della loro relazione personale con Dio, sanno benissimo che le chiese (e ogni singolo membro) non hanno speranza di sopravvivere all'infuori di Cristo. Dio che riempie tutto, Dio che rivela Sé Stesso; noi che siamo riempiti, noi che riceviamo la rivelazione.
Siamo stati introdotti in un rapporto unico con Dio, e questo rapporto è genuino solo perché è basato sulla morte e resurrezione di Cristo. Ogni altro rapporto, ogni altra relazione o tentativo di approccio alla Divinità che non abbia queste basi, risulterà completamente falso. L'intercessore vede il 100% (Cristo) e non riuscirà ormai ad accontentarsi di qualcosa che non sia quel 100%. Lo vorrà per sé, lo vorrà per i suoi fratelli e sperimenterà sulla propria pelle cosa vuol dire identificarsi con gli altri. Vi è ancora del peccato nella fratellanza? Non pregherà, "Padre perdona i loro peccati"; ma, "Padre perdona i nostri peccati". Non è una questione di dover essere diplomatici, è una questione di essere intercessori alla maniera di Gesù.
L'intercessore andrà sempre in profondità e, andandoci, si scontrerà con sofferenze, avversità, solitudine. Non importa, la straordinaria grandezza della sua potenza è con lui, perché crede in Lui. Un must (dovere) perentorio e imperativo è scritto a caratteri cubitali nel suo cuore. Per il dono della sua vita eterna deve dire grazie a Dio; per tutto ciò che segue e seguirà, lo stesso sentimento di gratitudine lo accompagnerà. Il Signore deve essere e sempre restare al di sopra di tutto e di tutti. E questo non è qualcosa che possiamo dare per scontato; fin troppi credenti e troppe chiese hanno messo al di sopra di tutto e di tutti "il successo". Il successo di programmi, di attività, di obiettivi: "il loro" successo. Permettiamo che tutti questi programmi, attività, obiettivi e anime che frequentano le nostre riunioni, "passino" per la croce e il calvario, per la resurrezione e la vita; che passino per nostro Signore. Egli è il trionfatore perciò rimaniamo fermamente ancorati a Lui, concentriamoci su di Lui. Non lasciamoci distogliere, per carità, o ci ritroveremo, con tutti i nostri successi, perduti perché lontani dal nostro amato Signore.